di Valentina Maglione
Il Sole 24 Ore, 9 settembre 2024
La relazione della Giustizia al Parlamento misura l’impatto delle novità introdotte dalla riforma Cartabia per migliorare l’effettività delle sanzioni patrimoniali, dirette o sostitutive. Le pene pecuniarie guadagnano spazio e inizia a migliorare la loro effettività. Lo rivelano le statistiche pubblicate dal ministero della Giustizia che, nella relazione presentata nelle scorse settimane al Parlamento sullo stato dell’esecuzione delle pene pecuniarie, misura l’impatto delle novità introdotte dalla riforma Cartabia (decreto legislativo 150/2022) per migliorare l’effettiva esecuzione delle sanzioni patrimoniali.
Si tratta di una prima ricognizione, che sconta il limite di un’applicazione temporale contenuta: la riforma si applica ai reati commessi dopo la sua entrata in vigore, avvenuta ilio dicembre 2022. Tuttavia, alcuni segnali di miglioramento già si vedono. I nodi e la riforma Del resto, il sistema precedente alla riforma non si è dimostrato in grado di assicurare l’effettività delle pene pecuniarie, dato che la stragrande maggioranza delle sanzioni comminate negli anni passati non è stata riscossa dallo Stato. È la stessa relazione del ministero a parlare della “farraginosità e sostanziale inefficacia” del sistema pre-riforma, in cui, in pratica, le pene pecuniarie venivano trattate come i crediti di natura non penale maturati dallo Stato verso terzi.
Per le somme non pagate dai condannati si procedeva infatti con la riscossione mediante ruolo, affidata a Equitalia Giustizia. Sistema che ha però dato ampia prova di inefficacia: tra i12018 e il 2022 è stato riscosso appena il 2,9% delle pene pecuniarie affidate (137 milioni su 4,7 miliardi, al netto delle pene sospese). Per superare questa impasse, lari - forma Cartabia ha provato a razionalizzare il procedimento di esecuzione delle pene pecuniarie, eliminando proprio il meccanismo (civilistico) della riscossione del credito: ora l’ordine di esecuzione viene emesso dal pubblico ministero e al mancato pagamento (entro 90 giorni) segue la conversione della pena pecuniaria, non solo in caso di insolvibilità (vale a dire impossibilità di pagare, come accadeva anche in precedenza), ma anche di insolvenza (cioè se manca la volontà). In parallelo, la riforma ha introdotto le nuove pene sostitutive delle pene detentive brevi (semilibertà, detenzione domiciliare, lavoro di pubblica utilità e pena pecuniaria sostitutiva): sono queste le pene in cui si convertono anche le sanzioni pecuniarie non pagate.
I primi effetti - La relazione del ministero raccoglie i primi dati sull’applicazione delle nuove misure. Così, emerge che, per i reati commessidal3o dicembre 2022, sono state emesse 4.431 condanne definitive a pena pecuniaria nel 2023 e 2.033 fino al lo luglio di quest’anno; l’importo delle pene comminate nel 2024 (12 milioni di euro, di cui 2,8 milioni per pene sospese) supera però già quello di tutto il 2023 (9,9 milioni di euro, di cui 632mila euro sospesi). Anche le sanzioni pecuniarie sostitutive sono in aumento:414 condanne sostituite con pene pecuniarie per 24omila euro nel 2023 e 551 condanne sostituite con 306.440 euro totali nella prima metà del 2024. Più bassi i numeri delle altre sostitutive: nel 2024, 332 condanne sono state sostituite con il lavoro di pubblica utilità, 229 con la detenzione domiciliare e appena 3 con la semilibertà. Quanto ai provvedimenti di conversione della pena pecuniaria per mancato pagamento, la relazione ne registra solo quattro, per condanne del 2023 e per 15.500 euro di importo.
Dato, questo, su cui si fa sentire in modo particolare il fatto che le norme si applichino solo ai fatti commessi dopo l’entrata in vigore della riforma. Sono ancora più limitate nel tempo le rilevazioni sul gettito, perché il decreto ministeriale che attiva il nuovo canale per i pagamenti delle pene pecuniarie (PagoPa) è stato adottato solo un anno fa. Le somme già registrate dalla Ragioneria generale dello Stato ammontano a 223.724 euro nel 2023 e a1,6 milioni nel 2024 fino aio luglio. Il ministero apre anche una finestra sul tasso di adempimento: da settembre 2023 a giugno 2024 è stato pagato il 37,8% delle somme richieste per pene pecuniarie con gli avvisi pagoPa in fase di cognizione (3,1 milioni di euro versati sul totale di 8,2 milioni comminati).
Soffre invece l’esecuzione, con per ora solo lo 0,8% delle somme pagate (1,2 milioni di euro su 147 milioni comminati), su cui occorre verificare come impatterà il meccanismo di conversione della pena. Valori che segnano, si legge nella relazione, una “positiva tendenza”, che però dovrà essere valutata sul lungo periodo, “una volta raggiunta la piena e capillare operatività del sistema”.










