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di Errico Novi

Il Dubbio, 18 marzo 2022

Via libera unanime del Consiglio dei ministri alla nomina del giudice proposto dalla Guardasigilli per le carceri. Hanno detto sì, dunque, anche le delegazioni governative di pentastellati e Lega. Nonostante il muro alzato nei giorni scorsi contro il magistrato “colpevole” di avere a cuore la dignità dei detenuti.

Secondo Giulia Sarti, irriducibile dell’intransigenza 5 Stelle, Carlo Renoldi sarà pure “un magistrato di grande capacità e professionalità”, ma la sua nomina resta “non perfettamente in linea con le peculiari esigenze del Dap”.

Eppure il no pentastellato, ma anche leghista e meloniano, ha dovuto piegarsi alla volontà di Marta Cartabia: intorno alle 18.30, infatti, durante un Consiglio dei ministri in cui si è discusso anche di molto altro, il governo ha deliberato all’unanimità la nomina del giudice individuato dalla ministra della Giustizia quale nuovo capo dell’amministrazione penitenziaria.

All’unanimità. Dunque anche con l’assenso dei ministri in quota Movimento 5 Stelle e in quota Lega. I fan della “antimafia dura e pura” si sono dovuti arrendere alla determinazione della Guardasigilli, che sulla materia forse a lei più cara, la dignità nelle carceri, non ha accettato veti. Dopo le polemiche sollevate non solo da alcuni partiti di maggioranza e da Fratelli d’Italia, ma anche da alcuni magistrati, a cominciare dal consigliere Csm Nino Di Matteo, si compie un passaggio destinato a segnare l’intera esperienza di Cartabia a via Arenula.

Su Renoldi, Cartabia aveva avvertito: non darò retta a Travaglio - Solo tre giorni fa, nel corso di un’audizione al Senato, la ministra aveva fatto intendere che stavolta la sua diplomazia avrebbe lasciato posto alla fermezza: “Non mi affido alle opinioni espresse da un giornale, vediamolo lavorare, poi ne riparleremo”, aveva detto a proposito delle bordate esplose contro Renoldi sul Fatto quotidiano. Il giornale diretto da Marco Travaglio era stato il primo a far emergere le posizioni critiche del consigliere di Cassazione, ed ex giudice di Sorveglianza a Cagliari, sul regime del 41 bis.

Ma Cartabia era stata di una durezza inconsueta, martedì scorso: “Vediamo se Renoldi è una persona che corrisponde all’immagine dipinta in alcune visioni mediatiche o se ha le qualità per cui io mi sono sentita di proporlo”. Praticamente l’annuncio di quanto è avvenuto poco fa in Consiglio dei ministri: via libera unanime su richiesta della guardasigilli.

Anche se Sarti, ex presidente e tuttora deputata della commissione Giustizia, insiste nel dire: “Restiamo perplessi e preoccupati di fronte alla nomina”. Continueranno a cannoneggiare. Ma stavolta, sul carcere, ci si batte in campo aperto. Non più soltanto con il vigliacco sadismo consumato a tavolino sulla pelle dei detenuti.

I Garanti territoriali: “Magistrato di grande valore e competenza professionale”

Il Portavoce della Conferenza, Anastasìa: “La rivoluzione della dignità nell’esecuzione delle pene può trovare in Carlo Renoldi un interprete coerente e conseguente”.

“Carlo Renoldi è un magistrato di grande valore e competenza professionale. Ben prima della duplice condanna europea per il sovraffollamento in carcere, nelle sue funzioni di giudice di sorveglianza aveva prestato attenzione alla dignità e ai diritti dei detenuti.

Eguale e critica attenzione ha prestato alla legislazione sulle droghe che riempie le nostre carceri di quella che Sandro Margara chiamava la “detenzione sociale”, quella cioè che non dovrebbe stare in carcere, se non avessimo una legge criminogena e se funzionasse adeguatamente il sistema dei servizi socio-sanitari sul territorio. Sono questi i tratti umani e professionali di Renoldi che ci rendono fiduciosi nell’incarico che la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e il Consiglio dei ministri hanno voluto affidargli”. Così Stefano Anastasìa, Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali, nonché Garante dei detenuti della Regione Lazio, dopo aver appreso che il Consiglio dei ministri ha deliberato, all’unanimità su proposta della ministra della Giustizia, Marta Cartabia, la nomina di Carlo Renoldi a capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

“La rivoluzione della dignità nell’esecuzione delle pene - prosegue Anastasìa - evocata dal Presidente Mattarella nel suo discorso di insediamento del 3 febbraio scorso, può trovare in Carlo Renoldi un interprete coerente e conseguente. I Garanti delle persone private della libertà nominati dalle regioni, dalle province e dai comuni italiani sono pronti - conclude Anastasìa -, nel consueto spirito di leale collaborazione istituzionale, a confrontarsi attivamente con il nuovo vertice dell’Amministrazione penitenziaria nel perseguimento dei principi costituzionali che ogni giorno motivano il proprio operato”.