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di Liana Milella

La Repubblica, 15 luglio 2022

Prima audizione al Senato e alla Camera del direttore scelto dalla ministra Cartabia. Nessuna anomalia nella visita dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” a Sassari e Nuoro. “Il carcere è una parte della nostra Repubblica, che non si ferma davanti agli alti muri di cinta dei penitenziari”. Parte da qui Carlo Renoldi, il capo delle carceri nominato dalla Guardasigilli Marta Cartabia, alla sua prima audizione davanti alle commissioni Giustizia di Senato e Camera, e cita una definizione ripetuta tante volte proprio dalla ministra della Giustizia.

Renoldi sintetizza subito, con queste parole, il suo lavoro: “La nostra idea di carcere, fedele alla finalità rieducativa della pena sancita dalla Costituzione, è quella che tiene insieme la richiesta della collettività per pene effettive, capaci di sanare le ferite aperte dal reato; le legittime istanze del personale penitenziario a lavorare in sicurezza e i diritti dei detenuti a un trattamento umano e non degradante. Noi lavoriamo per porre le condizioni affinché chi ha sbagliato non ripeta nuove condotte di rilevanza penale”.

I suicidi: “La più drammatica sconfitta” - E fornisce subito il dato dei suicidi in cella, ben 36 casi dall’inizio dell’anno al 12 luglio, che definisce “la più drammatica sconfitta” per l’amministrazione penitenziaria chiamata di conseguenza a “impiegare tutte le idee, le energie e le risorse disponibili per contrastare quanto più possibile tali eventi”.

“Nessun allentamento del carcere duro” - Poi eccolo affrontare la questione dei detenuti al 41bis, il carcere duro per mafiosi e terroristi, per documentare che non c’è stato alcun ammorbidimento, né tantomeno concessioni anomale. Distinguendo tra “visite” e “colloqui”, Renoldi spiega che nelle visite dell’associazione Nessuno tocchi Caino nelle carceri di Sassari e Nuoro - da lui stesso autorizzate - del 7 e 10 maggio non vi è stata alcuna anomalia, come invece ha sostenuto M5S, a cui sono seguite anche le richieste di chiarimento della Lega, e la stessa convocazione di Renoldi in audizione.

Ma la ricostruzione del direttore delle carceri, anche sulla base dei precedenti - dal 2014 una dozzina di autorizzazioni alle visite del Partito Radicale e anche di delegazioni straniere - dimostra che non si è verificata alcuna concessione tanto da poter affermare, come ha ipotizzato M5S, che saremmo in presenza di un allentamento del regime del carcere duro per chi ha commesso reati gravissimi.

Tant’è che Renoldi cita le 520 autorizzazioni per il 41bis firmate dalla ministra Cartabia. E ricorda che a oggi sono 732 i detenuti sottoposti a questo regime speciale. Renoldi ha ricordato che l’associazione Nessuno tocchi Caino ha più volte visitato le carceri.

E comunque - ha detto il capo del Dap a senatori prima e deputati poi - “la visita è avvenuta sotto la costante e attenta vigilanza della direzione e del personale del Reparto operativo mobile, uno dei reparti d’élite della polizia penitenziaria, che ha registrato i movimenti e le interlocuzioni dei visitatori all’interno dell’istituto. Come da prassi, ha poi effettuato un puntuale rapporto e nessuna anomalia di alcun genere è stata riferita”.

Il 41bis e il contrasto alle mafie - Renoldi ha aggiunto due considerazioni sulle visite: “Voglio sottolineare che tutte le autorizzazioni d’ingresso nei reparti del 41bis, sia per quelle del passato che per l’ultima, non possono in nessun modo essere interpretate come un cambio di regolamentazione nel ricorso al cosiddetto carcere duro”. E ha ribadito che “quando sussistono i presupposti di legge, il 41bis resta uno strumento efficace per il contrasto alle mafie, proprio perché assicura l’allontanamento radicale del detenuto affiliato dal suo sodalizio di appartenenza”.

Sul 41bis ha concluso così: “Si tratta di una componente insostituibile della nostra legislazione antimafia, consolidata nel tempo, soprattutto dopo la drammatica stagione delle stragi del ‘92. E 30 anni dopo, possiamo con orgoglio rivendicare che la nostra legislazione antimafia è diventata un modello di riferimento rispettato e replicato anche nel mondo. Come da ultimo provato dalla visita del ministro olandese anche nelle sezioni del 41bis”. Tant’è che dal primo gennaio 2021 ci sono stati 25 decreti di prima applicazione del regime speciale, 11 decreti di riapplicazione e 542 decreti di proroga.

La situazione delle carceri oggi - Nell’audizione il capo del Dap ha fornito anche i numeri sulla situazione delle carceri oggi. A partire dai 732 detenuti in regime di 41 bis, rispetto ai 790 posti disponibili in dodici istituti penitenziari. Di questi posti 742 si trovano nelle sezioni “ordinarie” e 48 in quelle “riservate”. Sono disponibili inoltre 20 posti nell’unica sezione femminile e 5 nella casa lavoro di Tolmezzo. Dal 5 luglio anche a Modena ci sono 8 posti riservati per il 41bis. Infine 2 posti presso il centro clinico del carcere di Marassi a Genova e 2 a Torino. In regime di Alta sicurezza, sono reclusi 9.455 detenuti distribuiti in 63 penitenziari, suddivisi in tre fasce, 260 in “As1” (in uscita dal 41bis), 65 in “As2” (reati di terrorismo, eversione e violenza), 9.130 in “As3” (capimafia).

I detenuti pericolosi - Sulla gestione dei detenuti pericolosi Renoldi ha insistito sui criteri “nella ripartizione della popolazione detenuta che tenga distinti non solo i detenuti comuni da quelli appartenenti alla Alta sicurezza ma, tra quest’ultimi, anche i soggetti più pericolosi ovvero al vertice delle organizzazioni dai loro affiliati”.

“Gli esponenti di vertice e i sodali mafiosi - dice Renoldi - vengono allontanati dall’area geo-criminale nella quale hanno operato evitando concentrazioni di soggetti della medesima associazione, soprattutto se in posizione verticistica, per non creare situazioni di leadership nelle sezioni detentive ad opera di un clan dominante e ottenere in tal modo una distribuzione omogenea della popolazione carceraria”. Costante infine il collegamento tra il Dap e la magistratura antimafia.