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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 15 settembre 2022

Durante il programma Radio Carcere condotto da Riccardo Arena, il Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Carlo Renoldi ha annunciato che sta per diramare una circolare che porti a consentire - anche con l’attuale quadro regolamentativo - un maggior numero di telefonate e videochiamate per i detenuti. Lo ha detto, anche in risposta al lungo sciopero della fame ( interrotto dopo quasi un mese) di Rita Bernardini dell’associazione radicale Nessuno Tocchi Caino.

“È un importante segnale che cogliamo in positivo - scrive pubblicamente l’esponente radicale -, una volontà che si manifesta da parte di un’istituzione in un momento drammatico per le nostre carceri, per i detenuti e le detenute e per tutta la comunità penitenziaria”. E osserva che solo quest’anno ancora non giunto alla conclusione ci sono stati “59 suicidi, 59 persone, 59 vite spezzate con tutto il carico di disperazione, rappresentano la parte più evidente di un sistema dell’esecuzione penale che da decenni non riesce a corrispondere al dettato costituzionale italiano e convenzionale europeo. C’è ancora molto da fare, sicuramente ciò che è più importante e vitale”.

Anche l’associazione Antigone accoglie con favore l’annuncio del capo del Dap, sottolineando che da tempo chiede che ciò avvenga. Infatti, a inizio agosto, a fronte del numero drammatico dei suicidi, Antigone ha lanciato la campagna “Una telefonata allunga la vita”, chiedendo proprio che si andasse oltre il limite dei 10 minuti a settimana previsti dalle attuali normative. Sempre secondo l’associazione, si tratta però una vittoria non definitiva. “Continuiamo infatti a chiedere - chiosa Antigone - che oltre la buona volontà del Dap la politica si faccia carico della questione modificando il regolamento penitenziario del 2000 e dando così, a questa decisione, un quadro regolamentativo ampio e definitivo”. Si parte dal presupposto che in un momento di sconforto, sentire una voce familiare, può aiutare la persona a desistere dall’intento suicidario. I 10 minuti a settimana previsti attualmente non hanno più nessun fondamento, né di carattere tecnologico, né economico, né securitario. Secondo Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, “cambiare quel regolamento non comporta alcun atto legislativo e il Governo potrebbe farlo anche in questa fase transitoria”. Non è un caso che dell’importanza dell’affettività per i detenuti ne parla anche la relazione finale della Commissione ispettiva del Dap, chiamata ad indagare sulle ragioni delle rivolte che scoppiarono nelle carceri nel marzo 2020. Come ha già dato notizia Il Dubbio, secondo questa relazione, ad innescare le proteste non fu infatti una cabina di regia criminale. Il motivo va invece ricercato nell’insoddisfazione della popolazione detenuta per la poco dignitosa qualità della vita penitenziaria e, soprattutto, nella sospensione dei colloqui in presenza con i familiari.

“All’indomani di quelle chiusure - ha sottolineato Patrizio Gonnella - la nostra associazione chiese che a tutti i detenuti fossero concesse chiamate e videochiamate in più rispetto a quanto previsto dai regolamenti. Quella richiesta fu accolta e nel giro di pochi giorni nelle carceri di tutto il paese arrivarono oltre 1.000 tra cellulari e tablet, senza che ci fossero problemi dal punto di vista organizzativo e della sicurezza. Questa iniziativa servì a riportare la calma negli istituti di pena e consentì ai detenuti di mantenere il rapporto con i propri affetti anche in quel periodo di chiusure parziali o totali”. Oggi il dramma che sta attraversando il carcere non è il Covid ma sono i suicidi. La risposta, oggi come allora, passa anche dalla possibile vicinanza affettiva. “Oggi come allora è urgente che il governo prenda provvedimenti e si liberalizzino le telefonate” ha osservato Patrizio Gonnella il mese scorso, auspicando che a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, Deputati e Senatori osservino un minuto di silenzio per commemorare tutte le persone che si sono tolte la vita mentre erano sotto la custodia dello Stato. Ma siamo a metà settembre e ciò non è avvenuto. Ora si attende la circolare, almeno per capire in che misura il Dap voglia consentire le telefonate e videochiamate in carcere.

Dalle videochiamate alle visite. Come funziona nel resto d’Europa

Se da noi, com’è detto, i detenuti possono telefonare ai propri cari solo 10 minuti a settimana, negli altri Paesi europei come viene gestito il diritto all’affettività? Bisogna partire dal presupposto che vigono i principi sovranazionali ai quali teoricamente si devono adeguare le singole normative di ogni Stato. Molti paesi europei l’hanno fatto, mentre l’Italia è ancora indietro.

La Raccomandazione R ( 2006) 2 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulle Regole penitenziarie europee, adottate dal Consiglio dei Ministri l’ 11 gennaio 2006, al punto 24 prescrive: “I detenuti devono essere autorizzati a comunicare il più frequentemente possibile - per lettera, telefono, o altri mezzi di comunicazione - con la famiglia, con terze persone e con i rappresentanti di organismi esterni, e a ricevere visite da dette persone” e al punto 4: “Le modalità delle visite devono permettere ai detenuti di mantenere e sviluppare relazioni familiari il più possibile normali”. Il 21 dicembre 2010, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato le Regole delle Nazioni Unite per il trattamento delle donne detenute e le misure non detentive per le donne autrici di reati, note come le “Regole di Bangkok” ( a riconoscimento del ruolo determinante svolto dal Regno di Thailandia nella loro elaborazione), riconoscono il ruolo centrale di entrambi i genitori nella vita del bambino. Esse contengono previsioni specifiche che riguardano i contatti con la famiglia.

In Spagna si è autorizzati a fare 5 telefonate alla settimana, senza limiti di tempo ad un massimo di 10 numeri telefonici preventivamente autorizzati. Si telefona da 2 cabine telefoniche e presso ogni sezione ci sono due cabine; l’uso di una scheda telefonica e la digitazione del numero di identificazione (NIS) dà il via libera verso i numeri di telefono autorizzati. Il Regolamento penitenziario albanese prevede otto telefonate e quattro colloqui al mese: uno dei colloqui è prolungato fino a cinque ore, per i detenuti sposati e con figli, e le visite prolungate possono essere svolte in ambienti riservati. In Inghilterra, Galles e Scozia è stabilito un piano di assistenza finanziaria per consentire alle famiglie a basso reddito di visitare i loro parenti in carcere. Sono rimborsate le spese di viaggio, pasti e pernottamento per i coniugi, partner, ascendenti, discendenti, parenti collaterali e adottivi, le persone con le quali il detenuto viveva in un rapporto consolidato immediatamente prima della detenzione e comunque le persone che hanno in via esclusiva effettuato visite al detenuto per un periodo di quattro settimane. Sono finanziate due visite ogni 28 giorni con un massimo di 26 visite in un anno. In Scozia, per ovviare alle difficoltà di relazioni familiari dei detenuti reclusi lontano dal loro luogo di origine è stato istituito un servizio di video-chiamata che consente visite-virtuali della durata di un’ora in aggiunta al numero di colloqui di cui il detenuto ha già usufruito.