sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Donato Capece*


Sappe Informa, 2 novembre 2019

 

Abbiamo letto con stupore i contenuti dell'articolo de Il Dubbio "Cambia la gerarchia nelle carceri: viene meno il ruolo di garanzia del direttore", firmato da Damiano Aliprandi, che commenta l'iniziativa di alcuni direttori penitenziari, che non vestono l'uniforme della Polizia Penitenziaria, non hanno alcuna preparazione e/o attitudine di polizia e né hanno superato alcuna selezione per entrare a farne parte.

Cosa lamentino i dirigenti penitenziari non è davvero dato comprendere. C'è chi parla di possibile "deriva securitaria" quando nel sistema penitenziario italiano - finora gestito dai direttori penitenziari - oggi si registrano gravi episodi di violenza ed aggressione ai nostri agenti; i detenuti arrivano a chiamare il 112 dalla camera detentiva con telefonini di cui illegittimamente sono in possesso; le situazioni strutturali sono al collasso; la gestione delle relazioni sindacali e del benessere del personale è ai minimi storici con elevatissima conflittualità sindacale; i reclusi saltano i muri di cinta con le lenzuola annodate come nei film, e la lista potrebbe proseguire.

Esaltano la terzietà, l'equilibrio e l'imparzialità dei vertici degli istituti penitenziari a vantaggio di una "conduzione rispondente a princìpi di equità ed umanità", però al contempo ed incoerentemente i dirigenti penitenziari vogliono continuare a stare a capo di un Corpo di polizia a cui non appartengono e che hanno condotto allo sbando, spesso anche a causa di una fuorviante deriva ideologica.

Vogliono soprattutto continuare ad edificare le loro carriere sulle spalle della Polizia Penitenziaria, agganciandosi però agli istituti normativi della Polizia di Stato nelle more dell'adozione del loro primo contratto, senza però richiamare il trattamento giuridico ed economico della Polizia Penitenziaria, di cui chiedono di continuare a restare superiori gerarchici.

Molti dei firmatari della missiva sono ex collaboratori dei direttori di istituto, spesso impiegati in mansioni di segreteria, i quali, grazie alla legge Meduri, sono diventati dirigenti e oggi godono dei benefici delle Forze di Polizia, senza essere poliziotti.

L'ordinamento riconosce loro la responsabilità della sicurezza degli istituti, senza possedere alcuna qualifica che ne legittimi l'attribuzione ma, soprattutto, senza alcuna formazione specifica.

Non si comprende, dunque, quali siano le peculiarità dei dirigenti penitenziari rispetto ai dirigenti della Polizia penitenziaria, considerato che questi ultimi sono tutti portatori di una elevata cultura giuridica, visto che sono laureati in giurisprudenza e hanno tutti almeno un master, alcuni hanno anche più di una laurea.

Più che essere noi "parte di una deriva securitaria" sono loro parte di una deriva ideologica che vorrebbe eliminare le carceri e la polizia, lasciando i delinquenti in giro per le strade.

Noi auspichiamo che il Ministro della Giustizia Bonafede continui a porre attenzione alla crescita del Corpo di Polizia Penitenziaria e condivida con noi l'esigenza, ormai avvertita da tutti, di addivenire al più presto all'unificazione della dirigenza, con possibilità di transito dei dirigenti penitenziari in altre amministrazioni, qualora non volessero entrare a far parte del Corpo; tale modifica ordinamentale dovrebbe prevedere anche l'istituzione dei ruoli tecnici dei medici, degli psicologi, dell'area socio pedagogica e amministrativo contabile. È giunto il momento che i Vertici dell'Amministrazione provengano dal Corpo di Polizia Penitenziaria.

*Segretario generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe