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di Franco Insardà

Il Dubbio, 27 giugno 2025

È stato presentato come uno scoop, ma ora rischia di trasformarsi in un boomerang per Report, il programma di Rai3 condotto da Sigfrido Ranucci. Il generale Mario Mori, infatti, tramite il suo avvocato, il penalista Basilio Milio, ha presentato un esposto per rivelazione di segreti d’ufficio in relazione a quanto pubblicato dal Fatto Quotidiano il 21 giugno e trasmesso da Report la sera del giorno dopo. Le due testate raccontavano i presunti tentativi dell’ex capo del Ros di influenzare i lavori della Commissione nazionale Antimafia.

Nella puntata di Report andata in onda domenica 22 giugno, una “fonte molto autorevole”, ricostruita sotto forma di investigatore, ha fatto riferimento a una conversazione telefonica intercettata tra Mori e il giornalista de Il Dubbio, Damiano Aliprandi. Dal servizio è emerso un tentativo piuttosto forzato di attribuire al generale un ruolo da “manovratore” insieme allo stesso Aliprandi, al quale va riconosciuto il merito di aver sempre svolto con correttezza il proprio lavoro giornalistico, occupandosi spesso di mafia e dei processi sulle stragi del ‘ 92, e non risparmiando critiche allo stesso Mori. Per dovere di cronaca, va aggiunto che Damiano Aliprandi, come riferito dalla “fonte molto autorevole” a Report, ha rifiutato - per “opportunità” - l’invito del generale Mori a essere proposto come consulente della Commissione Antimafia, sottolineando un conflitto d’interesse con il senatore Roberto Scarpinato, che lo ha querelato, ha avuto una condanna in primo grado ed è in attesa del giudizio d’appello.

L’avvocato di Mori ha inviato l’esposto anche al Procuratore generale presso la Cassazione, al Csm, al ministro dell’Interno e al ministro della Giustizia perché “avviino indagini e accertino le responsabilità nella rivelazione di notizie coperte da segreto e nella pubblicazione di intercettazioni tra indagato e difensore e adottino le iniziative conseguenti”. Al ministro della Giustizia è stato chiesto anche l’invio degli ispettori alla Procura di Firenze.

Una iniziativa che segue quella di Forza Italia che ha presentato due interrogazioni per chiedere al ministro della Giustizia “se si intenda avviare un’ispezione presso la Procura di Firenze per individuare i responsabili della diffusione abusiva delle intercettazioni in merito alla puntata andata in onda su Report, che ha diffuso il contenuto di presunte intercettazioni irrilevanti sotto il profilo penale e coperte da segreto investigativo, che coinvolgono l’ex comandante dei Carabinieri Mario Mori, il suo avvocato Basilio Milio e il giornalista del Dubbio Damiano Aliprandi”. Nelle interrogazioni i parlamentari di Forza Italia aggiungono che le intercettazioni “proverrebbero dalla Procura di Firenze, che dal 2023 indaga su Mori.

Non risulta alcuna indagine sulla violazione del segreto da parte del procuratore Filippo Spiezia. Si ricorda che sempre a Firenze, i Pm Tescaroli e Turco indagarono su Berlusconi e Dell’Utri come mandanti esterni delle stragi del ‘ 93-’ 94. Nella trasmissione sono intervenuti giornalisti censurati dall’Ordine per frequentazioni discutibili, ritenuti testimoni poco credibili. Lo scopo della puntata sembrerebbe quello di delegittimare le testimonianze raccolte dalla Commissione antimafia, che contrastano con la ricostruzione del senatore Scarpinato”.

Come era prevedibile i componenti del M5 nella commissione Antimafia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato sono passati al contrattacco. Mercoledì hanno presentato una richiesta “affinché venga convocato un Ufficio di presidenza e avanzata la richiesta alla Procura di Firenze di trasmettere le intercettazioni delle conversazioni del generale Mario Mori riguardanti i lavori della commissione parlamentare”.

Si preannuncia un’estate rovente anche sul fronte dell’Antimafia, dove si tenta di ingarbugliare una matassa già fittissima, confezionando teoremi o riciclando piste che in passato non hanno mai portato a nulla. Il rischio è quello di alimentare ulteriore confusione su una delle pagine più oscure della nostra Repubblica: quella delle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio, e di quelle di Roma, Firenze e Milano.