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di Lorenzo Boratto

 

La Stampa, 7 maggio 2019

 

Un assembramento di 3000 persone con urla e slogan ha ottenuto la liberazione del religioso. "Un po' di agitazione... Molti di voi sono già al corrente... È stata una settimana piuttosto agitata. Sabato 27 aprile sono tornato al fiume, perché volevo vedere la situazione dell'Ouham, e le imprese cinesi che vi estraggono l'oro. Ho fatto alcune foto: i cantieri non si sono fermati, anzi. Quando prendo la strada per rientrare arriva un militare, che mi intima di fermarmi. È armato, e non ho molta fiducia, e dico che io vado avanti. Chiama con la radio di altri soldati, che arrivano immediatamente. Mi chiedono perché sono andato a fare delle foto del sito... e dico loro che non è vietato. Sono molto agitati e gridano contro di me, mi confiscano la macchina fotografica e il telefono e mi perquisiscono. Mi accompagnano dove ho lasciato la macchina e mi dicono che sono in arresto!".

Scrive così sul suo blog padre Aurelio Gazzera, carmelitano originario di Cuneo, da tempo missionario nella Repubblica del Centro Africa, arrestato dalle autorità locali e poi rilasciato "a furor di popolo". Accade a Bozoum, nella parte nord occidentale della Paese africano, dove il missionario cuneese risiede da oltre 20 anni. Il lungo racconto del padre cuneese si conclude: "Singila na Nzapa. Grazie a Dio! I giorni seguenti sono molto tesi. Oltre tutto, le autorità di Bangui reagiscono, accusandomi di essere io stesso un trafficante d'oro! E allora, per una volta, mi permetto di pubblicare qui le foto di alcune delle cose fatte, con l'aiuto di Dio (e di tante persone): ecco il mio oro!".

La "colpa" del missionario: aver fotografato il luogo dove da gennaio si è installata una società cinese, con grandi macchinari e mezzi. È stato deviato il corso d'acqua per setacciare e filtrare l'oro. I militari lo accusano di aver violato una proprietà privata, lui spiega che non è così e mostra la foto. È stato "liberato" grazie a una specie di "rivolta popolare". Un'ora dopo il suo arresto la notizia circola e comincia a radunarsi la gente, davanti alla Brigata Mineraria: un assembramento di 3 mila persone con urla e slogan per chiedere la liberazione immediata del religioso (amato dalla popolazione perché con loro ha vissuto anche la guerra civile). Così viene rilasciato.