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di Liana Milella

La Repubblica, 19 marzo 2022

Costa (Azione): cambiare la legge. “Una presa in giro”, per il vice segretario di Azione viste le ultime statistiche. E pone l’aut aut alla ministra Cartabia: inversione di passo o niente voto alla riforma del Csm.

Le statistiche, compresa quella di quest’anno, sembrano fare il gioco dei partiti che vogliono a tutti i costi cambiare la legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Ci hanno provato la Lega e i Radicali con i referendum, che però la Consulta ha respinto. Adesso ci riprovano con la riforma del Csm, anche mettendone a rischio l’approvazione. Perché le condanne per responsabilità civile praticamente non esistono. Non arrivano alle dieci dita delle nostre mani. Si fermano a otto. Tante sono le condanne per responsabilità civile indiretta dal 2010 a oggi, in cui alla fine paga lo Stato, e non la toga coinvolta, che però dovrà restituire la metà dell’importo. Su 644 cause avviate contro lo Stato, in media 57 all’anno, in 12 anni, ci sono state appunto soltanto otto condanne.

Come l’anno scorso, puntiglioso e puntuale, il vice segretario, nonché responsabile Giustizia di Azione, il deputato Enrico Costa, tiene minuziosamente il conto di come funziona la macchina della responsabilità civile. “Una presa in giro” esordisce lui. Che dopo aver letto gli ultimi dati disponibili - quelli che racconta a Repubblica - conferma la sua intenzione di chiedere alla ministra della Giustizia Marta Cartabia di cambiare le regole in vigore approfittando subito della riforma del Csm. È quello che vorrebbero fare anche Lega e Forza Italia. Volendo fare una previsione c’è da scommettere che la Guardasigilli dirà di no. E altrettanto faranno il Pd e il M5s. Disponibili Forza Italia e Lega. Ma stavolta Costa potrebbe anche andare oltre, e senza la “nuova” responsabilità civile potrebbe anche non votare la riforma del Csm.

Una premessa, prima di analizzare i dati e le conseguenze. La Consulta, il 16 febbraio, ha bocciato il quesito sulla responsabilità civile proposto dai Radicali e dalla Lega. Era uno dei sei referendum sulla giustizia. Ma per la Corte la domanda agli elettori era “manipolativa e creativa”, perché attraverso l’abrogazione parziale delle norme in vigore sarebbe stata introdotta una disciplina giuridica del tutto nuova, quindi non voluta dal legislatore, e perciò frutto appunto di una “manipolazione” non consentita. Per i proponenti è stato uno smacco, perché proprio il quesito sulla responsabilità civile aveva più chance degli altri di passare. Del resto, nel 1987, sempre proposto dai Radicali, il quesito di allora ottenne l’80,27% dei sì, ma poi un anno dopo arrivò la doccia fredda della legge Vassalli, con la responsabilità indiretta.

Dati alla mano, Costa li legge così: “Dal 2010 a oggi ci sono state 154 pronunzie definitive (a maggio 2021 erano 129). Un solo numero resta invariato, fisso, quello delle condanne. Dal 2010 a oggi lo Stato ha subito solo 8 condanne. Nell’ultimo anno sono diventate definitive 25 nuove sentenze: nessuna condanna, e quindi zero per lo Stato”. E ancora: “I numeri ci dicono che dal 2010 fino a oggi solo l’1,2% delle cause iscritte contro i magistrati si è conclusa con una condanna definitiva. Alcune certamente si sono infrante contro il filtro di ammissibilità, soppresso poi dalla riforma del 2015, altre sono state rigettate, altre sono ancora in corso. Ma la tendenza è chiara. In Tribunale, su 82 sentenze si registrano solo 3 condanne, in Appello 18 sentenze e zero condanne, in Cassazione 31 sentenze e 5 condanne”.

Le tabelle, secondo Costa, parlano chiaro. Scorrendo l’elenco dei dati città per città si scopre che gli uffici giudiziari con il maggior numero di ricorsi per responsabilità civile sono quelli di Roma con 186 casi, seguiti da quelli di Perugia con 143 e di Caltanissetta con 45. Si scende poi ai 35 di Genova, ai 30 di Potenza, ai 26 di Brescia, ai 18 di Napoli, ai 17 di Catanzaro.

Il salto da questi dati alla richiesta politica, per Costa, è scontato. La legge va cambiata, e la responsabilità deve diventare “diretta”, senza alcun filtro. Toga che perde, paga il conto. Nel 2015, quando è passata la legge dell’allora Guardasigilli Andrea Orlando che confermava la responsabilità indiretta, c’è voluto oltre un anno di trattative politiche per mettersi d’accordo. Mentre adesso la legge sul Csm è urgente perché contiene la nuova legge elettorale per far scegliere alle toghe il nuovo Consiglio che scade tra luglio (i togati) e settembre (i laici). Una querelle sulla responsabilità civile farebbe saltare i tempi del voto previsti per il 28 marzo alla Camera. Ma Costa, mentre sfoglia le sue tabelle, sembra proprio che non voglia cambiare idea. Una richiesta politica che ovviamente piace a Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, e che potrebbe compromettere il corso della riforma sul Csm, bloccandola alla Camera.