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di Davide Vari

Il Dubbio, 25 maggio 2026

Costa annuncia una proposta di legge, Lega favorevole con paletti. Ma Meloni spinge sulla riforma elettorale. Il centrodestra torna a mettere la giustizia al centro dell’agenda politica. Mentre la maggioranza lavora alle modifiche della legge elettorale, Forza Italia prepara una nuova proposta sulla responsabilità civile dei magistrati, con l’obiettivo di aprire un confronto interno alla coalizione e riaccendere uno dei dossier rimasti sul tavolo dopo il referendum sulla separazione delle carriere. Ad annunciare l’iniziativa è il presidente dei deputati azzurri Enrico Costa: “Stiamo predisponendo una proposta di legge sulla responsabilità civile dei magistrati sulla quale ci confronteremo all’interno della maggioranza”.

Costa: “Il tempo per intervenire c’è ancora” - Nel suo intervento social, Costa ricorda che “sono trascorsi due mesi dal referendum” sulla separazione delle carriere, un passaggio che, “al di là del risultato deludente”, avrebbe comunque evidenziato criticità ancora irrisolte nel sistema giustizia. Per l’esponente di Forza Italia, l’ultimo scorcio della legislatura può ancora essere utile per approvare interventi significativi, a condizione di non perdere tempo. “In questo scorcio di legislatura, il tempo per taluni significativi interventi c’è ancora, a condizione di non indugiare, ma riprendere subito slancio e stabilire le priorità su cui puntare”, afferma Costa. La direzione indicata è quella delle riforme ordinarie, considerate lo strumento più immediato per incidere sull’efficienza del sistema e sulle garanzie dei cittadini. L’obiettivo, spiega ancora Costa, è intervenire “con riforme ordinarie capaci di restituire piena efficienza all’amministrazione della giustizia e di rafforzare le garanzie costituzionali assicurate ai cittadini”.

La Lega apre, Bongiorno: “Tema da spingere” - In attesa di conoscere il testo della proposta di legge, dalla Lega arriva una prima apertura. Il dossier viene considerato tra quelli che “meritano assolutamente attenzione particolare e priorità”. A chiarire la posizione del partito è Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato e responsabile del dipartimento giustizia della Lega. “La nostra posizione sulla responsabilità civile dei magistrati è nota. Più volte ne ha parlato il nostro segretario Matteo Salvini”, ricorda la senatrice. L’apertura, però, non è senza condizioni. Bongiorno richiama la necessità di un testo equilibrato: “Sia scritto ovviamente in modo equilibrato, non deve avere un carattere di legge punitiva”. Una volta fissati questi paletti, la posizione politica è chiara: “Condivido” la proposta e “bisogna spingere” sul tema.

FdI prudente: “Prima leggiamo il testo” - Più attendista la linea di Fratelli d’Italia. Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni invita a valutare la proposta nel merito, senza chiusure preventive ma anche senza pronunciamenti prima di conoscere il testo. “Se c’è una proposta di una forza politica di maggioranza è giusto valutarla, ma nel merito”, afferma Balboni. Poi aggiunge: “Non conoscendo la pdl non posso esprimere un parere. Prima vorrei leggere il testo, visto anche il ruolo che ricopro”. Il senatore meloniano ricorda che il tema non è nuovo nel dibattito pubblico e istituzionale: “C’è stato anche un referendum a suo tempo sulla responsabilità civile dei giudici. Quindi è un tema antico e va ponderata ovviamente una soluzione che tenga conto dei diversi interessi in gioco”.

Zanettin: “Un testo equilibrato, l’ultimo anno non vada sprecato” - A rassicurare gli alleati prova anche il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che parla di un’iniziativa destinata a essere discussa dentro la coalizione. “Proporremo ai partner di governo un nuovo, equilibrato testo di legge ed inizieremo al più presto con i nostri alleati un confronto di merito”, afferma Zanettin. Il messaggio politico, però, resta netto: per Forza Italia la legislatura non deve chiudersi senza un nuovo intervento sulla giustizia. “Il risultato del referendum popolare del 1987 è stato vanificato dalla legislazione successiva. L’ultimo anno di legislatura non deve andare sprecato. C’è ancora molto da fare”, sottolinea il senatore azzurro.

La priorità di Meloni resta la legge elettorale - Se Forza Italia spinge sulla responsabilità civile dei magistrati, la vera priorità di Giorgia Meloni resta però la legge elettorale. La premier ha chiesto un’accelerazione nelle prossime settimane e mercoledì i capigruppo della maggioranza a Montecitorio chiederanno la calendarizzazione della riforma nel mese di giugno. Nello stesso giorno è previsto anche l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali, dove dovrebbe arrivare a stretto giro la riformulazione del testo base. Il deputato di Forza Italia Stefano Benigni conferma che la maggioranza sta lavorando a modifiche tecniche e politiche. “Stiamo ragionando su alcune limature, tecniche e politiche”, spiega, indicando alcuni dei correttivi in discussione: “Certamente la soglia del 42% per l’accesso al premio, il tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori, l’eliminazione dei ballottaggi se nessuno raggiunge la soglia, l’omogeneità del risultato di Camera e Senato per far scattare il premio”.

L’opposizione attacca il “Melonellum” - Il centrosinistra è pronto allo scontro sulla riforma elettorale. Il senatore dem Dario Parrini usa parole durissime: “Premio abnorme; tutto il Parlamento formato tramite liste super bloccate; anteprima surrettizia di premierato; decisioni prese sulla base di calcoli di parte e portate avanti a colpi di maggioranza e con forzature a gogò. Il Melonellum è di fatto un Porcellum Bis”. Critico anche il leader di Azione Carlo Calenda, secondo cui Meloni starebbe compiendo “un errore clamoroso” con la nuova legge elettorale. Per Calenda, il rischio è quello di costruire coalizioni troppo larghe e disomogenee per garantire una reale capacità di governo. “Avrà dentro da Vannacci a Tajani e dall’altro lato ci sarà da Di Battista a Renzi e con queste coalizioni non si governa”, afferma il leader di Azione. La sua proposta è diversa: “Quello che si dovrebbe fare, come gli italiani peraltro vogliono, sarebbe tornare a un sistema proporzionale in cui ognuno si pesa e poi si fanno gli accordi per governare insieme sulla base dei punti programmatici”.