di Conchita Sannino
La Repubblica, 25 maggio 2026
Si scrive: “Proposta da discutere in coalizione”. Si legge: “O la si porta avanti, o salta il resto”, vedi la legge elettorale così cara alla premier Meloni. Sono apparentemente pacate le parole con cui Forza Italia torna alla sua crociata anti-abusi dei giudici, campagna da portare avanti con ritmi pressanti e ostentata tenacia, dopo la disfatta referendaria e i cambi al vertice di Camera e Senato, secondo i desiderata di Marina Berlusconi. Ma ecco cosa c’è dietro l’ultimo pressing degli azzurri, che ieri con un post del presidente dei deputati FI Enrico Costa rilancia la volontà di portare a casa un altro loro vecchio cavallo di battaglia, la riforma sulla responsabilità civile dei magistrati (un tema che attraversa la politica italiana esattamente da quarant’anni).
Già l’attesa per un tavolo sull’argomento, confessano da Forza Italia, non è stata breve. Costa scrive un post in cui annuncia l’imminente battaglia, poi si trincera ieri in un sibillino no comment, “a quest’ora vado a correre lungo il Tevere, è fresco”. Ma nel partito, e non solo a Roma, c’è chi nota che “quaranta giorni per poter finalmente confrontarci sul da farsi, non sono pochi, adesso dobbiamo agire”. L’allusione è al vertice sulla giustizia con il ministro Carlo Nordio, chiesto dai capigruppo Costa e Stefania Craxi il 23 aprile scorso e fissato in via Arenula solo per il 3 giugno prossimo. Causa: dobbiamo prima impegnarci sulle amministrative di maggio, basta con temi divisivi mentre abbiamo le urne aperte, era stato il diktat dei meloniani. Così, allo scadere dell’ultimo lunedì del voto, gli azzurri si rifanno vivi con la lista. Ed è proprio in vista del vertice, appuntamento con Nordio tra nove giorni, che gli azzurri mandano l’avviso sulla loro pdl. Non hanno intenzione di mollare. E stando a quanto risulta a Repubblica, sono avanti anche con l’elaborazione del testo: che, nel chiedere il risarcimento indiretto ai magistrati (sarebbe lo Stato a rivalersi su di loro), non toccherebbe ovviamente “l’interpretazione delle norme”, un caposaldo dell’attuale legge, ma punterebbe a demolire l’”insindacabilità dei fatti e delle prove”. Proprio per poter esaminare la condotta della toga finita sotto azione civile.
Vecchia idea dei berlusconiani e dei radicali, in particolare, che risale già al 1987, anno dell’assoluzione piena di Enzo Tortora (percorso non meno travagliato rispetto al progetto della separazione delle carriere; con un quesito referendario bocciato dalla Corte Costituzionale nel febbraio 2022), Costa la ripropone quindi via post, spezzando la quiete degli alleati di domenica pomeriggio. “Sono trascorsi due mesi dal referendum sulla giustizia, che, al di là del risultato deludente, ha evidenziato tante criticità che restano, irrisolte, ancora tutte sul tavolo. La strada da intraprendere è quella di intervenire con riforme ordinarie capaci di restituire piena efficienza all’amministrazione della giustizia e di rafforzare le garanzie costituzionali assicurate ai cittadini”, scrive il presidente dei deputati azzurri. Che poi va al sodo: “Stiamo predisponendo una proposta di legge sulla responsabilità civile dei magistrati, ci confronteremo in maggioranza”, con il chiaro intento di fare uscire allo scoperto gli altri.
Ma il richiamo non è gradito a tutti. E se la Lega apre, pur con i distinguo della senatrice Bongiorno (“Condivido. Ma vanno rispettati i paletti, non sia una proposta punitiva”), FdI, con il sottosegretario Alberto Balboni, frena: “Non conoscendo la proposta non esprimo un parere. Vorrei leggere il testo”. I meloniani vanno a passi cautissimi, e l’ex presidente di Affari costituzionali lo conferma: “La materia è molto delicata. La soluzione va ponderata per tener conto dei diversi interessi in gioco”.
Parole che non piacciono agli azzurri. Il senatore Pierantonio Zanettin spinge con relativa diplomazia: “Ci sono tredici milioni di elettori che hanno sostenuto la battaglia referendaria per una giustizia giusta, Forza Italia non può dimenticarlo. Non sprechiamo l’ultimo anno di legislatura. C’è ancora molto da fare”. Già aspettano gli altri testi: “Il ddl sul sequestro degli smartphone e la riforma sulla prescrizione, già approvati da un ramo del Parlamento”. Altre fonti di FI lo dicono più bruscamente: “Adesso vediamo quali sono le vere intenzioni”. No alla legge elettorale, se non si mantiene l’impegno sulle misure anti-abusi della giustizia, è la posizione. No Meloncellum, insomma, senza un provvedimento “identitario” per i berluscones. In parallelo al vero e proprio avvertimento del Carroccio sul federalismo spinto. Alla sua genuina maniera, il ministro Roberto Calderoli, solo tre giorni fa, da Trento, aveva messo in chiaro: “Una cosa è certa. Se non c’è l’autonomia non si fa niente. Quindi se qualcuno pensa di mettere avanti delle cose piuttosto che le altre... la nostra riforma è nel programma di governo, deve essere fatta”. A buoni intenditori.










