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di Marina Lomunno

La Voce e il Tempo, 11 gennaio 2025

Chi si è stupito o ha considerato un gesto “eccezionale” quello con cui Papa Francesco ha aperto la seconda Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia - dopo quella della Basilica di San Pietro - probabilmente segue superficialmente il suo pontificato. Era il 28 marzo 2013, giovedì della Settimana Santa, quando Bergoglio, 15 giorni dopo la sua elezione, decise che avrebbe lavato i piedi ai giovani detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo. Era la sua prima uscita dal Vaticano. Di lì in poi non c’è stato viaggio apostolico in cui Francesco non abbia programmato una tappa in un carcere o un incontro con i reclusi. Anche a Torino, durante la sua visita il 21 giugno 2015, chiese a mons. Cesare Nosiglia di mangiare in Arcivescovado con un gruppo di ragazzi ristretti al “Ferrante Aporti”.

Ecco il motivo per cui al Papa stanno a cuore i detenuti: “Ogni volta che vengo in carcere la prima domanda che mi faccio è: perché loro e non io? Perché ognuno di noi può scivolare, l’importante è non perdere la speranza, aggrapparsi all’ancora della speranza e aprire, spalancare il cuore e aggrapparsi alla corda dell’ancora”.

Con questo spirito si deve leggere il libro di Giorgio Paolucci, giornalista e scrittore, già vicedirettore del quotidiano Avvenire di cui è editorialista: 100 micro storie di 1.300 battute, una per pagina, numerose pubblicate su Avvenire (alcune autobiografiche), che raccontano di “ripartenze” e colgono “ciò che conta davvero nella vita”. Perché a tutti, come dice Papa Francesco, capita di “scivolare” ma, grazie all’incontro - anche in cella - con “testimoni di speranza”, ci si può rialzare e riprendere il cammino della vita.

“Non siamo infrangibili” scrive Paolucci che, in occasione del Giubileo della Speranza, cura su Avvenire ogni 15 giorni la rubrica “Vite cambiate” dove racconta storie di redenzione dai penitenziari della Penisola. Donne e uomini caduti dietro le sbarre di malattie, disoccupazione, detenzione, lutti, tossicodipendenza, crisi affettive e che hanno incrociato nelle loro strade “punti di luce”, fratelli e sorelle che si sono messi nei loro panni senza giudicare (perché “loro e non io”?) e hanno lanciato una corda con un’àncora a cui aggrapparsi e riemergere. 100 storie per capire la necessità del Giubileo della Speranza in un mondo che ha bisogno di consolazione. Leggere per credere. Giorgio Paolucci, “Cento ripartenze. Quando la vita ricomincia”. Itaca libri, 108 pagine, 12 euro.