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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 27 luglio 2023

Come riportato da Fabi Fugazza e Vittoria Garosci sul sito del progetto “Open Migration”, il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza storica a favore di una famiglia afghana, ribaltando le argomentazioni avanzate dall’Avvocatura dello Stato. La decisione riguarda il rilascio del visto umanitario richiesto dalla famiglia, che era stata respinta dallo Stato italiano a causa delle modalità con cui la richiesta era stata presentata. In particolare, lo Stato aveva obiettato l’inammissibilità delle domande di visto presentate tramite email e aveva contestato la validità della procura presa online dalla moglie della famiglia.

La famiglia afghana, composta da sette persone, aveva inizialmente richiesto il visto umanitario per il marito, la moglie e i loro cinque figli minori nel luglio 2022, ma non aveva ricevuto alcuna risposta dalle autorità. Il marito era un ex membro dell’esercito afgano, che aveva studiato a lungo in Italia e aveva legami profondi con il Paese. Durante il ritorno in Afghanistan, era stato costretto a fuggire a causa della minaccia dei Talebani, lasciando la sua famiglia ancora in pericolo nel Paese. Nonostante i legami del marito con l’Italia, lo Stato italiano aveva opposto resistenza alla richiesta di visto umanitario e aveva sollevato obiezioni riguardo alla validità della procura presa online dalla moglie. Come sappiamo, la normativa italiana richiede che le procure siano autenticate alla presenza del procuratore nominato. Nonostante ciò, e per fortuna, il giudice della causa ha riconosciuto la validità della procura presa online dalla moglie, considerando l’impossibilità e il pericolo a cui si sarebbe esposta se avesse dovuto recarsi personalmente in un’ambasciata italiana, considerando anche le restrizioni imposte ai movimenti delle donne in Afghanistan.

Questa sentenza rappresenta un’importante evoluzione del diritto italiano, riconoscendo la possibilità di rilasciare procure online in situazioni eccezionali di pericolo e insicurezza. Inoltre, il giudice ha respinto l’argomentazione dell’Avvocatura dello Stato secondo cui le domande di visto presentate via email dovrebbero essere considerate inammissibili. La sentenza si basa anche su principi giurisprudenziali enunciati dalla Corte di Giustizia Europea, che ha stabilito la necessità di flessibilità da parte degli Stati membri nei confronti delle domande di ricongiungimento familiare, consentendo l’uso di mezzi di comunicazione a distanza in situazioni di conflitti armati o crisi dei diritti umani. Questo riconoscimento apre la possibilità di richiedere il visto umanitario anche per coloro i quali lo Stato italiano abbia esercitato un certo grado di potere e controllo.

Nonostante l’appello presentato dallo Stato, la sentenza è immediatamente esecutiva e ha un impatto significativo per coloro che desiderano richiedere il visto umanitario. La decisione sottolinea l’importanza di garantire il diritto all’unità familiare e riconosce il pericolo a cui i richiedenti potrebbero essere esposti se costretti a soddisfare personalmente i requisiti procedurali presso le ambasciate italiane in situazioni di grave insicurezza. La famiglia afghana coinvolta nel caso ha ricevuto assistenza legale pro bono attraverso la Collaborazione Italiana Pro Bono per i Rifugiati Afghani (Cipbra), un’iniziativa che offre consulenza e rappresentanza legale gratuita ai richiedenti asilo afghani che cercano di stabilirsi in Italia. La decisione del Tribunale di Roma rappresenta una vittoria significativa per i rifugiati in cerca di protezione e riconoscimento dei loro diritti umani fondamentali.