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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 3 dicembre 2019

 

Scatta il reato di riciclaggio per chi riceve sul proprio conto corrente bonifici, relativi a somme di provenienza delittuosa. Una conclusione raggiunta dai giudici di merito e avallata dalla Cassazione, basata sulle caratteristiche della società, e della persona fisica, che aveva disposto gli "accediti", e sugli stretti legami tra il ricorrente e l'organizzazione criminale che aveva programmato un numero indeterminato di truffe a danno di istituti di finanziamento.

Nel mirino degli inquirenti erano finite, in particolare, pratiche fittizie, supportate da una falsa documentazione e i rapporti solo apparenti di lavoro tra gli indagati e le società emittenti che versavano somme, a titolo retributivo, ai soggetti che materialmente ricevevano i finanziamenti.

Per la Suprema corte è logicamente plausibile il ragionamento seguito dall'ordinanza del tribunale impugnata secondo la quale, "ravvisata l'inesistenza di effettivi apparati aziendali, rivestendo le società coinvolte in quelle operazioni il ruolo di "società cartiere", conduceva a ritenere che le somme a disposizione di dette società, su cui confluivano anche gli importi dei finanziamenti ottenuti grazie alle truffe perpetrate, dovevano essere di provenienza delittuosa". Per la Cassazione in questo quadro diventa ininfluente individuare in modo specifico le singole poste di denaro utilizzate per fare i bonifici "a fronte della prova logica così rappresentata".