di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 novembre 2024
Azzurri scettici sull’emendamento, voluto da Viminale e FdI per “fermare” i Tribunali. Ma il sì al Dl è scontato. Lunedì alle 12 la commissione Affari costituzionali della Camera riprenderà la discussione sul decreto Flussi, nel quale confluiranno anche le norme del decreto Paesi sicuri. La legge di conversione dovrebbe passare in Aula, con la fiducia, il 25 novembre, e passare al Senato. Ma in Forza Italia rimangono ancora forti perplessità sull’emendamento presentato martedì dalla relatrice Sara Kelany, responsabile Immigrazione di Fratelli d’Italia. Come già ampiamente raccontato, la proposta emendativa sottrae alle sezioni Immigrazione dei Tribunali civili la facoltà di decidere sui tratte-nimenti dei migranti da parte del Questore, demandando tutto alle Corti d’appello civili. Da quanto appreso, la modifica, arrivata martedì sera in quello che le opposizioni hanno definito un vero e proprio blitz, sarebbe stata scritta al Viminale e piombata all’ultimo istante sul vertice di maggioranza. L’iniziativa ha raccolto ovviamente la forte opposizione non solo dell’Anm ma anche, com’è ovvio, di Pd, Movimento 5 Stelle e + Europa. Ai quali, appunto, si devono aggiungere un po’ di malumori tra gli esponenti di FI. Il primo a esprimersi, quando la polemica era nel pieno, era stato, mercoledì, Pierantonio Zanettin, capogruppo Giustizia degli azzurri al Senato, che aveva dichiarato: “Questa proposta potrebbe avere una sua astratta plausibilità per risolvere i contrasti giurisprudenziali emersi nei giorni scorsi, ma credo necessiti ancora di un approfondimento di natura tecnica. Ci confronteremo con il ministro Nordio e sicuramente individueremo la soluzione più idonea”. L’incontro col numero uno di via Arenula al momento però non sembra ci sarà, anche perché sia il guardasigilli che la premier Giorgia Meloni non hanno alcuna voglia di arretrare sulla questione, nonostante le disapplicazioni continue e i rinvii alla Cgue da parte della magistratura. Tuttavia il gruppo di Forza Italia alla Camera continua a non essere pienamente in sintonia con l’iniziativa della meloniana Kelany. Innanzitutto la proposta emendativa della relatrice non era stata concordata con gli alleati. E poi, essendo arrivata all’ultimo momento, ha provocato complicazioni rispetto all’iter già di per sé impegnativo del Dl Flussi: ha imposto, fra l’altro, di fissare un termine per la presentazione dei subemendamenti.
Terzo punto: gli esponenti del partito guidato da Antonio Tajani sono sicuramente d’accordo sulla necessità di una mossa per dare una risposta alle recenti decisioni dei giudici che non hanno convalidato i trattenimenti in Albania, anche solo per mostrare all’opinione pubblica un riscatto rispetto alle difficoltà del progetto di Meloni e del premier albanese Edi Rama. Ma i forzisti sono ben consapevoli anche del fatto che nelle Corti d’appello si verrà a creare un ingorgo, e per questo avrebbero voluto che il ricorso contro i trattenimenti predisposti dal Questore fosse affidato alle competenze del Tar. La proposta era già emersa dopo che più toghe avevano disapplicato il Dl Cutro, ma poi era stata accantonata.
Ricordiamo che, prima ancora dell’emendamento Kelany, nel decreto Flussi è stato ripristinato il reclamo in Corte d’appello, abolito nel 2017, contro i provvedimenti dei Tribunali distrettuali in materia di protezione internazionale dei migranti. Quando la norma era passata in Consiglio dei ministri lo scorso 2 ottobre, immediata era stata la reazione dei 26 presidenti delle Corti di Appello che, in una lettera alla premier, a Nordio, al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al Csm, avevano lanciato l’allarme: la previsione “renderebbe assolutamente ingestibili i settori civili di tutte le Corti d’appello, impegnate, con ridotti organici di magistrati e di personale amministrativo, nello sforzo di raggiungere gli obiettivi del Pnrr per la Giustizia, in particolare quello della riduzione dei tempi processuali”. Tempi che “con la introduzione della nuova fase processuale d’appello, si allungherebbero a dismisura proprio per le cause civili oggetto degli impegni verso l’Unione europea”, avevano concluso le toghe. Appello rimasto inascoltato, sebbene non fosse passato inosservato a Forza Italia, che avrebbe voluto cancellare quella modifica. Adesso il compito delle Corti d’appello civili sarà maggiormente gravato da quanto previsto, appunto, dall’emendamento Kelany, che verrà certamente approvato dall’intera maggioranza, ma con un po’ di mal di pancia dentro FI. Critiche al “trasferimento” dalle sezioni Immigrazioni di primo grado ai giudici d’appello sono arrivate anche dall’Unione Camere penali, che definiscono la scelta “irrazionale e pericolosa”. Scrivono gli avvocati guidati da Francesco Petrelli: l’emendamento si basa “sul persistente convincimento delle forze politiche di maggioranza che le decisioni assunte dai giudici su questo argomento siano dettate da ragioni politiche e rappresentino una violazione del principio di separazione dei poteri dello Stato. Lo scopo appare essere quello di cercare un giudice “non politicizzato” per superare il problema. Come già chiarito in una precedente nota dell’Ucpi, i giudici si sono limitati ad applicare il diritto eurounitario”.











