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di Francesco Petrelli

Il Domani, 8 luglio 2025

La quarta Conferenza finanza per lo sviluppo che si è conclusa lo scorso 3 luglio a Siviglia è stata l’evento multilaterale più importante dell’anno per le Nazioni unite. L’appuntamento si è svolto nel momento peggiore per un sistema multilaterale. Per questo bisogna costituire nuove alleanze strategiche contro le disuguaglianze ed è prioritario ridurre il ruolo della finanza privata nel finanziamento per lo sviluppo. La quarta Conferenza sul finanziamento dello sviluppo conclusasi a Siviglia lo scorso 3 luglio è stata l’evento multilaterale più importante dell’anno per le Nazioni Unite, con 70 paesi partecipanti, decine di leader convenuti e le fondamentali questioni sul tavolo per il presente e il futuro prossimo di milioni di persone in tutto il mondo. Eppure rischia di passare inosservata per il succedersi frenetico e disordinato delle crisi degli ultimi mesi.

I tagli Usa - Certo, l’appuntamento si è svolto nel momento peggiore per un sistema multilaterale, indebolito come mai prima, colpito dai tagli voluti dall’amministrazione Usa, che fino all’anno scorso erano il primo paese donatore al mondo. Un’erosione di risorse cominciata qualche mese fa con la cancellazione dell’80 per cento degli aiuti pubblici allo sviluppo, finita con l’abbandono della Conferenza e il rifiuto di qualunque tipo di impegno una settimana prima del suo inizio. Un esempio scellerato seguito in parte anche dalle altre economie avanzate, incluse quelle europee. I soli paesi del G7, i cui stanziamenti rappresentano circa tre quarti dell’aiuto globale, nel 2026 opereranno infatti tagli del 28 per cento rispetto al 2024, secondo le previsioni. A tutto ciò si aggiunge l’evasività di molti paesi presenti sugli altri tre pilastri al centro della Conferenza: il problema del debito che schiaccia i paesi poveri, il ruolo del settore privato nella promozione dello sviluppo e i livelli di disuguaglianza parossistici raggiunti ovunque nel mondo.

Contro la povertà globale - Nella speranza che la vicesegretaria dell’Onu, Amina Mohammed, abbia ragione a dire che Siviglia rappresenti comunque una vittoria per il multilateralismo, è necessario capire il contesto globale nel quale ci muoviamo: non sono le risorse economiche a mancare per ridurre la povertà globale, ma la volontà politica.

In un recente rapporto, From Private Profit to Public Power, Oxfam ha calcolato che il valore dei patrimoni netti dell’un per cento più ricco è aumentato, in termini reali, di oltre 33.900 miliardi di dollari dal 2015. Un ammontare superiore di 22 volte alle risorse necessarie per riportare sopra gli 8,30 dollari al giorno la parte della popolazione mondiale che vive oggi sotto tale soglia di povertà. Denunciamo poi che, mentre gli aiuti pubblici vengono tagliati, la crisi del debito vede il 60 per cento dei paesi a basso reddito sull’orlo della bancarotta, con gli stati più poveri costretti a spendere per il servizio del debito somme più alte di quelle che destinano a salute e istruzione.

Allo stato attuale gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite non saranno per la gran parte centrati entro il 2030. Un risultato deludente riconducibile a un sottofinanziamento cronico e un approccio al finanziamento per lo sviluppo che ha attribuito un ruolo cruciale alla mobilitazione degli investimenti privati che non c’è stato. Come valutare quindi il documento finale della Conferenza, definito per consenso dai governi? Per quanto ponga delle premesse per azioni significative, siamo però ancora lontani dal ridisegnare una nuova, quanto necessaria, architettura della finanza per lo sviluppo globale. E in questa direzione alcune azioni sono prioritarie.

Marcia indietro - I Paesi ricchi dovrebbero dunque fare marcia indietro sui tagli agli aiuti pubblici allo sviluppo, impegnandosi a destinare almeno lo 0,7 per cento del proprio reddito nazionale lordo. Infine, non meno importanti sono la costituzione di un nuovo organismo di governance degli aiuti, sotto gli auspici dell’Onu, che veda la partecipazione dei paesi del Sud globale, il sostegno a una nuova convenzione Onu per la gestione e la risoluzione, in modo ordinato ed equo, della crisi del debito, l’adozione di una Convenzione quadro delle Nazioni unite sulla cooperazione fiscale internazionale per definire un nuovo standard globale di tassazione degli ultra ricchi.

Guardando infine agli elementi positivi usciti dalla conferenza, c’è sicuramente la costituzione di alleanze strategiche contro le disuguaglianze. In particolare quella che avrà l’obiettivo di arrivare a una maggiore tassazione dei super ricchi lanciata da Spagna e Brasile, con il sostegno di Sudafrica e Cile. Così come la nuova iniziativa di finanziamento dell’assistenza sanitaria promossa da Brasile, Messico e Colombia. Queste coalizioni potrebbero infatti essere essenziali per arrivare all’erogazione dei finanziamenti necessari al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite e per la riduzione di disparità sempre più marcate, che colpiscono particolarmente donne e giovani.