di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 7 novembre 2025
A decidere sulle attività educative e ricreative dei detenuti non saranno più i direttori degli istituti e i giudici ma il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Con il rischio di allungare i tempi e creare ulteriore burocrazia. Le nuove indicazioni, che riguardano gli Istituti penitenziari con circuiti a gestione dipartimentale (Alta sicurezza-AS, Collaboratori di giustizia, 41 bis), sono contenute in una circolare datata 27 febbraio 2025 ma formalizzata il 21 ottobre scorso, firmata dal Direttore generale dei detenuti e del trattamento del Ministero della giustizia, Ernesto Napolillo, indirizzata ai Provveditorati regionali e alle Direzioni degli istituti penitenziari.
Secondo la circolare, tale centralizzazione delle decisioni si rende necessaria a causa di presunti disallineamenti rispetto alle circolari precedenti del 2015 e di una generica permeabilità dei circuiti detentivi AS, rilevata da alcune indagini delle Procure distrettuali Antimafia. Secondo la circolare, tale centralizzazione si rende necessaria a causa di presunti disallineamenti rispetto alle circolari precedenti del 2015 e di una generica permeabilità dei circuiti detentivi AS, rilevata da alcune indagini delle Procure distrettuali Antimafia. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria-Dap chiede ai direttori la trasmissione immediata del regolamento interno dell’istituto nella parte relativa alla vita dei detenuti AS, degli ordini di servizio con indicazione degli orari di apertura e chiusura delle celle, degli spazi comuni e di quelli destinati alla socialità, e di ogni documento relativo ai detenuti, comprese petizioni, lettere, note o lamentele di detenuti, familiari o terzi. Richieste particolarmente rigide, che si aggiungono alla disposizione secondo cui ogni autorizzazione per eventi di carattere trattamentale, anche se destinati a detenuti allocati nel circuito di media sicurezza dello stesso istituto, va richiesta direttamente alla Direzione generale del Dap, sottraendo di fatto ai direttori degli istituti penitenziari poteri decisionali in merito al coordinamento delle attività rieducative e trattamentali.
Il no dei Garanti - Secondo Samuele Ciambriello, Garante Campano delle persone private della libertà personale e Portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti delle persone private della libertà personale, “le ultime circolari a firma Capo Dap, Stefano Carmine De Michele, e Direttore generale detenuti e trattamento, Ernesto Napolillo, lasciano perplessi per impostazioni e contenuti. In particolare, la circolare firmata da Napolillo rischia di mettere una pietra tombale sulle iniziative di inclusione sociale negli istituti, in particolare per il circuito di Alta sicurezza. Tale circolare dà anche una certezza di una scarsa contezza reale dei contesti carcerari, trasforma le autorizzazioni della magistratura di sorveglianza in orpelli, elementi ancillari. Ci sono iniziative trattamentali di cooperative, associazioni, enti locali e non si comprende la gestione diretta della Direzione generale degli istituti con i circuiti di Alta sicurezza. Ma allora i direttori sono semplici amministratori di condominio?”.
Reinserimento sociale vanificato? - La legge stabilisce che la finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando e organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private all’azione rieducativa. Sono ammessi a frequentare gli istituti penitenziari, con autorizzazione e secondo le direttive del magistrato di sorveglianza, su parere favorevole del direttore, tutti coloro che dimostrino di poter promuovere lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società libera, operando sotto il controllo del direttore. In pratica, la legge assegna al direttore dell’istituto il potere esclusivo di valutare e autorizzare l’ingresso di soggetti esterni e di vigilare sulle attività svolte all’interno della struttura. La circolare Napolillo va in senso contrario, lamenta Ciambrello. “Noi utilizziamo il Terzo settore, il volontariato per mantenere alto il livello di inclusione, con attività culturali e ricreative. Il rischio è di tornare indietro. Questa circolare rischia di far stare i detenuti chiusi 20 ore al giorno in celle strapiene, senza la possibilità di svolgere attività”.
La situazione critica delle carceri italiane - Il documento di prassi arriva in un contesto molto critico per le carceri italiane. Nei primi mesi del 2025 si sono verificati 69 suicidi tra i detenuti, con un totale di 117 decessi all’interno delle carceri dall’inizio dell’anno. Persistono problemi strutturali come sovraffollamento, assenza di attività trattamentali significative, carenza di supporto psichiatrico e sanitario. E il tempo “vuoto” all’interno delle celle per i detenuti di Alta sicurezza può superare le otto ore al giorno, senza alcuna attività educativa o lavorativa.











