di Sabrina Vecchi
Il Messaggero, 7 febbraio 2024
Ci sono occasioni di rinascita che a volte hanno il sapore di un panino fragrante. Sta capitando in questi giorni al McDonald’s di Rieti, dove un giovane detenuto a fine pena sta lavorando per rimettere in piedi la sua vita. “Appena sono venuto a conoscenza di questa opportunità mi sono attivato, mi è sembrata una cosa bellissima”, dice il titolare Paolo Orabona, che viene a sapere circa un anno fa del progetto dell’associazione “Seconda Chance”, nato per idea della giornalista Flavia Filippi. Un’idea virtuosa che offre agevolazioni per gli imprenditori, e allo stesso lavoro e dignità per i detenuti, che vengono occupati dentro e fuori dalle carceri.
“Credo che spesso capiti di riempirsi la bocca con il proposito di dare una seconda opportunità alle persone, ma ritengo che concretamente si faccia molto poco. Ecco, questo era un ottimo modo per mettere in pratica questo proposito, mi auguro io venga seguito da tanti altri imprenditori”, dice Orabona. Una “seconda chance” dunque, per chi si trova a dover ripartire, ricominciando dalla dignità e dall’autonomia lavorativa, superando pregiudizi e scetticismi. Dopo l’adesione al progetto, per il McDonald’s di Rieti è iniziata la trafila burocratica, di concerto con la direzione della casa circondariale cittadina: “Dalla struttura sono state selezionate cinque persone che avevano i giusti requisiti per il lavoro, io e mia moglie Monica, che lavora con me, abbiamo svolto i colloqui e alla fine ne abbiamo individuata una”, spiega Paolo Orabona.
Il ragazzo selezionato, S., ha 33 anni ed è detenuto nel carcere di Rieti da cinque anni: “Ci ha colpiti la sua voglia di lavorare, imparare e cercare con tenacia un riscatto. Siamo rimasti impressionati dalla sua fame di cultura, dalla grande passione per la lettura, tanto che gli altri detenuti lo hanno soprannominato “il poeta”. Si occupa anche di assistere in cella un detenuto anziano, e sul lavoro sta dimostrando davvero una grande dedizione”.
S., originario del quartiere romano di Tor Bella Monaca, è stato assunto per tre mesi dal ristorante reatino e ha firmato il suo contratto lavorativo di venti ore settimanali lo scorso 18 gennaio. “Ha iniziato a lavorare qui il giorno successivo - dice il direttore Orabona - era molto emozionato. Per ora ha delle mansioni di tuttofare partite con la formazione, poi passerà ogni ruolo secondo rotazione, come previsto per tutti”. Un nuovo ingresso accolto con calore e senza alcuna forma di pregiudizio dallo staff del McDonald’s reatino, oggi composto da circa quaranta dipendenti: “Sono stati informati e l’hanno vissuta come una cosa molto bella. Lui stesso è rimasto colpito da accoglienza e disponibilità che sono i punti di forza del nostro ambiente di lavoro”.
S. esce dal carcere con un opportuno permesso per recarsi a lavorare nel ristorante, subito dopo rientra nella struttura detentiva di Vazia. Un primo periodo di lavoro che ha avuto il sapore di un nuovo inizio, ma anche della storia di una vita tutta da riscrivere, sempre a partire dalla lezione degli errori commessi in passato: “Nessuno di noi sceglie la vita, il luogo e le persone di cui contornarsi. Anche chi compie errori ha diritto a ripartire - dice Orabona - tutti hanno diritto di avere una seconda possibilità, siamo felici di avergliela data insieme alla nostra divisa”.
Negli anni, al progetto “Seconda Chance” hanno aderito tante aziende di grande fama, come Nespresso, Conad Nord Ovest, Terna e Palombini e molti altri. Ma ci si muove attivamente anche nel Reatino. Tra gli imprenditori che hanno sposato l’idea c’è Mauro Iannucci di Cookery, che negli ultimi giorni ha attivato la trafila per il supermercato di Cittaducale all’interno del quale è presente l’azienda: “Un’esperienza già fatta a Roma con il carcere di Rebibbia che intendiamo ripetere perché ci crediamo molto. Per quanto riguarda Rieti abbiamo già incontrato in carcere quattro detenuti appositamente selezionati, speriamo di accoglierli presto tra i dipendenti”. E altri si vanno aggiungendo, perché l’appetito che viene dal bene arriva boccone dopo boccone, come quando si gusta un panino.










