Corriere di Rieti, 3 luglio 2021
La lettera dei detenuti: "Ci hanno massacrato per vendetta". Detenuti fatti spogliare, chi più chi meno, tirati fuori con forza dalle rispettive celle, divisi in varie stanze, e lì presi a calci, schiaffi e manganellate. E poi insulti, a raffica, per un'intera settimana, quella immediatamente successiva alle proteste scoppiate in diversi istituti di pena di tutta Italia dall'8 all'11 marzo del 2020, durante la prima pandemia di Covid. Sono le presunte violenze subite dagli stessi detenuti, denunciate in una lettera scritta dai detenuti del carcere Nuovo Complesso di Rieti, e che secondo quanto riportato ieri dalle pagine nazionali del quotidiano La Repubblica è al centro di un'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Rieti, che si appresterebbe a chiudere le indagini sulle morti dei tre detenuti Marco Boattini (40 anni), Ante Culic (41 anni), e Carlos Samir Perez Alvarez (28 anni), deceduti nella struttura detentiva a seguito della protesta che, in quei giorni, infiammava numerosi penitenziari in tutta Italia.
Secondo la ricostruzione dei giornalisti Fabio Tonacci e Giuliano Foschini, nel carcere di Rieti, così come in quello di Modena, in Emilia Romagna, si sarebbero verificati atti di violenza da parte delle guardie carcerarie, a mo' di rappresaglia per la protesta scatenata dai detenuti. E sarebbe proprio nelle parole dei compagni di cella dei carcerati morti che, secondo la lettera riportata testualmente da La Repubblica, vengono messe nero su bianco le violenze e le persecuzioni: "Per noi che eravamo lì, nei giorni a seguire non è stato facile - si legge negli stralci della missiva pubblicati dal portale online del quotidiano - sono entrati cella per cella, ci hanno spogliato chi più chi meno e ci hanno fatto uscire con la forza, messi divisi in delle stanze e uno alla volta passavamo per un corridoio di sbirri che ci prendevano a calci, schiaffi e manganellate; per i più sfortunati tutto ciò è durato quasi una settimana tra perquisizioni, botte, parolacce. ci dicevano 'merde, testa bassa!', 'vermi' e quando l'alzavi per dispetto venivi colpito ancora più forte". Dettagli altrettanto inquietanti vengono poi rivelati anche sulla morte dei tre detenuti rinchiusi a Rieti, fatti sui quali stanno indagando i magistrati della procura reatina.
Il Garante regionale per i detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, apprende la notizia dal Corriere di Rieti, rivelando però come "segnalazioni situazioni avvenute nel carcere di Rieti ne abbiamo avute, da parte di parenti e familiari dei detenuti, e anche di associazioni - spiega il Garante - ma di certo non così specifiche e circostanziate come quelle rivelate oggi (ieri, ndr). Siamo a conoscenza di un'indagine in corso da parte della Procura della Repubblica di Rieti, in merito alla quale però, al momento, non abbiamo alcun dettaglio".
Si dice all'oscuro di ogni evento Massimo Costantini, segretario regionale del Lazio di Cisl-Sicurezza: "A noi non risulta nessun atto di violenza o intimidazioni, quand'anche aggressioni vere e proprie, avvenute nel carcere di Rieti né in quei giorni né in quelli seguenti - dice al Corriere di Rieti - ad ogni modo, se ci fosse un'indagine della magistratura in corso, sarà quella la sede deputata a fare chiarezza in merito". Nei giorni scorsi, sulla scia degli avvenimenti che hanno investito la struttura penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta (da cui è partita la ricostruzione de La Repubblica), era intervenuto anche il segretario generale della federazione nazionale della sicurezza Cisl, Massimo Vespia, ribadendo come "non si può fare di tutta erba un fascio. Siamo certi che la magistratura porterà avanti l'accertamento delle responsabilità dei singoli, ma se da una parte si condannano i responsabili di quanto avvenuto, dall'altra si esprime sostegno e solidarietà del sindacato al corpo sano di un organismo che da sempre è al servizio dello Stato e della collettività".











