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di Marcello Pesarini

Ristretti Orizzonti, 14 agosto 2026

Premetto che queste riflessioni derivano dalle ultimissime campagne contro la politica soffocatrice di qualsiasi voce dissenziente mossa dal governo Meloni, ma è anche un tentativo di dialogo con Cristina Maggia, Associazione Italiana Magistrati per i minorenni e la famiglia, che firma l’interessante articolo Baby Gang, oltre le vendette. L’aumento degli episodi di violenza, in realtà della loro percezione, rischia di essere un serpente che si morde la coda, e altrettanto se parliamo di razzismo, machismo, bullismo verso donne e uomini.

Fermiamoci qui. Ho partecipato, organizzato, alle volte mal sopportando alcuni atteggiamenti, a presidi contro l’uso indiscriminato dei TSO, della pistola Taser nei confronti di chi è agitato in pubblico e può alle volte recare danno a se stesso e agli altri. Questi episodi avvengono spesso, fanno parte dei colpi che assesta questa società malata che vorrebbe ammalarsi ancora di più, soprattutto colpendo chi dà fastidio e non si può difendere. Alcuni dicono, in questi presidi “Vogliamo Polizia Democratica, riconoscibile, web cam, non vogliamo meno Stato ma più Stato, ma più Stato di tutti, coi servizi, la scuola, la sanità, tutto ciò che previene questi fenomeni”.

Vero solo in parte, perché c’è un protagonismo giovanile in tutte le generazioni, ogni volta uguale ogni volta diverso, che si prolunga negli anni per via della educazione troppo assistenziale dei genitori, oppure dell’educazione completamente assente. Poi ci sono molti giovanissimi, specialmente donne, che in seguito alla violenza contro donne e giovani, e a causa della stessa società di cui sopra, dicono convinte: “Non vogliamo essere protette, ci pensiamo noi, non vogliamo il Patriarcato e neanche la Polizia”.

Anche molti maschi, associazioni, studenti, molti per età ma anche per scelta, argomentano in questo modo. Come cittadino laico e convinto della pubblicità dello Stato modello francese, non sono d’accordo. Pur comprese le spinte ideali, ma se ci difendiamo da sole, chi decide qual è la difesa corretta? Non ci sono più le volanti rosse come quelle messe su dal PCI e dagli ex partigiani nel primo dopoguerra.

Non ci sono più neanche le volanti rosse del ‘68, parte delle quali hanno commesso gravi errori che conosco, e in parte hanno portato alle Brigate Rosse, fenomeno che ha dato luogo a scelte sbagliate però derivanti dalla lettura della società che vedeva condizioni di oppressioni operaie, reparti punitivi nelle fabbriche, eccetera. Non c’è più il servizio d’ordine delle femministe, diverso nelle forme ma orgoglioso della separatezza, perché anche loro superate, e magari non attuali per alcune donne, ma non per tutte.

Allora ci vuole lo Stato, che deve tornare ad essere di tutti e non di nessuno. Percorso lungo dal quale spesso i compagni si allontanano, stanchi, convinti di poterlo bypassare. Ho assistito, nella “nuttata” del Covid, al tentativo di formazioni residuali di sinistra di riverniciarsi come nemiche del Green Pass, tentativo fallito miseramente. Qualcosa di simile sostengono le “razzialiste”, ultima ma forse penultima variante delle seconde generazioni di migranti, per lo più le donne, più evolute a parità di età dei loro coetanei, che spesso fanno scelte meno violente di quelle attribuite ai maschi, come le bande chiamate “baby gang”, che vengono comunque affrontate come ordine pubblico e non come esclusione.

Le donne razzializzate che reagiscono lo fanno con una pratica non violenta, ma quasi da “contro apartheid”. Sono opinioni che annotano queste scelte come minoritarie, dettate dalla osservazione della legge dominante dei “fai da te”. Non sempre esprimono empatia, un poco come in tutti i movimenti molto settoriali a partire dalla sacrosanta denuncia del Genocidio che avviene a Gaza. Non si può combattere contro l’ingiustizia senza porsi domande sia sul comportamento e le basi non democratiche dei governanti che reggono la Palestina, né sul collegamento internazionale. Per cui ben vengano le correzioni di rotta tentate da altre persone; basterebbe che non fossero ipocrite, parziali, che non portassero conseguentemente a un salto nel buio. Vengo dall’ambiente dei rei, dei carcerati, lavoro con sportelli epr familiari di detenuti, frequento i migranti che debbono sbarcare il lunario, molto più pratici di chi pensa di poterli rappresentare senza spesso farne parte.