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di Alessandro Mantovani

Il Fatto Quotidiano, 16 gennaio 2023

Giorni fa l’avvocato Fabio Anselmo, a Cosenza, ha fatto ascoltare in aula la registrazione di una conversazione rubata ad alcuni testimoni del ritrovamento del cadavere del calciatore Denis Bergamini, morto in circostanze poco chiare nel lontano 1989. Solo oggi si celebra il processo all’ex fidanzata, Isabella Internò, accusata di omicidio volontario. “Ma con la riforma Cartabia - spiega Anselmo - non si sarebbe mai arrivati al dibattimento.

Ora il giudice dell’udienza preliminare non deve più decidere se ci sono elementi per fare un processo, ma rinviare a giudizio solo in base a una prognosi di condanna. Peraltro in contraddizione con il principio di non colpevolezza: l’imputato, infatti, arriva al dibattimento dopo un primo giudizio di colpevolezza. E ancora, che differenza c’è tra questa previsione di condanna e il giudizio abbreviato, nel quale il gup giudica nel merito? L’unica differenza è che nel secondo caso deve stabilire anche la pena”.

Anselmo è noto come avvocato di parte civile, ha ottenuto le condanne di poliziotti e carabinieri accusati di aver ucciso Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi: “Anche quei processi non si sarebbero mai fatti con la riforma Cartabia: nel primo sono state decisive le deposizioni in aula degli istruttori di polizia e l’acquisizione delle linee guida e dei manuali d’arresto, che dimostravano come l’asfissia posturale fosse un rischio da evitare consentendo all’arrestato di respirare; nel secondo c’è stata la confessione in aula del carabiniere Francesco Tedesco e solo dopo i dibattimento i medici legali hanno eliminato l’epilessia dalle cause di morte. Nei processi complessi la prova si forma nel dibattimento, chi dice il contrario non sa di cosa parla”

Dicono di voler ridurre il carico sui tribunali...

La riforma Cartabia fa un’aziendalizzazione della giustizia, proprio come avviene per la sanità. L’obiettivo è solo fare meno dibattimenti, ma il dibattimento è il cuore del processo, è il luogo deputato costituzionalmente a formare il convincimento del giudice. Per decenni l’obiettivo è stato garantire il giusto processo e oggi vogliamo toglierlo perché costa troppo. È come tagliare gli interventi chirurgici.

Voi avvocati non avete le indagini difensive per assumere prove?

Durante le indagini preliminari la persona offesa ha pochissimi poteri. Per Bergamini avrei dovuto interrogare l’allora procuratore della Repubblica e il medico legale: non sarebbero mai venuti. Ma pensi anche alle riforme delle intercettazioni: con il pretesto della privacy l’avvocato non ha più il diritto di averle tutte, sul presupposto che potrebbe passarle a voi giornalisti, ma solo quelle ritenute rilevanti, di fatto scelte dalla polizia giudiziaria. Uno squilibrio inaccettabile: dicono che comunque gli avvocati possono ascoltarle in una saletta, ma è fisicamente impossibile. Anche perché, come sa qualsiasi avvocato di provincia, abbiamo intercettazioni di bassa qualità, devi ascoltarle e riascoltarle. E poi parliamo della privacy di politici, che dovrebbero essere trasparenti: il ministro Carlo Nordio parla dei Paesi anglosassoni, ma lì i ministri si dimettono per le tesi di laurea, qui neanche per scandali gravi.

Ci sono imputati inchiodati per lunghi anni a processi per accuse labili, non è meglio evitarli?

Sì ma allora bisogna potenziare la giustizia, adeguare gli organici, garantire maggiori poteri alla persona offesa e un sistema efficace fin dalle indagini. Ma la verità si forma nel dibattimento, con la dialettica aperta e diretta tra le parti, non certo durante le indagini coperte dal segreto.

Peraltro la riforma, introducendo criteri di valutazione dei pm incentrati sui processi vinti e persi, li spinge a privilegiare i casi più facili...

Anche questi criteri statistici sono parte dell’aziendalizzazione. Lo stesso vale per il processo d’appello: quale corte disporrà una nuova perizia sapendo che alla scadenza del termine scatta l’improcedibilità? Giandomenico Caiazza, presidente delle Camere penali, ha ragione quando dice che il 70 per cento delle prescrizioni matura in fase d’indagine. Cosa c’entrano i dibattimenti?

Bisognerebbe metterci dei soldi, rafforzare le Procure e gli uffici di polizia giudiziaria...

E anche eliminare gli effetti devastanti della riforma Mastella, che ha messo i sostituti sotto l’autorità dei procuratori capo scelti con il sistema delle correnti, determinando una perdita di autonomia dal potere politico nell’esercizio dell’azione penale.