di Liana Milella e Conchita Sannino
La Repubblica, 18 febbraio 2022
In ritardo l’approdo in aula del testo uscito dal Cdm che rischia il corto circuito con i quesiti referendari. Lega e FI insistono sulla separazione delle carriere. Ore concitate di attesa alla Camera sulla riforma del Csm. Il testo della proposta Cartabia, uscito venerdì scorso dal Consiglio dei ministri, non è ancora arrivato dalla Ragioneria generale dello Stato.
Lo si attendeva ieri in Commissione Giustizia, ma il presidente Mario Perantoni aveva fatto sapere che “l’organizzazione dei lavori” su quella riforma era “rimandata in attesa del deposito” del maxi emendamento, e questo scatena polemiche. Mentre il centrodestra, “gasato” dal via libera della Consulta ai 5 referendum radical-leghisti, è già al lavoro per tradurli in altrettanti emendamenti destinati a spaccare la maggioranza. E a mettere in difficoltà la ministra della Giustizia Marta Cartabia. Che, di fronte a giorni che si preannunciano caldi, ripete: “Ora è il tempo del Parlamento: è quella la sede per le riflessioni e il confronto che tutti sollecitano”.
Senza la fiducia, che Draghi ha garantito non ci sarà, la riforma rischia? Cartabia torna a Mattarella e all’applauso corale dopo il discorso d’insediamento, lungo e insistito sulla giustizia. E dice: “Le forze politiche dovranno essere coerenti con quel battimani”. E le proteste, come quelle di Enrico Costa di Azione, per il testo Cartabia che non arriva? Chi lavora con la Guardasigilli ricorda che è stata proprio lei, durante il Consiglio dei ministri, a chiedere al Mef una coerente accelerazione: una “bollinatura” celere per sbloccare al più presto l’iter parlamentare.
Ma le ore di attesa scatenano sospetti e dietrologie. “Siamo fermi dall’inizio di giugno - dice Costa - aspettando che il governo presenti le sue modifiche e mi auguro che adesso, quando finalmente arriveranno, non ci venga chiesto di strozzare la discussione perché ci sono i referendum”. Se il Pd è convinto, come dicono Anna Rossomando, Walter Verini e Alfredo Bazoli, che almeno tre dei cinque referendum siano “superati” dalla proposta Cartabia, il centrodestra sta affilando i coltelli. “La separazione delle carriere? La chiediamo da quando è nata Forza Italia - dice il coordinatore di Fi Antonio Tajani -. Non si può fare? Allora si faccia la separazione delle funzioni”. Tant’è che il capogruppo in commissione Giustizia Pierantonio Zanettin la sta già preparando, “scelta definitiva dopo i primi 4-5 anni, poi non si passa più da giudice a pm e viceversa”. Non basta. Zanettin lavora anche al sorteggio come sistema di voto per il Csm. Considera fuori, invece, la responsabilità civile.
La responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno va oltre: non solo il sorteggio, non solo la netta separazione delle funzioni. La Lega punta anche alla stretta sulla responsabilità civile che superi quella indiretta di oggi. E su questo è d’accordo Costa, favorevole anche al sorteggio. Sono le proposte che piacciono alla Meloni. In commissione Giustizia l’asse Lega, Forza Italia, Azione, FdI, nonché i renziani, mette in minoranza Pd e il M5S, e manda la riforma del Csm verso un destino incerto.
Tutto questo mentre sulle “porte girevoli” ecco la nuova sfida di Catello Maresca, l’ex pm che ha perso la sfida a sindaco di Napoli. Nuova competizione, e nuova lista per il magistrato che nello stesso tempo è già consigliere comunale del centrodestra e giudice della Corte di Appello di Campobasso. “Mai più casi Maresca”, ha già detto Cartabia. Ma lui, in queste ore, promuove una lista, col suo nome nel simbolo, per il rinnovo della Città Metropolitana di Napoli battezzata “Giustizia e Legalità”. Per raccogliere le firme lo hanno aiutato anche big di Fi come Paolo Russo e fedelissimi di Aldo Patriciello, l’europarlamentare azzurro a capo di un importante impero di cliniche in Molise. Contraddizioni e rischi sull’immagine della magistratura? Le norme non lo vietano. Maresca, interpellato da Repubblica, non intende rilasciare dichiarazioni.









