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di Conchita Sannino

 

La Repubblica, 3 giugno 2021

 

Anna Rossomando, responsabile Giustiza dem: "Il primo obiettivo è recuperare la credibilità della magistratura". Nuovo incontro tra la ministra Cartabia e i capigruppo della maggioranza. Primo obiettivo? "Recuperare credibilità e autorevolezza della magistratura". A costo di scontentare chi - nella nuova legge su assetto e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura - dal Pd non si aspetterebbe alcuni emendamenti tranchant come quelli che saranno depositati oggi in commissione alla Camera da Anna Rossomando, responsabile Giustizia dei dem. Due su tutti. La proposta di valutare i pm anche sulla percentuale di "insuccessi" dei loro processi. E il divieto, per i procuratori, di utilizzare "conferenze stampa spettacolari". Si parte però "dall'elezione parziale, ogni due anni, dei membri: per inserire un elemento di dinamismo interno utile a disarticolare eventuali accordi precostituiti", premette Rossomando. Ma c'è spazio anche per la parità di genere tra i consiglieri eletti.

Riforma Csm, il Pd spinge dopo il terremoto del caso Palamara e le recenti pagine non meno devastanti sulle fughe di notizie e la presunta loggia Ungheria. "L'immagine uscita dalle scandalose notizie sulle vicende del Consiglio, è uno stimolo in più per fare le riforme a partire da quella del Csm", aveva avvertito Enrico Letta. "Autonomia e trasparenza sono lese dalla degenerazione del correntismo: non certo dal pluralismo delle idee", ribadisce con Repubblica la deputata (anche avvocatessa), alla vigilia dell'incontro fissato per domani tra la ministra Marta Cartabia e i capigruppo di maggioranza.

Ma basteranno le consultazioni del mid-term, come già le chiamano in Csm? "Nessuna modifica da sola abolisce distorsioni: ma il fatto che il plenum non sia eletto contestualmente è utile, e tra l'altro si può fare a Costituzione invariata". Stop anche alle nomine "a pacchetto": le decisioni sugli incarichi dovranno seguire un rigoroso ordine cronologico per evitare il mercato del "metodo Palamara", utile a molti.

Ma Rossomando difende anche l'introduzione della valutazione sul lavoro dei pm: una sorta di "pagella" su inchieste e insuccessi della pubblica accusa. Linea analoga, ma più dura sul punto, emergerà anche dagli emendamenti annunciati da Enrico Costa, di Azione (con modifica sulla responsabilità civile e fine delle porte girevoli tra magistrati e politica).

Ma come funzionerebbe, invece, per il Pd? "Noi non parliamo di pagelle - sottolinea Rossomando - proponiamo, tra i diversi elementi di valutazione sulla professionalità, quello della verifica delle smentite processuali delle ipotesi accusatorie. Naturalmente parliamo di casi macroscopici, utilizzando criteri che evitino di scoraggiare le inchieste "difficili": penso a quelle sui grandi gruppi criminali, sui reati finanziari, a inchieste storiche sulle malattie professionali, schedature Fiat o caso Abu Omar".

Un'impostazione che rivela uno sguardo più severo, forse uno strappo? "Nessuno strappo, diciamo da sempre che non è auspicabile avere tante richieste di rinvio a giudizio che poi non reggono al dibattimento - riprende la deputata - Per questo poniamo l'accento su come si scrivono le norme incriminatorie. Ma il luogo privilegiato è il processo: infatti c'è l'emendamento che prevede una regola di giudizio per il pm: si può chiedere il procedimento se c'è una ragionevole certezza di ottenere una condanna".

Altro freno riguarderebbe la stagione della perdita di autorevolezza (vedi i giudici che spiegano i loro provvedimenti in tv prima che con gli atti). E quindi: "Basta ai troppi riflettori". Ma come? Per Rossomando, "la spettacolarizzazione delle inchieste è un vulnus alla presunzione di non colpevolezza. Quindi stop a conferenze stampa spettacolari, sì a sobri comunicati stampa. Il diritto all'informazione è sacrosanto perché la democrazia liberale esige informazione. Purtroppo oggi il vero processo rischia di celebrarsi fuori dai tribunali".