di Errico Novi
Il Dubbio, 17 novembre 2020
Orlando dice che il garantismo si misura sull'esecuzione penale. È stato lui a ridisegnarla nel 2017: è il momento di recuperare quel progetto. Andrea Orlando ha risposto a Calenda con argomenti non banali. La prescrizione, ha detto, non l'abbiamo riformata noi, ci ha pensato la Lega. È stata lei ad accettare che Bonafede bloccasse il decorso dei termini dopo la condanna di primo grado.
Noi, ha ricordato l'ex guardasigilli e attuale numero due del Nazareno, ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto. "Se la critica è di non averla cambiata, converrai che parlare di "leggi votate dal Pd" non sta in piedi ed è semplicemente falso", recita testualmente il tweet rivolto da Orlando a Calenda. Certo, la replica può comunque autorizzare lo spirito critico di chi guarda ai dem come a una sentinella non abbastanza vigile sulle regole del processo. Ma è vero pure che finora in Italia ancora non si sono visti un partito e un leader che abbiano seriamente minacciato la fine della legislatura a fronte di un mancato affossamento del blocca- prescrizione. Di più: la legge sta lì. I tentativi, piuttosto goffi, di attenuarla con il "lodo Conte bis" partono comunque dallo svantaggio iniziale: se non arrivano al traguardo, resta la brutta norma, introdotta con la spazza-corrotti, che a breve comincerà a mietere concretamente vittime.
Maramaldeggiare col Pd sulla prescrizione, insomma, è comodo, ma anche poco convincente. Il punto è un altro, e si chiama riforma dell'ordinamento penitenziario. Ecco la prova regina. Si tratta, tanto per cominciare, di un progetto politico firmato personalmente da Orlando. Proprio lui, anche con un'intervista a questo giornale, disse alcuni mesi fa che "sul carcere si misura il coraggio del fronte garantista".
Ne convengono altri esponenti della maggioranza, come il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, anche lui del Pd, e il predecessore di quest'ultimo, Gennaro Migliore, di Italia viva. Tutti hanno evocato un ripescaggio della riforma penitenziaria. Vorrebbe dire rimettere sul tavolo la norma chiave dell'impianto disegnato tre anni fa da Orlando (aspetti collaterali e minori sono stati parzialmente recuperati dallo stesso Bonafede): il superamento di automatismi e preclusioni nell'accesso ai benefici per i detenuti. Pur senza arrivare alla vera rivoluzione, cioè alla messa al bando dell'articolo 4 bis, quello che individua i reati ostativi.
Il senso ultimo del progetto che Orlando affidò agli Stati generali dell'esecuzione penale è la libertà del giudice di sorveglianza nel riconoscere il percorso positivo compiuto da qualsiasi recluso (con le solite eccezioni della mafia, del terrorismo e degli altri reati più gravi). Ecco, se il Pd vuole dare una lezione a Calenda ritiri fuori quel progetto. Sfidi Bonafede e i 5 stelle su quel tabù. Risponda d'un colpo ai veleni di chi ha cercato di attaccare l'attuale guardasigilli sulle scarcerazioni, di chi ha alimentato la leggenda nera, l'ignobile mistificazione dei 400 capimafia messi in libertà causa Covid. Erano 4, tutti malati di cancro, e sono pure rientrati al 41bis. Se vuole dimostrare che la prescrizione è un incidente della storia, il Pd faccia giustizia sul carcere. Magari qualcuno a destra, neppure tanto lontano da Calenda, si scoprirà assai più in imbarazzo del centrosinistra democratico.
È praticabile, una strada simile? Forse la domanda va rovesciata: Bonafede ha seguito la sua strada "carcerocentrica", ha prodotto due decreti per limitare la solitudine dei giudici di sorveglianza nella scelta sulle istanze di concessione dei domiciliari presentate in tempo di Covid. La Corte costituzionale l'ha pure rincuorato: quei decreti non erano in contrasto con la Carta. Bonafede potrebbe continuare ad avere una linea sostanzialmente restrittiva sulla detenzione, persino di fronte all'incubo dei contagi in cella, se non avrà nel Pd un alleato in grado di spingerlo in un'altra direzione. La responsabilità non è verso Calenda: è verso i diritti. E stavolta il partito di Zingaretti non avrebbe motivi per rifiutarla.











