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di Liana Milella

La Repubblica, 18 aprile 2022

Raffica di critiche dal togato di Area a palazzo dei Marescialli che boccia la futura legge in cui vede decisioni “sbagliate” come quella del fascicolo per ogni magistrato: “Non avrà effetto pratico, ma una forte carica intimidatoria”. Contrario anche ad un solo passaggio tra giudice e pm e viceversa.

La politica? “Dopo tanti anni continua a inseguire l’obiettivo di arginare le indagini dei pm”. Oggi come con Berlusconi? “Lui tentò di farlo con una riforma costituzionale, peraltro bocciata, oggi si persegue lo stesso obiettivo con punture di spillo più o meno piccole, ma decisamente fastidiose”. La separazione delle funzioni? “Peggiora solo la qualità professionale sia dei pm che dei giudici, senza alcun reale beneficio”. Il fascicolo individuale di ogni toga? “È inutile, ma servirà solo a spaventare i magistrati”. Giuseppe Cascini, per anni pm a Roma, togato della sinistra di Area al Csm, legge il testo della riforma in attesa del via libera della Camera, e ne parla a tutto campo con Repubblica.

L’Anm ha già bocciato la riforma Cartabia con un duro documento. Adesso è giusto che i suoi colleghi facciano lo sciopero?

“Sono sicuro che l’Anm, come ha sempre fatto, saprà individuare le iniziative migliori per spiegare ai cittadini le conseguenze di questa riforma. Posso dire però che il testo uscito dalla commissione Giustizia è molto peggio di quello proposto dalla ministra Cartabia su cui noi del Csm ci siamo espressi”.

Perché? Mi elenchi, dal suo punto di vista, i punti più dannosi per i giudici...

“Innanzitutto manca l’idea stessa di una riforma sui problemi dell’ordinamento giudiziario. Le poche idee che ci sono, sono pure sbagliate, perché accentuano gli aspetti di gerarchia e di carrierismo della legge Castelli-Berlusconi del 2006, cioè proprio la causa dei nostri mali”.

Anche lei paragona la riforma Cartabia a quella di Berlusconi? Che la fece sull’onda dei suoi processi, mentre l’attuale Guardasigilli arriva dalla presidenza della Corte costituzionale...

“Non ha senso fare paragoni. A me pare che qui ognuno abbia voluto piantare la sua bandierina ideologica, più o meno intrisa di veleno nei confronti dei magistrati, ma senza alcuna utilità per il servizio giustizia e per i cittadini”.

Quando parla di “veleni” a cosa pensa?

“Penso a quest’idea di infilare nel fascicolo del magistrato gli esiti delle misure cautelari. Ovviamente non avrà alcun effetto pratico, ma avrà una forte carica intimidatoria…”.

La fermo, perché da via Arenula insistono sul fatto che questo fascicolo per ogni magistrato già esiste, mentre Enrico Costa di Azione, che lo ha proposto, sostiene il contrario. Come sta la faccenda?

“Certo che oggi il fascicolo già esiste, ma qui si parla di altro. Noi veniamo da anni di propaganda di una parte della politica sugli errori giudiziari e sugli eccessi della carcerazione. Oggi tutto questo si fa norma”.

Ammetterà che un chirurgo non fa carriera se uccide molti pazienti. Trova strano che il destino di un pm subisca gli effetti delle eventuali manette sbagliate? Perché questo vuole Costa...

“Premesso che il discorso sui medici è molto più complesso, quello che non si capisce e che rende pericolosa questa norma è che il controllo sui provvedimenti del giudice non è un rimedio all’errore, ma una fisiologica forma di garanzia a tutela della libertà delle persone. Attribuire un significato negativo all’annullamento di una misura cautelare o a una sentenza di segno opposto serve solo a rendere i giudici meno liberi di decidere e di conseguenza aumenta i rischi per la libertà delle persone”.

Insomma, lei mi sta dicendo che questo fascicolo, nato con l’obiettivo di frenare il carrierismo, rischierebbe di crearne uno peggiore, nel senso che la toga si vedrebbe costretta a fare una cattiva giustizia pur di garantirsi il suo futuro...

“Purtroppo a volte ho l’impressione che chi fa le leggi non conosca bene la realtà su cui vuole intervenire. Già oggi eventuali gravi anomalie nelle decisioni di un magistrato possono essere agevolmente rilevate e valutate. Quindi questo fascicolo è inutile, ma servirà solo a spaventare i magistrati”.

Era l’11 dicembre del 2008 quando lei era segretario dell’Anm e, intervistato da Giuseppe D’Avanzo su Repubblica, disse: “Il Cavaliere vuole controllare i pm così i cittadini saranno meno liberi”. Oggi siamo allo stesso punto?

“Dopo tanti anni è davvero triste constatare che la politica è tuttora prigioniera delle medesime ossessioni e invece di elaborare le riforme necessarie per migliorare la qualità della giustizia nell’interesse dei cittadini, continua a inseguire l’obiettivo di arginare le iniziative investigative dei magistrati del pubblico ministero. Berlusconi cercò di farlo con una riforma costituzionale peraltro bocciata, oggi si persegue lo stesso obiettivo con punture di spillo più o meno piccole, ma decisamente fastidiose e insidiose”.

Tra queste ci sono anche i vari illeciti disciplinari sull’eventuale violazione della presunzione d’innocenza e sulle ingiuste detenzioni?

“La parte del disciplinare è la più pericolosa della riforma. A quelle che lei citava aggiungerei le sanzioni per i magistrati che non producono abbastanza. Molte di queste previsioni sono inutili perché già oggi la legge consente di punire condotte in contrasto con i doveri del magistrato. Quindi siamo di fronte a un uso del disciplinare che non persegue lo scopo di sanzionare degli illeciti, bensì quello di conformare i comportamenti dei magistrati secondo un modello ben definito: produrre tanto, senza troppa attenzione per la qualità delle decisioni; conformarsi alle indicazioni dei dirigenti e della Corte di Cassazione; non parlare con gli organi di stampa; essere molto prudenti quando si indaga nei confronti di esponenti del potere”.

Per questo si vuole ridurre a uno solo i passaggi di carriera da pm a giudice e viceversa? È una separazione delle carriere mascherata?

“Questa è la prova più evidente che in questa vicenda il merito non conta nulla. Tutto si gioca sul piano della demagogia e del simbolico. Limitare il passaggio da pm a giudice peggiora la qualità professionale sia dei pm che dei giudici senza alcun reale beneficio”.

La legge va in aula, ma nella maggioranza ci sono molti mal di pancia. A cominciare dal M5S che via via, dopo ogni intervista di voi magistrati, scopre troppe norme contro di voi e si allarma Mentre la Lega ripudia il sorteggio dei distretti (Bongiorno dice “chiamatela ex Bongiorno”) e punta sui referendum sulla giustizia. E già si ipotizza una proroga del vostro Consiglio, mentre il suo collega Ferri vuole far saltare tutto...

“Voglio essere chiaro. Sono convinto che sia assolutamente necessaria una riforma incisiva in grado di limitare il correntismo, il carrierismo e la gerarchizzazione della magistratura. A cominciare da una legge elettorale che riduca il potere dei capi delle correnti. E sono convinto che molti degli attori in campo stiano lavorando contro questa possibilità”.

Sta parlando di Ferri?

“Credo che non sia opportuno lasciare che si occupi di questa riforma uno dei protagonisti del principale scandalo da cui tutta questa storia ha avuto inizio”.

Il compromesso sulla legge elettorale - sorteggio dei distretti, maggioritario binominale - blocca le correnti?

“Nemmeno per idea. Con questa legge la scelta degli eletti resta nelle mani di pochi capi corrente, senza nessuna possibilità di scelta per gli elettori e nessuno spazio per candidature indipendenti”.