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di Liana Milella

La Repubblica, 17 maggio 2022

La vicepresidente dei giudici per le indagini preliminari di Milano: “Lo sciopero come forma di protesta è sempre stato strumento da usare con massima cautela”. “Non ho scioperato. Una scelta molto sofferta, ma non mi sentivo di farlo”. Dice così Ezia Maccora, presidente aggiunta dei gip di Milano.

I numeri dicono che l’astensione non è riuscita. Segno di debolezza per la magistratura?

“Lo sciopero come forma di protesta è sempre stata l’extrema ratio, strumento da usare con massima cautela…”.

Che stavolta non c’è stata?

“Ho parlato con molti colleghe e colleghi in questa settimana e avevo percepito la preoccupazione di tutti per questa forma di protesta in un momento storico in cui il Paese fa i conti con gli effetti della pandemia e con una guerra in corso”.

Però i giudici di Nola e Busto Arsizio hanno scioperato in massa e sono stati durissimi contro la riforma Cartabia...

“Comprendo le ragioni che spingono alla protesta questi giovani colleghi, con cui sarebbe molto importante confrontarsi, ma penso che lo strumento avrebbe dovuto essere un altro. Un mezzo idoneo a far capire ai cittadini, ai giuristi, agli avvocati, le criticità della riforma e le nostre preoccupazioni. Per esempio sono state molto utili le assemblee aperte che si sono tenute in molti distretti”.

Adesioni sotto il 40% a Milano, in passato roccaforte delle proteste contro Berlusconi…

“Si trattava di riforme completamente diverse, con un attacco diretto all’indipendenza e all’autonomia della magistratura, e di momenti storici del tutto differenti. In quei casi i magistrati avevano il sostegno di giuristi e di una larga fetta dell’opinione pubblica. Oggi noi siamo preoccupati che i cittadini non capiscano lo sciopero”.

Perché l’Anm e i capi corrente non se ne sono resi conto?

“Non si è capito il vero sentire generalizzato dei magistrati. In molti chiedevamo, visti i tempi lunghi per il voto finale al Senato, di riaprire il dialogo con la politica e con la ministra, e di organizzare giornate aperte ai cittadini per far capire gli aspetti negativi della riforma”.

C’è stato chi ha spinto a tutti i costi verso lo sciopero...

“Chi l’ha fatto oggi deve necessariamente confrontarsi con il fatto di non essere riuscito a rappresentare tutta la magistratura”.

Un segnale c’era già nell’assemblea mezza vuota di Roma del 30 aprile...

“C’è una crisi che coinvolge l’associazionismo e le correnti, e quella scarsa presenza l’ha confermato”.

L’Anm è vissuta come espressione delle correnti?

“La mancata partecipazione allo sciopero è stata trasversale alle correnti. Molti ritengono che non è stato compiuto il salto etico che ci si attendeva dopo il caso Palamara”.

Il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo non è andato in assemblea e ha definito lo sciopero “inutile e inopportuno”.

Pur se il suo giudizio sulla riforma è “pesantemente negativo”...

“Tanti magistrati ritengono che la riforma abbia aspetti decisamente negativi, ma anche positivi, come il ritorno al concorso di primo grado”.

Santalucia, che ha lavorato in via Arenula come capo dell’ufficio legislativo, ripete che la riforma è poco conforme alla Costituzione...

“Ci sono aspetti sicuramente negativi, e c’è da augurarti solo che i decreti delegati li correggano”.

Me ne citi due...

“Creare di fatto una separazione tra pm e giudice. Il migliore pm è quello che valuta le prove con l’occhio del giudice. L’impianto della riforma spinge verso una produttività slegata dalla complessità del lavoro del magistrato”.

Per scioperare i giudici devono avere di fronte una legge monstre? E accettare quelle così così?

“Il problema non è accettare leggi così così, ma mettere in evidenza le criticità, se ci sono, anche duramente, e soprattutto farle comprendere all’opinione pubblica per non avere una magistratura isolata dal Paese. Lo sciopero, oggi, non è lo strumento giusto”.

Lei era al Csm quando ci fu l’ultimo sciopero contro Berlusconi. Allora nessuno ipotizzava un flop. Oggi il calo di consensi è frutto anche di processi finiti nel nulla?

“Esercitare la giurisdizione non è una gara tra chi vince e chi perde. Valutare le prove e arrivare a una decisione è il lavoro che i magistrati fanno tutti i giorni. Senza pensare a vittorie o a sconfitte, e senza compiacere la piazza”.