di Liana Milella e Conchita Sannino
La Repubblica, 16 giugno 2022
Bocciato dal Senato un emendamento, votato a scrutinio segreto grazie all’ok della presidenza, che rilanciava la proposta referendaria sulla custodia cautelare.
È fatta per la riforma del Csm, votati tutti gli articoli, nonostante la Lega. Che, come dicono nel Pd, da Malpezzi a Rossomando a Mirabelli, “si è comportata più da partito d’opposizione che di governo”. Anche tentando un agguato, con l’espressa complicità della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, l’unica cui spetta il via libera sull’ammissibilità degli emendamenti. A sorpresa, eccone uno - il 6.1 - che alle 19 fa rientrare dalla finestra il testo del referendum sulla custodia cautelare, fermo al 20% dei votanti. L’emendamento ripropone lo stop al carcere di fronte al pericolo di commettere lo stesso reato. Non c’entra col Csm e le nuove regole sull’ordinamento giudiziario. Ma 4 leghisti lo sottoscrivono, Urraro, Pillon, Pepe e Pellegrini. Pure FdI, con Ignazio La Russa, piglia le distanze. Il blitz finisce nel nulla, bocciato con 136 voti contro 70. La Lega, che conta 61 senatori, resta da sola. Si astiene Iv.
Ma lo scontro è durissimo. Nella reazione sorpresa dell’autonomista Julia Unterberger c’è tutta la contraddizione politica della proposta: “Mi meraviglio che il partito del law and order voglia abolire il pericolo di reiterazione del reato. È un’assurdità”. Inutilmente ci mette la faccia Giulia Bongiorno. Che si scontra con la Dem Valeria Valente. Perché la presidente della commissione femminicidio insorge contro l’emendamento. “Abbiamo necessità che le misure cautelari vengano adottate di più, e bisogna che l’assemblea si metta una mano sulla coscienza - dice accalorandosi - Negli ultimi dieci giorni sono state ammazzate dieci donne perché nella maggior parte dei casi non sono state rispettate le misure cautelari”.
Grida di rimando la Bongiorno: “Mi dispiace se una donna sbaglia clamorosamente a leggere un testo. E questo testo non attiene allo stalking. Leggete e poi parlate. È una vergogna dire cose campate in aria”. Ma dal Pd non fanno sconti alla manovra leghista. Lo dice la capogruppo Simona Malpezzi quando nota la contraddizione “di una richiesta che viene da una forza politica che dice di voler sostenere l’esecutivo e che alla Camera ha votato la riforma, cercando di portarla a casa, cosa che al Senato sembra non voler fare”.
Eh già, perché la Lega del post referendum si comporta più da partito di opposizione che di governo. Glielo rimprovera Franco Mirabelli, capogruppo dei Dem in commissione Giustizia: “Caro Pillon, conosco Gramsci e Berlinguer, ma non ho mai conosciuto un partito di governo che fa l’opposizione”. È la contraddizione della giornata. Impersonata da Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia auto nominatosi relatore del ddl, che dovrebbe portare nell’emiciclo di palazzo Madama il voto favorevole uscito a mezzanotte dalla commissione, e invece non spende una parola sulla futura legge che il suo gruppo sta cercando di affondare. Marina Castellone, capogruppo M5S, ironizza “su un relatore tutt’altro che imparziale e una forza di maggioranza che piega l’iter di una legge ai suoi disperati tentativi di propaganda, in coda a un clamoroso flop referendario”.
È tutto da vedere con quale faccia oggi i leghisti voteranno a favore della riforma. La Bongiorno lo ha via via garantito, “vogliamo solo migliorarla”, continuava a ripetere. Ma l’insistenza sugli emendamenti aveva messo in agitazione il segretario del Pd Enrico Letta che a Draghi e Cartabia ha consigliato il voto di fiducia.
Quando la giornata si chiude è tranchant il commento della responsabile Giustizia dem Anna Rossomando: “La Lega? Durante tutto l’iter della riforma al Senato mi è sembrato un partito in stato confusionale. Hanno votato non solo i loro emendamenti, ma addirittura quelli dell’opposizione, con il parere negativo del governo sia in commissione che in aula. Poi hanno richiesto il voto segreto su un emendamento, pratica che normalmente mette in campo l’opposizione. Tutto questo con il rischio di affossare la riforma Cartabia che due mesi fa avevano comunque votato alla Camera. Un comportamento davvero incomprensibile”.










