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di Liana Milella

La Repubblica, 14 aprile 2022

Il presidente Anm Santalucia: “Ce lo chiede la base”. Alla Camera nuovo scontro su carriere separate e legge elettorale. Dopo ore di affanno, e mentre la maggioranza si spacca, la riforma del Csm va verso il voto finale in commissione Giustizia. Ma ormai lo sciopero della magistratura è cosa fatta. Ed è lo stesso presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia a ufficializzare la prossima astensione come “ormai inevitabile”. Alle otto di sera, mentre il governo si divide sulla separazione delle carriere e la Lega vota sì alla proposta di FdI, Santalucia dice a Repubblica: “È la base a chiederci lo sciopero.

ta montando una forte protesta di tutta la magistratura contro questa riforma che arriva dai territori. E in queste ore, uno dopo l’altro, si accumulano sulla mia scrivania anche i documenti degli stessi gruppi organizzati. La richiesta è sempre la stessa, una protesta ferma contro una riforma che non tiene conto delle nostre critiche. Gli aspetti che via via, più volte, abbiamo segnalato come inaccettabili non sono stati né eliminati, né attenuati. Anzi, sono stati aggravati”. La decisione ufficiale sullo sciopero ci sarà martedì 19, quando la riforma approderà in aula alla Camera.

E tra i documenti che girano, come quello durissimo della sinistra di Area che parla di una riforma “devastante”, ecco l’appello intitolato “Facciamo presto”, che in poche ore raccoglie centinaia di adesioni e parte dai giudici di Busto Arsizio, Nola e Torre Annunziata in agitazione da giorni. Una “periferia” della magistratura che rifiuta una riforma “dai contenuti tragici e che stravolgerà completamente e definitivamente l’assetto costituzionale”.

E nel frattempo che succede alla Camera? La maggioranza va in pezzi. E cade nel vuoto l’appello che a metà pomeriggio, quando mancano ancora oltre 150 emendamenti da votare, invia il presidente 5S Giuseppe Conte. “È un atto di responsabilità - dice l’ex premier che con l’allora Guardasigilli Alfonso Bonafede ha proposto il primo testo - lavorare tutti per raggiungere un compromesso, ma vedo che Iv si oppone, e non vorrei che qualcuno volesse andare a votare il rinnovo del Csm con le vecchie norme”. Renzi ha già annunciato su Repubblica l’astensione, e il suo Cosimo Maria Ferri, deputato e tuttora magistrato, si dà da fare a ogni riformulazione per mettere in difficoltà il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto di Forza Italia e i relatori, il Dem Walter Verini e il grillino Eugenio Saitta. Si litiga su tutto, anche sul fascicolo “per la valutazione del magistrato”. Lo propone Enrico Costa di Azione e lo sottoscrive via Arenula che però dice che “esisteva già”, mentre i giudici parlano di “schedatura”.

È la Lega a mettere in pratica gli annunci della responsabile Giustizia Giulia Bongiorno. Quando, su un emendamento di FdI sulla separazione delle carriere di giudice e pm, vota a favore, mentre Fi lo boccia. “Sui temi dei referendum dobbiamo essere coerenti con le firme raccolte” aveva detto Bongiorno. E i suoi mantengono la parola. Salvo votare anche la proposta del governo che consente un solo passaggio da una funzione all’altra entro dieci anni dall’ingresso in carriera. Ma lo show down arriva con quello che la stessa Bongiorno battezza ironicamente “l’emendamento ex Bongiorno, così come si parlò di ex Cirielli”, cioè quello sulla legge elettorale. “Lo votiamo, certo, ma solo per spirito di collaborazione perché la riforma deve andare avanti, ma è stato annacquato e non rispecchia il cambiamento che aveva chiesto la Lega”.