di Liana Milella
La Repubblica, 25 maggio 2022
Bongiorno: “La legge raggiunga gli stessi obiettivi del referendum”. Oltre 260 le proposte di modifica. La responsabile giustizia della Lega: “Non vogliamo rappresentare un ostacolo, né far perdere tempo, ma vorremmo cercare di migliorare questo testo e ottenere che anche gli altri partiti ci stiano”.
Pioggia di emendamenti, al Senato, sulla riforma del Csm. Nessuno del Pd, 4 di Forza Italia, 8 di M5S e altrettanti di Piero Grasso, ma ben 60 della Lega e 86 di Italia viva. Nonché 92 di FdI. In commissione Giustizia stanno preparando il fascicolo, e se ne discuterà la prossima settimana. In aula si andrà il 14 giugno. E mentre la ministra della Giustizia Marta Cartabia ripete: “Richiamo tutti al senso di responsabilità”, la responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno a Repubblica dice: “Se la riforma del Csm riuscisse a fare quello che fanno i referendum sulla giustizia, allora sarebbe un ottimo risultato”. Sessanta emendamenti per fare la guerra? Replica Bongiorno: “Noi non vogliamo rappresentare un ostacolo, né far perdere tempo, ma vorremmo cercare di migliorare questo testo e ottenere che anche gli altri partiti ci stiano”.
E partiamo dalla Lega allora per capire cosa può succedere a palazzo Madama nelle prossime due settimane, quando la partita della riforma del Csm incrocia i cinque referendum sulla giustizia per cui i cittadini italiani voteranno il 12 giugno in contemporanea con le elezioni amministrative. Ricordiamoli: separazione delle carriere dei giudici, responsabilità civile diretta, via la legge Severino sull’incandidabilità dei condannati, piena presenza degli avvocati nei consigli giudiziari, no alla raccolta delle firme per candidarsi al Csm.
Chiediamo a Bongiorno quale sia il peso e il valore dei 60 emendamenti. Lei replica: “Faccio una premessa. È da ottobre scorso che noi della Lega insistiamo per modificare questa riforma, perché si potevano fare cose importanti sulla giustizia, e c’era anche tempo per farle. Si poteva puntare a una legge costituzionale bellissima che sarebbe rimasta nella storia, e questo ministro avrebbe anche meritato di farla. Credo che non le abbiano consentito, e penso al Pd, di fare il percorso come lei avrebbe voluto”.
Sì, ma adesso questi emendamenti puntano a spaccare la maggioranza e a bloccare la riforma? Bongiorno è netta nella risposta: “Ma no, noi siamo super collaborativi. Stiamo solo cercando di dare voce a una serie di problemi. Vorremmo cercare di migliorare questo testo e ottenere che anche gli altri partiti ci stiano. Ma non vogliamo rappresentare un ostacolo, né far perdere tempo. Però, in modo tranquillo, come del resto dimostrano le riunioni che si sono svolte, abbiamo riproposto emendamenti frutto anche delle ultime audizioni al Senato, come quella dell’Avvocatura dello Stato”. Che è contraria all’ingresso nei propri ranghi dei magistrati in uscita dalla politica. Bongiorno conclude: “Il nostro tentativo è quello di migliorare al massimo la riforma, andando anche ben oltre i referendum. Ma un fatto è certo, se la riforma riuscisse a fare quello che propongono i referendum sarebbe un ottimo risultato”.
E, di seguito, ecco i temi degli emendamenti leghisti, che potrebbero ben raccogliere anche i voti di Italia viva, che conferma la sua astensione come alla Camera: ovviamente gli stessi temi oggetto dei referendum, dalla netta separazione delle funzioni, alla responsabilità civile diretta, all’abolizione della legge Severino. Ma ecco poi il sorteggio temperato per eleggere i togati del Csm, e anche il sorteggio dei collegi in cui si vota. Una stretta sui magistrati fuori ruolo e proposte per migliorare il concorso in magistratura. Poi un’idea su cui insiste molto la stessa Bongiorno: “Chi sta al Csm, nei 5 anni successivi non deve più rivestire incarichi direttivi”. Di certo insidiosi gli emendamenti della Lega perché possono conquistare il voto di Fratelli d’Italia - che ne propone 92 per conto suo - e anche quello di Iv. Che nei suoi 86 emendamenti ripropone tutti quelli già respinti alla Camera, soprattutto sul rientro in ruolo dei magistrati scesi in politica oppure cooptati dalla stessa politica nei ministeri. Nonché il sorteggio per il Csm.
Ma in casa Dem - con il capogruppo in commissione Giustizia Franco Mirabelli - si coglie invece ottimismo. Nessuna proposta di modifica dal Pd, proprio per dimostrare che la riforma dev’essere approvata così com’è. Dice Mirabelli: “Sarebbe grave se gli emendamenti, in particolare quelli della Lega, fossero il segnale della volontà di non rispettare un impegno che la ministra Cartabia ha chiesto a tutti. Cioè garantire il voto favorevole alla riforma del Csm in tempi brevi e sufficienti per votare il nuovo Csm”.
Un voto che, calendario alla mano, arriverà per fine settembre, visto che l’attuale Csm scade il 25, e quindi approvando la riforma a giugno, c’è il tempo per organizzare la macchina del voto. Per questo Mirabelli aggiunge: “Il provvedimento è stato votato alla Camera da tutta la maggioranza ad aprile, e non si capisce perché adesso debba essere cambiato. Non votare questa riforma, che è legata anche al Pnrr, sarebbe grave”. E comunque, conclude Mirabelli “registro la convergenza del Pd e del M5S di approvare il provvedimento così com’è”.
In realtà il M5S i suoi 8 emendamenti li ha presentati, in linea con i tentativi fatti alla Camera di tornare allo spirito della riforma originaria, quella dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. In questa direzione - come spiega la responsabile Giustizia Giulia Sarti - ecco richieste di modifica che riguardano tre filoni, le valutazioni di professionalità e quindi la soppressione del fascicolo del magistrato; il ritorno ai quattro passaggi da pm a giudice e viceversa, o al massimo a due passaggi; cancellare illeciti disciplinari punitivi, a partire da quello sulla presunzione di innocenza.
Come il M5S anche l’ex magistrato ed ex presidente del Senato Piero Grasso si è concentrato su pochissime modifiche. Di cui solo una si può considerare ostile alle toghe, quando Grasso chiede che non torni ad avere funzioni giurisdizionali il magistrato che si è anche solo avvicinato alla politica. Come il M5S, Grasso vuole piena libertà di passaggio da una funzione all’altra - “perché nella mia vita professionale ho sperimentato che questo arricchisce il giudice” - nonché chiede che dal fascicolo di ogni toga (la norma lanciata da Enrico Costa di Azione, per intenderci) sia cancellato il passaggio in cui si parla di “anomalie nelle fasi successive”, per cui se nel corso del processo una decisione viene cambiata questo potrà diventare un elemento negativo di valutazione per la carriera. Grasso dice no a inviare al ministro della Giustizia i piani di organizzazione delle procure: “Sarebbe un’ulteriore ingerenza del potere politico, dopo quella di un Parlamento che decide ogni anno come e dove debba muoversi l’azione penale”. Infine un netto no a membri laici del Csm che provengano dal Parlamento, visto che “la Costituzione parla solo di professori e avvocati”.










