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di Edmondo Bruti Liberati

La Stampa, 27 aprile 2022

Il voto alla Camera chiude la prima fase della vicenda del Ddl 2681 sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm presentato il 28 settembre 2020 dal ministro Bonafede: una proposta piuttosto sgangherata ispirata a un ridimensionamento del Csm, con ampie concessioni alla demagogia del sorteggio. La Commissione, nominata dalla nuova ministra Cartabia, presieduta dal professor Massimo Luciani ha elaborato una organica riscrittura della riforma Bonafede, con l’abbandono del ridimensionamento del Csm e ha proposto un innovativo sistema elettorale.

Dopo una lunga gestazione il Consiglio dei ministri ha varato un maxiemendamento che ha raccolto la logica della commissione Luciani, ma ha introdotto discutibili nuove disposizioni. Su questo testo si è poi sviluppato un fuoco di fila da parte di esponenti delle stesse forze politiche di governo con emendamenti che ne avrebbero stravolto l’impianto.

La filosofia di questi emendamenti e, ancor più, il battage di dichiarazioni che li accompagnava sembravano ispirati ad uno spirito di vendetta e di umiliazione della magistratura, più che alla costruzione di una organizzazione idonea a perseguire l’efficienza del sistema di giustizia. Il tutto in un clima surreale in cui si dimenticava che gli ambiziosi obiettivi di riduzione dei tempi del processo civile e penale perseguiti con il Pnrr sostanzialmente si reggono sulle spalle della magistratura. Ardite giravolte poi sul sistema elettorale del Csm. Se il sonno della ragione produce mostri, il sacrificio sull’altare della demagogia genera assurdità. Gettato nel cestino il Voto Singolo Trasferibile, proposto dalla Commissione Luciani, si passa a un sistema maggioritario binominale. Fino a ieri andava di moda lo slogan “piccoli collegi per avvicinare candidati ed elettori”. Poi contrordine: sorteggio dei grandi collegi. L’assurdità del metodo ha infine indotto gli stessi presentatori a fare marcia indietro.

Le richieste più demagogiche nel dibattito parlamentare in Commissione hanno creato un clima di attacco alla magistratura che ha provocato giuste reazioni, ma insieme chiusure corporative nell’Anm fino a evocare lo sciopero.

Il testo infine approvato ha ridimensionato le punte estreme, ma rimangono sgrammaticature e irrazionalità e soprattutto il sapore di uno spirito se non di vendetta, certo di umiliazione della magistratura. Un recente scritto di Luciano Violante è intitolato “Senza vendette. Ricostruire la fiducia tra magistrati, politici e cittadini”. La magistratura non può ignorare il discredito derivato dalla penosa vicenda dell’Hotel Champagne e ha il dovere di impegnarsi per riconquistare la fiducia dei cittadini, ma ciò e possibile fuori di un clima di “vendette”.

Vediamo luci e ombre del testo approvato che se passerà rapidamente al Senato consentirà il rinnovo del Csm, nei tempi previsti o almeno con un minimo ritardo. Le ombre: occhiuto sistema di controllo della produttività del singolo magistrato, a prescindere dalla organizzazione complessiva dell’ufficio, valutazione dell’esito dei procedimenti attraverso la rilevazione delle “performance” evocando impraticabili parametri numerici, introduzione di nuove figure disciplinari su presupposti del tutto vaghi, accentuazione della gerarchia interna, limitazione drastica dei passaggi tra giudici e pm. Le luci: riconoscimento delle cosiddette “circolari” del Csm di attuazione dei principi generali fissati per legge, eliminazione del sistema di punteggi per il conferimento degli incarichi direttivi, lasciando spazio a un ineludibile e necessario margine di discrezionalità, valorizzazione del ruolo dell’avvocatura nei Consigli giudiziari, controllo del Csm sui progetti organizzativi delle Procure da raccordare alle tabelle del Tribunale, ringiovanimento della magistratura con la possibilità di accesso al concorso subito dopo la laurea.

Il chiaroscuro. Di fronte alla demagogia dominante che pretenderebbe, nella “lotta” alle correnti, di ignorare che i magistrati hanno idee diverse e intendono votare i candidati più vicini alle loro posizioni sulla organizzazione della giustizia, i correttivi introdotti al sistema elettorale del Csm consentiranno comunque uno spazio alle posizioni minoritarie. Svoltata questa pagina, più male che bene, ci si dovrà ora impegnare per misure utili a una giustizia migliore e più efficiente. Un tema ad esempio ignorato: con il ritorno all’accesso al concorso subito dopo la laurea occorre un deciso impegno sul tirocinio iniziale dotando la Scuola Superiore della Magistratura del personale docente necessario.

L’Associazione Nazionale Magistrati ha tutte le ragioni per raccogliere la protesta dei magistrati, che si vedono attaccati e umiliati proprio quando lavorano a far ripartire la macchina della giustizia dopo l’emergenza Covid. Ma l’Anm sarà all’altezza della sua migliore tradizione se, in luogo dell’evocato sciopero, si impegnerà a indirizzare la protesta in una critica costruttiva e nell’impegno per un migliore servizio di giustizia. Questo lo scatto di orgoglio che ci si aspetta come risposta della magistratura italiana per ricostruire la fiducia dei cittadini.