di Andrea Joly
La Stampa, 6 luglio 2025
“Persino il paladino della lotta alla mafia era convinto che dopo il processo accusatorio il giudice non potesse essere “parente” del pubblico ministero”. La riforma della giustizia è al centro di un convegno stamane a Palazzo Civico con il ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, il magistrato Edmondo Bruti Liberati e il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, che è stato molto esplicito: “Porteremo a casa la riforma a ogni costo. Per noi è una priorità”.
Tema dell’incontro, promosso da Forza Italia, “Dalla separazione delle carriere alla riforma del Csm - La riforma della Giustizia di Forza Italia”: “Siamo convinti - ha spiegato Sisto - che siamo sulla strada giusta: logica e culturalmente nata da molto lontano. Nasce da Matteotti e da Calamandrei, nasce da Falcone. Qualcuno dice che Falcone non possiamo citarlo, ma lo facciamo: il 3 ottobre del 1991 rilasciò una bellissima intervista a Mario Pirani in cui disse chiaramente che il Pm non deve essere un paragiudice. Ho semplificato, naturalmente, e bisogna leggerla nella sua interezza per capire come il paladino della lotta alle mafie fosse convinto che dopo il processo accusatorio il giudice non potesse essere “parente” del pubblico ministero. Noi siamo sulla stessa linea, lo diciamo con grande orgoglio. Vorrei che si perdesse l’idea che sia una battaglia contro la magistratura, e che si capisse che la nostra è una battaglia per una giustizia più corretta”
“La riforma della giustizia per Forza Italia è epocale. Avere un giudice diverso da chi difende come da chi accusa è una garanzia per il cittadino ma vorrei essere chiaro: non ci sono battaglie contro la magistratura, anzi è esattamente il contrario: noi puntiamo a liberare la magistratura dal gioco delle correnti. Un magistrato deve essere giudicato per quello che è, per quello che vale, non per appartenenza a una corrente o a un’altra”.
“La separazione delle carriere cerca di dare al processo una geometria costituzionale - ha aggiunto Sisto - il giudice equidistante come in un triangolo isoscele: in cima il giudice, alla base, alla stessa distanza, accusa e difesa. Un recupero di logica all’interno del processo e soprattutto un cittadino che nel processo sarà più sicuro. La terzietà del giudice garantisce la sua imparzialità. Un giudice terzo è naturalmente più capace di essere imparziale”











