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Avvenire, 7 luglio 2019

 

L'Anm, che ha riunito ieri il Comitato direttivo, si dice "disponibile" al confronto "ma non 5 minuti prima" del varo. Il ministro ribatte: l'interlocuzione è già avvenuta con i precedenti vertici, così si parte con il piede sbagliato. E' calato il gelo, in vista dell'imminente presentazione del pacchetto di riforme della giustizia, tra l'Associazione magistrati e il Guardasigilli Alfonso Bonafede.

L'Anm giudica pochi i dieci giorni entro i quali il ministro vuole portare i provvedimenti in Consiglio dei ministri e chiede più tempo per il confronto. "Le riforme potranno piacere o non piacere, ma parlare di mancanza di interlocuzione è totalmente fuori luogo, oltre a dimostrare evidentemente che si vuol partire con il piede sbagliato", ha tagliato corto Bonafede.

Poi ha ribadito: "Entro dieci giorni conto di portare la riforma del processo civile, di quello penale e del Csm al Consiglio dei ministri. Sono testi scritti dopo una lunga e serrata interlocuzione con avvocati e magistrati, questi ultimi rappresentati al tavolo proprio dall'Anm, nella persona dell'allora presidente Francesco Minisci. Non è colpa mia se l'Anm, per accontentare tutte le correnti, è arrivata al punto di prevedere la rotazione del presidente". Intervenendo al Comitato direttivo centrale dcll'Anm - che ha deferito ai probiviri dcl prepensionando Pg della Cassazione Riccardo Fuzio indagato per aver rivelato a Luca Palamara particolari dell'inchiesta di Perugia - il nuovo presidente Luca Poniz ha detto ieri che l'associazione è disponibile a un confronto sulle riforme, ma non "cinque minuti prima" del loro varo.

L'Anm è pronta a fornire "le più alte e migliori proposte", ha spiegato Poniz, ma "il tempo di dieci giorni soffocherebbe il nostro intendimento". Per dimostrare la sua buona volontà, il "parlamentino" delle toghe ha approvato ieri (con il voto contrario di Magistratura indipendente e dell'ex-presidente Pasquale Grasso) regole interne più stringenti in vista delle elezioni suppletive di ottobre del Csm, quando si dovranno scegliere i sostituti di due dei consiglieri togati che si sono dimessi per la bufera provocata proprio dall'inchiesta di Perugia sulle presunte manovre per pilotare le nomine api cali di alcune procure.

Si punta, in sostanza, a favorire candidature indipendenti rispetto alle correnti e si prevede l'incandidabilità al Csm di chi attualmente ricopre incarichi negli organi direttivi dell'Anm o delle sue varie componenti, di chi fa parte dei Consigli giudiziari e dei magistrati fuori ruolo. Ma Bonafede tira dritto e non cede sulla tempistica: "Non c'è tempo da perdere", ha detto, è finita l'epoca "dei gattopardi e di chi intende fare melina".