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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 29 aprile 2021

 

L'Ocf segnala la necessità di aprire un dialogo con l'Avvocatura. Dopo il via libera di ieri al Recovery Plan, gli avvocati pur "consapevoli" della necessità di accorciare i tempi del processo, pongono l'accento sulle garanzie incomprimibili della difesa. Anche il Senato, dopo la Camera, ha approvato ieri sera la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del premier Draghi sul Recovery Plan. Il piano italiano sarà presentato oggi in Commissione Europea, insieme con quello della Spagna. Il piano, come è noto, prevede anche corposi interventi sulla Giustizia. In particolare l'accento è puntato sulle riforme volte a ridurre i tempi del processo.

Un refrein quello della deflazione che ha però incontrato le critiche del Consiglio nazionale forense - "non prevalga su riforme di sistema" e delle Camere civili - "si rischia di ledere i diritti di cittadini e imprese". "Pur condividendo la scelta del governo di investire nell'ampliamento delle piante organiche, nell'organizzazione degli uffici e nelle competenze degli operatori della giustizia, limitando all'indispensabile gli interventi sulle norme processuali - ha affermato la presidente del Cnf Maria Masi -, appare però riduttivo e inibitorio il leitmotiv della deflazione e riduzione dei tempi del processo che prevale su tutto e lascia ai margini riforme di sistema che sarebbero, al contrario, prioritarie a fronte del cospicuo investimento di risorse interne ed europee".

"Ben vengano - ha proseguito - l'attenzione alla digitalizzazione e il rafforzamento dell'ufficio del processo ma sugli interventi 'endoprocessuali', con riferimento al settore civile, se sono condivisibili gli interventi sul processo esecutivo e la volontà di rendere più scorrevole e concentrata la cognizione ordinaria, non può non rilevarsi come manchino proposte di ampio respiro volte a migliorare la qualità complessiva della decisione giudiziaria: mai compare, per esempio, il riferimento alla specializzazione del giudice mentre in più punti si riferisce l'inaccettabile invocato ampliamento delle ipotesi dei filtri in appello e dei meccanismi di inammissibilità delle impugnazioni, arando, ancora, il tema della deflazione dei ruoli".

Preoccupazioni simili sono state espresse anche dall'Unione nazionale delle Camere civili (UNCC). Dalla Commissione per la modifica del processo civile, scrivono gli avvocati civilisti in una nota, rischia di uscire una riforma "in cui, in nome di un malinteso principio d'efficienza, si comprimono i diritti del cittadino nel processo". Si perché secondo l'Uncc gli interventi consisterebbero in un "semplice rispolvero di vecchie proposte", quali la riduzione dei termini di difesa, le preclusioni e i filtri.

"In una fase storica di profonda crisi sociale ed economica - proseguono le Camere civili - la riforma non può comprimere la legittima domanda di giustizia, ma deve anzi puntare a garantire una migliore risposta. Tagliare le difese non risolve i problemi del processo civile, ma lede i diritti di cittadini e imprese". Perché la riforma della giustizia "non può essere calata dall'alto", neppure per intercettare i fondi UE. Per questo motivo, l'UNCC chiede che venga resa pubblica la bozza di riforma del processo civile prima del suo voto parlamentare, "affinché sulla stessa possa essere avviato un dibattito ampio, franco e costruttivo, allargato ai cittadini e a tutti i professionisti della Giustizia".

Per l'Organismo Congressuale Forense: "Una riforma del processo civile equilibrata, ragionevole e che accorci i tempi dei processi per una giustizia più rapida e di qualità, fondamentale anche per lo sviluppo economico, non può prescindere dal dialogo e dall'apporto che può dare l'Avvocatura". "Sono state approvate - prosegue l'Ocf - mozioni congressuali di fondamentale importanza e che hanno portato all'elaborazione di un documento contenente concrete proposte emendative al progetto di riforma esistente in Parlamento e già portato a conoscenza".

Sul fronte penale il Consiglio nazionale forense "condivide" le indicazioni di riforma volte alla semplificazione mediante il deposito telematico degli atti, un maggiore accesso ai riti alternativi e il rafforzamento della udienza preliminare. Così come l'idea di delimitare i tempi delle indagini preliminari e la durata delle fasi e gradi del processo. "Purché però - afferma la Presidente Masi - la violazione sia presidiata da sanzioni di natura processuale. Al contrario, si respinge fermamente ogni proposta di correttivi che abbia ricadute sulla effettività del diritto di difesa costituzionalmente garantito, e che si traduca in un ostacolo all'accesso alla giustizia, come l'ipotesi normativa di riforma delle impugnazioni".

Per quanto concerne le misure 'extraprocessuali, il Cnf è "consapevole" del ruolo che potrebbero avere le ADR nel recupero dell'efficienza, tuttavia ritiene che la loro valorizzazione debba essere "parametrata all'effettivo bisogno di tutela del cittadino e delle imprese". "Infine - conclude Masi - pur nella convinzione della indilazionabile necessità di una riforma profonda della giustizia familiare e minorile, il Cnf approva l'annunciato intervento sul rito e sulle garanzie di un giusto processo di famiglia con la prospettiva, a medio tempore, di un intervento più profondo, che interessi pure gli aspetti ordinamentali".