di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 5 luglio 2019
Indagini più rapide e nuovi vincoli sulle incompatibilità. Dalla procedura penale al Csm, si stringono i tempi sugli interventi di riforma. E, mentre lo scandalo che ha investito il Csm si allarga e ieri ha provocato il congedo anticipato del Pg della Cassazione Riccardo Fuzio, si infittiscono i contatti tra ministero della Giustizia e Lega, capofila per quest'ultima il ministro della Funzione pubblica Giulia Bongiorno.
Obiettivo la presentazione in Consiglio dei ministri di una legge delega già prima dell'estate nella quale inserire le modifiche ai Codici di procedura, sia penale sia civile, ma anche le misure sul funzionamento del Csm. A parte, per garantire uno confronto più ampio con il Parlamento, un disegno di legge sul sistema elettorale del Consiglio della magistratura. Cruciale, nello scandire l'agenda degli interventi, è il tema della prescrizione, il cui congelamento all'altezza della pronuncia di primo grado, di qualsiasi segno essa sia, è già stato fissato dalla legge "spazza-corrotti" al 1° gennaio del 2020.
L'accordo politico preso tra le forze di Governo stabilisce che, entro quella data, dovrà essere messo in campo un pacchetto di misure per accelerare i tempi dei giudizi penali. Di qui un confronto che, nei mesi scorsi, ha coinvolto anche Anm e Camere penali. Che però non porterà verosimilmente a un testo da tutti condiviso. Su un tema chiave, per esempio, quello della durata delle indagini preliminari, le posizioni di avvocati e magistrati sono opposte.
E al ministero si sta riflettendo su una soluzione che prevedrebbe una proroga sola di 6 mesi, fatti salvi casi particolari, con una messa a disposizione degli atti dopo 3. Possibile poi l'introduzione di sanzioni per chi non rispetta i termini, mentre nel testo dovrebbero confluire anche un deciso impulso ai riti alternativi, con possibile estensione dei casi in cui è ammesso il patteggiamento, e una revisione del meccanismo delle notifiche, incentivando quelle telematiche e a mezzo difensore.
Sul versante del Csm, si prevede un irrigidimento sulle incompatibilità, in entrata o in uscita, sia per i componenti togati sia per i laici. Per i primi, una volta lasciato il Consiglio, sarà impossibile l'assunzione di incarichi giudiziali direttivi per 4 anni; per i secondi il divieto invece riguarderebbe la presentazione di candidature da parte di chi nei 5 anni antecedenti ha ricoperto ruoli politici elettivi.
Sarà poi prevista anche una stretta per le remunerazioni dei consiglieri, equiparandole di fatto, nel massimo, a quelle dei dirigenti pubblici, con un tetto di 240.000 euro. Quanto al funzionamento, gli avanzamenti in carriera dovrebbero essere più legati a valutazioni meritocratiche, con una possibile predeterminazione di punteggi, mentre sarebbero possibili anche soluzioni più radicali, tali da concentrare il ruolo del Consiglio superiore soprattutto nella nomina dei soli vertici dei principali uffici giudiziari.










