di Ilaria Lombardo
La Stampa, 17 luglio 2021
Il ministro non esclude che Palazzo Chigi minacci la caduta del governo. Grillini divisi tra voglia di cambiare la norma e ricerca del compromesso.
A Palazzo Chigi cominciano a temere davvero che la riforma della giustizia possa finire in un incubo parlamentare senza alcuna via d'uscita. Attorno a Mario Draghi lo temono a tal punto che non escludono che il presidente del Consiglio possa chiedere di apporre il voto di fiducia tra venerdì 23 luglio, giorno in cui è previsto che il maxi-emendamento arrivi alla Camera, e il 26.
Il banchiere vuole che il pacchetto di proposte sul processo penale e sulla prescrizione preparato dalla Guardasigilli Marta Cartabia passi integro, senza modifiche, entro luglio alla Camera, e pochi giorni dopo al Senato. Solo così Draghi crede di assicurarsi l'ok alla riforma a cui sono vincolati i finanziamenti europei del Piano nazionale di rinascita e resilienza (Pnrr), e intende farlo prima che il semestre bianco, quando non sarà più possibile sciogliere le Camere, consegni ai partiti la libertà di sbarazzarsi della disciplina di governo. Draghi è impensierito dal M5S. In attesa di incontrare, lunedì o martedì, Giuseppe Conte il premier ha sondato Luigi Di Maio.
Il ministro degli Esteri non può nascondere che la gran parte dei 5 Stelle chiede di cambiare il testo e sa che questa è anche l'intenzione di Conte. Tra i ministri grillini Di Maio è stato il principale artefice della mediazione, a sostegno del compromesso a cui ha lavorato con Cartabia la sottosegretaria Anna Macina. Un compromesso che è stato disconosciuto dall'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, molto legato a Di Maio e amareggiato per il cedimento dei ministri a cui deputati e senatori avevano consegnato il mandato di astenersi in Cdm.
L'ex capo politico è molto preoccupato. Sente che l'umore a Palazzo Chigi non è dei migliori e teme che Draghi possa tornare a minacciare di salire al Quirinale per dimettersi come ha fatto per convincere i ministri 5 Stelle a dire sì alla riforma. Votare no o astenersi, è la preoccupazione di Di Maio, potrebbe significare un'immediata crisi di governo. Cosà farà, si chiede, il Movimento in caso di fiducia? C'è chi ricorda il precedente sul Tav Torino-Lione.
Agli sgoccioli del Conte 1, quando fu chiaro che il premier e il governo non potevano più fermare i lavori, come i grillini avevano promesso per anni, il Movimento 5 Stelle in Aula votò comunque contro. Quasi in solitaria: il voto si ridusse a pura testimonianza. Potrebbe succedere di nuovo. Ma questa volta portandosi dietro un'incognita: quale sarà la reazione di Draghi? Il premier dovrebbe accettare una prima seria sbavatura nella sua maggioranza e andare avanti così. Lo farà? Di Maio ha paura di no. Per questo, e per quanto può, sta consigliando prudenza, nella convinzione che la riforma poteva essere sì migliore, "ma potrebbe ancora essere peggiorata", se il testo verrà aperto alle modifiche del Parlamento.
La leadership di Conte ha già aperto una nuova fase. I deputati e i senatori del M5S cercano una dialettica più vivace con il governo e con Draghi. E sulla giustizia la maggioranza di loro ha ritrovato toni di intransigenza. Poi c'è qualcun altro che nelle chat si fa portavoce degli stessi timori di Di Maio, pensa che andare allo scontro con il premier possa rivelarsi controproducente e rilancia i sondaggi che danno i 5 Stelle in calo di due punti percentuali in appena un mese. Da giurista però Conte ne fa una questione di merito, oltre che di principio politico.
Per chi - come lui e altri - difende il vecchio testo della riforma Bonafede l'improcedibilità dopo i tempi prefissati per il giudizio in secondo grado e in Cassazione non può valere per reati anche gravi e per tutti i processi. Il clima è tesissimo. E lo prova cosa è accaduto ieri. È bastato che dal ministero della Giustizia arrivasse per errore un testo con la precedente formulazione dei tempi della prescrizione, peggiorativa per i grillini, per scatenare la rabbia del Movimento. Un piccolo incidente a cui hanno subito rimediato gli uffici di Via Arenula inviando una nota a Palazzo Chigi e trasmettendo alla Commissione Giustizia "il testo conforme e corretto a quello approvato dal Consiglio dei ministri". Quello che i ministri 5 Stelle hanno votato controvoglia e che ora i parlamentari proveranno in tutti i modi a cambiare.










