di Francesco Olivo
La Stampa, 24 aprile 2023
Si procederà per gradi iniziando dall’abolizione della norma incubo per i sindaci. Il primo tassello della riforma della giustizia sarà l’abolizione (sostanziale) dell’abuso d’ufficio, l’incubo di migliaia di sindaci, e la riforma del reato di traffico di influenze. Poi toccherà alle modifiche alla legge Severino, alle norme sulle intercettazioni e, più in là (più lontano possibile), la madre di tutte le riforme: la separazione delle carriere. Nei prossimi giorni il ministero di via Arenula completerà il primo passaggio e a maggio i testi finiranno sul tavolo del Consiglio dei ministri. I più ottimisti parlano della prima metà del mese.
La riforma della giustizia, lo ripetono tutti a Palazzo Chigi, è uno dei pilastri dell’azione di governo. Ma le incognite sono molte e il timore di riaprire una stagione di scontri con la magistratura ha fatto prevalere la prudenza. Così, il ministro Carlo Nordio procede per gradi, capitolo per capitolo, proprio per evitare un impatto troppo violento.
Il criterio sarà quello di affrontare le questioni più urgenti, ma soprattutto meno controverse. L’abuso d’ufficio ha queste caratteristiche. L’urgenza arriva soprattutto dal momento storico: con il Pnrr l’obiettivo è sollevare i primi cittadini dalla cosiddetta “paura della firma”, che può pregiudicare l’esigenza di procedere con massima fretta nella realizzazione dei progetti legati ai fondi europei. Il reato punisce fino a quattro anni il pubblico ufficiale “che procuri illegittimamente a sé o ad altri un ingiusto vantaggio di natura patrimoniale” o “arrechi ad altri un danno ingiusto”. Le richieste di modifica della legge arrivano da tutti i partiti, con l’eccezione del Movimento 5 stelle, che tra le proprie fila conta ormai pochi sindaci. Non è un caso, infatti, che la richiesta più pressante negli anni sia arrivata dall’Anci, l’associazione dei Comuni, presieduta da un esponente dem come Antonio Decaro. Nell’ultima assemblea svoltasi a Bergamo lo scorso novembre, anche Giorgia Meloni si era impegnata a intervenire: “Bisogna definire meglio a partire dall’abuso d’ufficio le norme penali per i pubblici amministratori, che oggi hanno un perimetro così elastico che lasciano spazio a interpretazioni troppo discrezionali. La paura della firma inchioda la nazione”. Parole che sembravano indicare la strada di una modifica del reato e non della sua cancellazione. E questa era la linea di Fratelli d’Italia, difesa strenuamente al ministero, dal sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove. Nel frattempo, però, grazie all’asse tra Nordio, il viceministro Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) e l’altro sottosegretario Andrea Ostellari (Lega), sembra aver prevalso la linea dell’abrogazione. “Per ben tre volte si è cercato di modificare il reato - spiega Pietro Pittalis di Forza Italia, vicepresidente della Commissione giustizia alla Camera -, ma il fatto che stiamo ancora qui a parlarne dimostra una sola cosa: l’abuso d’ufficio è irriformabile e va cancellato del tutto”.
L’altro reato finito nel mirino è “il traffico di influenze”, che verrà con tutta probabilità modificato perché considerato troppo esposto a interpretazioni arbitrarie dei giudici. Prima dell’estate si potrebbe poi intervenire sulla Legge Severino, per limitare i casi di incandidabilità e di decadenza dall’incarico ai condannati in via definitiva e non già in primo grado. Gli occhi di tutti, però, sono puntati sulla separazione delle carriere, “è un nostro obiettivo”, dice a La Stampa il vicepremier Antonio Tajani. Il programma del centrodestra prevede questa riforma, che al momento è in Commissione Affari costituzionali alla Camera. Sisto, davanti alle proteste degli avvocati per la timidezza riformatrice dell’esecutivo, ha risposto: “Il ministero farà la sua proposta entro il 2023”. Frasi concordate con Nordio. Anche in Parlamento, nonostante la pressione di Forza Italia, le cose vanno a rilento e i segnali che FdI ha mandato vanno nella direzione di frenare. La considerazione è più politica che giuridica: per fermare questo progetto parte della magistratura è pronta a fare le barricate. “Questa riforma richiede tempi più lunghi”, dice Nordio. Per questioni costituzionali, ma anche di opportunità.










