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di Liana Milella


La Repubblica, 25 luglio 2021

 

Il leader dei 5 Stelle hafatto avere a Cartabiale sue contro-proposte. Dal Pd, Letta fiducioso: importante che si voti prima della pausa estiva. La mafia è lo spartiacque di Giuseppe Conte sulla riforma della giustizia. "O tutti i reati di mafia vedono arrivare la fine del processo oppure anche la fiducia sulla riforma della giustizia diventa a rischio" è il ragionamento dell'ex premier e ora presidente di M5S. Prendere o lasciare, perché sulla mafia non si scherza.

E non è neppure lontanamente pensabile che un processo per una estorsione di mafia possa finire nel baratro dei processi improcedibili. Quelli che non vedono la fine. Che si chiudono senza una sentenza. Lasciando, quindi, il mafioso libero di tornare a vessare un povero commerciante. Neppure immaginabile la reazione che un fatto del genere provocherebbe in un paese di mafia dove un commerciante rischia la vita per dire no all'esattore del pizzo. Sarebbe il segnale di uno Stato debole. Che lascia i cittadini in balia di Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra. Inaccettabile per M5S. Per seguire il ragionamento che Conte fa con i suoi, "nessun processo di mafia deve finire nel nulla".

In un sabato in cui solo apparentemente la trattativa sulla riforma della giustizia sembra ferma, in realtà si muove un tassello determinante nel confronto tra M5S e palazzo Chigi. Perché Conte mette un paletto dal quale, per dirla sinteticamente, "non si torna più indietro". Perché, appunto, nell'Italia delle stragi di mafia, nell'Italia dove sono morti per mano della mafia giudici come Falcone e Borsellino, non è pensabile che un solo reato di mafia vada in fumo. Né i parlamentari di M5S possono accettarlo. Conte riflette con i suoi e nello stesso tempo tranquillizza chi, dentro M5S, è preoccupato. M5S non potrà chiudere un occhio sulla mafia, né potrà accettare che un solo reato di mafia, quindi non solo gli omicidi che già sono imprescrittibili e improcedibili, ma anche tutti gli altri, non veda alla fine una sentenza.

Sul tavolo del premier Mario Draghi - che dopo il Consiglio dei ministri di giovedì sera aveva pronunciato parole secche sulla fiducia - Conte mette una condizione imprescindibile per lui e per tutto M5S: inserire tutti i reati di mafia nella lista di quelli che devono vedere la fine del processo. Altrimenti, è il messaggio politico di Conte, "anche la fiducia diventa a rischio". Una fiducia sul cui esito non ha dubbi il segretario del Pd Enrico Letta, "fiducioso sul fatto che il voto troverà una maggioranza unita". Ma l'importante, dice ancora Letta, è che "un voto prima della pausa estiva approvi la riforma".

I giochi si faranno a partire da lunedì, con i 1.631 emendamenti ancora intonsi sul tavolo della commissione Giustizia presieduta da Mario Perantoni di M5S dove incombe pure la richiesta del forzista Pierantonio Zanettin di cambiare l'abuso d'ufficio e di riaprire il "perimetro" della legge. Ma l'esito stesso della commissione dipende dalle interlocuzioni tra Draghi, Cartabia e Conte. Se sui reati di mafia si trova un'intesa, anche i 931 emendamenti di M5S potrebbe ridursi drasticamente.