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di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 6 aprile 2022

Entro giovedì occorre trovare un accordo. Ieri seduta tesa che ha registrato una spaccatura con i renziani che avevano votato sì ai primi due emendamenti dell’articolo 1, cui il governo aveva dato parere contrario.

Passi avanti sui magistrati che entrano in politica e tornano a indagare e giudicare. Passi indietro sulla presunzione d’innocenza. Ma i nodi delle riforme della giustizia sono ancora tutti lì da sciogliere. E alla fine la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha dato un ultimatum: entro giovedì occorre trovare un accordo. È questo l’esito del vertice di maggioranza che si è tenuto ieri, primo giorno di votazione in commissione giustizia. Una seduta tesa che ha registrato una spaccatura con i renziani che avevano votato sì ai primi due emendamenti dell’articolo 1, cui il governo aveva dato parere contrario.

Schermaglie. Il cuore rovente della questione si è affrontato nel vertice: l’elezione del Csm, la responsabilità civile diretta dei magistrati e la separazione delle funzioni di giudici e pubblici ministeri. Con Forza Italia, Lega e Italia Viva che non vogliono accogliere l’invito della ministra a togliere dal tavolo la richiesta di scegliere i candidati al Csm per sorteggio, sia pur temperato, e di far rispondere di responsabilità civile diretta i magistrati. Sulle “porte girevoli” si era giunti quasi a un accordo sulla proposta del ministro che metterebbe fuori ruolo i magistrati eletti e quelli che assumono incarichi di governo. Mentre fermerebbe solo per un anno (con il divieto per tre anni di assumere incarichi direttivi o semidirettivi) capi di gabinetto, capi degli uffici legislativi e altri incarichi assunti dai consiglieri di Stato.

Ma la discussione si è accesa quando Enrico Costa, di Azione, ha chiesto il ritiro dell’emendamento Bazoli (Pd) che cancella le norme disciplinari sui magistrati che non rispettano il decreto sulla presunzione di innocenza. I cinque Stelle si sono opposti. La discussione è deflagrata. “È ridicolo pensare che l’ostacolo sia quell’emendamento” dice Bazoli al Corriere. E punta il dito contro FI, Lega e Iv: “Siamo disponibili a ritirarlo ma non vogliamo un disarmo unilaterale”. Rinvio a giovedì. Cartabia tornerà a minacciare un’arma: la fiducia.