di Dario del Porto
La Repubblica, 27 febbraio 2024
Il procuratore di Napoli: “Sono espedienti che non hanno nulla a che vedere con le garanzie”. Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri critica ancora i progetti di riforma della giustizia penale al vaglio del governo: “Tante riforme inutili che servono solo a rallentare il processo penale. Sono espedienti che non hanno nulla a che vedere con le garanzie. Si stanno facendo modifiche che servono a non pensare minimamente alla garanzia delle parti offese”, dice Gratteri in apertura della conferenza stampa indetta per illustrare i dettagli dell’inchiesta su un giro di riciclaggio internazionale di oltre 2,6 miliardi di lire.
“Un pezzo di finanziaria”, lo definisce Gratteri che elogia il lavoro dei magistrati e degli investigatori della finanza. E sottolinea: “L’organizzazione agiva come un servizio segreto, con una tecnologia a difesa di fabbricazione israeliana di cui non dispone neppure una polizia media. Se oggi fosse entrato in vigore il disegno di legge che fa passare nel potere del giudice invece che del pm la possibilità di sequestrare i telefonini, non avremmo potuto portare a compimento la parte finale di indagine. Stanotte abbiamo sequestrato centinaia di telefonini”.
Quella di oggi è la prima conferenza stampa da quando Gratteri è a Napoli. “La gente deve sapere, ha diritto ad essere informata su ciò che accade sul suo territorio, per fare delle scelte di campo. Per scegliere se fidarsi o meno. Se i commercianti, gli usurati, gli estorti, non sanno quello che siamo capaci di fare, qual è la nostra affidabilità, non sanno se denunciare. Per questo è importante informare, naturalmente nei limiti della riforma Cartabia che ha reso difficile fare informazione, ma questo è colpa anche dei giornali e dei loro proprietari che non hanno fatto sentire la loro voce, salvo poi fare lacrime di coccodrillo. La legge Cartabia vieta di fare i nomi dei magistrati che hanno fatto le indagini”, ricorda Gratteri, che poi evidenzia: “È riduttivo parlare di paradisi fiscali, bisogna ragionare sui paradisi normativi”.









