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di Valentina Maglione

Il Sole 24 Ore, 14 ottobre 2025

L’anno scorso sono state proposte 80 azioni. Su 90 decisioni della sezione disciplinare del Csm, 24 sono condanne. La riforma costituzionale sceglie di separare l’autogoverno della magistratura dalla funzione disciplinare: se il primo resta in capo ai due Consigli superiori della magistratura - giudicante e requirente - per la seconda la proposta è di attribuirla alla nuova Alta Corte disciplinare. La disciplina del nuovo organo è contenuta nel testo (riscritto) dell’articolo 105 della Costituzione. In base a questo, l’Alta Corte sarà composta da 15 giudici, in carica per quattro anni.

Sei saranno laici: tre dovranno essere nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esercizio; e tre saranno estratti a sorte da un elenco di persone con gli stessi requisiti, compilato dal Parlamento in seduta comune entro sei mesi dal suo insediamento.

Gli altri nove componenti saranno magistrati, sei giudicanti e tre requirenti. La riforma prevede che siano estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie che però abbiano alle spalle almeno 20 anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità. Il presidente dell’Alta Corte dovrà essere eletto tra i componenti laici. Sarà garantito il doppio grado di giudizio: le sentenze di primo grado emesse dall’Alta Corte potranno essere impugnate, anche per motivi di merito, di fronte alla stessa Alta Corte, che giudicherà con una composizione diversa. Anche qui, la riforma si affida alla legge ordinaria per l’attuazione: in particolare, per determinare illeciti disciplinari e sanzioni e regolare il procedimento disciplinare e il funzionamento dell’Alta Corte.

Si tratta di un sistema che segna una cesura rispetto a quello attuale. Oggi, infatti, l’azione disciplinare può essere promossa dal procuratore generale della Cassazione o dal ministro della Giustizia e a decidere è la sezione disciplinare del Csm. In base agli ultimi dati diffusi con la relazione del Procuratore generale della Cassazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel 2024 sono state proposte 80 azioni disciplinari, di cui 27 dal ministro e 53 dal procuratore generale. Le decisioni della sezione disciplinare del Csm sono state 90: 24 procedimenti si sono chiusi con la condanna del magistrato, 28 con l’assoluzione e i restanti con provvedimenti di non luogo a procedere o non doversi procedere.