di Alessandro Bozzano
trucioli.it, 10 agosto 2025
Sentire più campane può essere utile. A leggere i quotidiani filo governativi (tre ha anno come editore un parlamentare della Lega con vasti interessi in cliniche private convenzionate con le Asl), a seguire telegiornali e approfondimenti delle Tv berlusconiane il giudizio è tranciante. In aiuto ora ci sono pure le televisioni di Stato. Ovvero la riforma della giustizia è sempre stata invocata dal padre nobile Silvio Berlusconi, è necessaria per snellire i processi e le inchieste, la separazione della carriera tra magistrati inquirenti (PM) e giudicanti è una garanzia per il cittadino. Diciamo solo che in Italia il 25 % e anche meno dei cittadini sono seguono con attenzione le problematiche della giustizia viste da destra, da sinistra, dalla magistratura, dagli avvocati, dagli operatori di giustizia e dai loro rappresentanti sindacali.
Piccolo particolare ma diffuso. Quante volte abbiamo sentito dire da amici, conoscenti, parenti, nei bar, in strada, nei comizi: “Le forze dell’ordine li arrestano, i giudici li liberano il giorno dopo”.
Ebbene. Primo: le leggi non le fanno i giudici ma applicano quelle che sono approvate da deputati e senatori a maggioranza. Secondo: molto più banale, ma non meno reale e plateale. Da 30-40 anni leggiamo, ascoltiamo, che le carceri sono super affollate, ben oltre la capienza. Cinque, sei detenuti laddove ne sono previsti tre. Negli ultimi anni c’è un vertiginoso aumento di tentati suicidi e suicidi, rivolte, aggressioni, stupri tra gli stessi detenuti maschi, incendi, devastazioni, impegno oltre ogni limite umano della Polizia penitenziaria.
La pianta organica prevede 34.162 agenti, mentre quelli effettivamente in servizio sono 30.964. Questa differenza corrisponde alla carenza del 16%. Il 30 giugno 2025, in Italia, si contavano 62.728 detenuti, a fronte di 46.730 posti disponibili negli istituti penitenziari. Questo significa che il tasso di sovraffollamento è molto elevato, con un numero di detenuti superiore di circa 16.000 unità rispetto alla capienza regolamentare.
Ebbene i media non lo scrivono, ma capita sempre più spesso che il giudice si trova di fronte all’impossibilità di incarcerare un arrestato per reati non gravissimi, o gravi (vedi furti, violenza a pubblico ufficiale, scippi, risse con feriti, danneggiamenti, lesioni gravi) perché in carcere non c’è posto. Tanto per non andare lontano la situazione in Liguria è al limite della civiltà, aggiungiamo decenza. La provincia di Savona è l’unica in Italia senza carcere perché quello ufficialmente chiamato Carcere Sant’Agostino è stato chiuso nel 2016, dopo essere stato in funzione per oltre due secoli.
Motivo della chiusura invocata a furor di popolo le condizioni igieniche ed ambientale, sia per i detenuti, sia per le guardie carcerarie, oltre ai limiti strutturali di sicurezza. La Liguria, la provincia di Savona, hanno sottosegretari di Stato, parlamentari, assessori regionali, politici professionisti o meno che a seguire i loro post giornalieri su Facebook sono super impegnati, da mattino a sera, cene incluse, per questa o quelle inaugurazione o appuntamento, feste patronali.
Provate a cercare, con nomi e cognomi, via internet quante volte si sono occupati del nuovo carcere a Savona o in Val Bormida. Prima era tutta colpa del ministero e del governo di centro sinistra, ora che la destra al governo la colpa è della burocrazia. Poi ci si chiede perché sempre più cittadini disertano le urne e cresce la sfiducia verso i cosiddetti politici di casa nostra, regionali e nazionali.











