di Liana Milella
La Repubblica, 11 luglio 2021
Magistratura democratica: "Serve l'amnistia per i piccoli reati". Il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia: "Non vorremmo che si mandassero al macero un gran numero di processi". Non la pensano come Davigo. Per loro la riforma Cartabia non sarà un'amnistia.
Ma tra le toghe rosse, riunite a congresso a Firenze, c'è chi pensa che solo una vera amnistia per i piccoli reati sgombrerebbe le corti d'Appello, specie la dozzina più intasata, ed eviterebbe un regalo ai colletti bianchi corrotti. Ma non è una platea anti-Cartabia quella di Magistratura democratica. Tutt'altro. Lei ha dato forfait solo per via dei suoi impegni. Sulla sua riforma si raccolgono ombre, ma non stroncature, e pure giudizi positivi. Nonché l'invito a osare di più, come la stretta ai ricorsi in Appello.
Ma l'applausometro conta. E certo ha ricevuto consensi il giudice di Torino Andrea Natale quando ha detto che "per non far partire il nuovo processo con un fardello che rischierebbe di comprometterne l'efficacia, suggerisco di prendere in seria considerazione una parola scomparsa dal dibattito pubblico. La dico sottovoce: amnistia. Perché un'altra storia possa iniziare da qui. Per davvero".
Proprio così. Amnistia. E il segretario in pectore di Md, il pm di Reggio Calabria Stefano Musolino, dimensiona il possibile passo: "Il futuro sistema della prescrizione è ragionevole, anche se si può discutere sulla capacità di alcune corti di Appello di smaltire i processi. Un'amnistia per reati con pena edittale bassa potrebbe essere utile". Liberarsi dei vecchi processi "aiuterebbe a rispettare i nuovi tempi e a evitare l'effetto dell'amnistia paventata da Davigo".
L'invito fa riflettere. E basta sentire a Firenze il giudizio del presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia: "Non do voti alla politica, ma non vorremmo che la riforma mandasse al macero un numero elevato di processi perché gli uffici non riescono a tenere il passo. Alcune corti di Appello hanno carichi di lavoro tali da poter affrontare una riforma che impone tempi stringenti per il giudizio. Altre no, e non sono poche". Per questo, tra le voci critiche, ecco quella di Nello Rossi, il direttore della rivista di Md Questione giustizia: "La commissione Lattanzi aveva giustamente suggerito significative limitazioni degli Appelli dei pm, delle parti civili e degli stessi imputati per ridurne il numero e accelerare i tempi dei processi. Tornare indietro sarebbe un grave errore. Corti di Appello sovraccariche stenterebbero a rispettare i termini previsti per i giudizi a pena di improcedibilità".
Ma chi, come Ezia Maccora, vice presidente aggiunta dei gip di Milano, valuta ogni giorno il lavoro dei pm, vede aspetti positivi nella riforma. Perché "ci sono passi seri per un processo penale contenuto in tempi ragionevoli". Maccora apprezza "l'investimento sulla funzione del gup quale filtro su ciò che deve sfociare al dibattimento, l'ampliamento dei riti alternativi, su cui forse il legislatore poteva osare di più perché già oggi in alcune realtà davanti a lui si definisce fino al 70% dei procedimenti". Ok di Maccora anche sul maggior ricorso alla messa alla prova e alla non punibilità per fatti di lieve entità, nonché sulla giustizia riparativa. Insomma "una nuova visione del processo che la cultura giuridica richiedeva da tempo".











