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di Rosaria Amato

 

La Repubblica, 9 gennaio 2020

 

Con l'addio al secondo grado di giudizio più facile un ruolo forte della Corte dei conti. Cinque progetti di legge e due commissioni parlamentari al lavoro per la riforma della giustizia tributaria. Una quadra difficile da trovare soprattutto da quando nel dibattito è entrato il presidente del Consiglio Conte, annunciando prima nel discorso di fine anno e poi nell'intervista a Repubblica del 6 gennaio che la giustizia tributaria "va ridotta a soli due gradi di giudizio". L'affermazione è contestata da magistrati, avvocati e commercialisti, che, senza negare le ragioni della riforma (la revisione dell'attuale sistema sarebbe dovuta avvenire a 5 anni dall'entrata in vigore della Costituzione) rivendicano il diritto del cittadino ad avere un giudice imparziale e due gradi di giudizio di merito.

E nelle parole di Conte leggono un assist alla Corte dei conti, che in un comunicato del 24 ottobre si candidava come giudice per la "salvaguardia degli interessi dell'Erario e del Fisco". "La riforma deve essere gestita nell'ambito del giusto processo - dice Daniela Gobbi, presidente dell'Associazione Magistrati Tributari. Non è chiaro se si vuole abrogare il secondo grado di merito, che costituisce un importante filtro per la Cassazione: l'80% delle cause si fermano lì.

In questo modo si intaserebbe la Cassazione, prolungando i tempi della giustizia. Oppure se si vuole trasferire la competenza alla Corte dei conti: ma la materia tributaria non è materia contabile, ci sono in gioco diritti fondamentali, il giudice deve valutare le questioni di diritto nella loro interezza".

Forte anche di un andamento decrescente dell'arretrato negli ultimi sette anni (i ricorsi pendenti sono scesi dagli oltre 720 mila del 2011 ai 373.685 di fine 2018), l'Amt ha scritto a Conte per chiedere un incontro. Contro le affermazioni del premier anche l'Uncat (l'associazione degli avvocati tributaristi), e il Consiglio nazionale dei commercialisti. "Si tratta di un grado di giudizio assolutamente necessario nell'ambito della giurisdizione tributaria", dice il presidente del Consiglio Nazionale dei commercialisti Massimo Miani, sottolineando che l'abrogazione "si risolverebbe in un unicum nel nostro sistema processuale, oltre a limitare, del tutto ingiustificatamente, il diritto di difesa dei contribuenti".

La Corte dei conti non si esprime. Ma l'Associazione Magistrati della Corte dei conti sì, contestando "talune affermazioni tese a etichettare la Corte quale garante dell'Erario anziché del contribuente": "Siamo garanti solo ed esclusivamente della corretta applicazione della legge", rivendica il presidente dell'Associazione, Luigi Caso, ricordando che la Corte svolge già funzioni a tutela del cittadino, come nel giudizio sulle pensioni.

Neanche al Senato, dove le commissioni Finanze e Giustizia sono al lavoro per unificare i 5 progetti di legge (4 già depositati, ai quali, a breve, si aggiungerà quello del M5S), hanno preso bene la sortita di Conte: "Bisogna rispettare l'autonomia del Parlamento: siamo in una fase di costruzione e di ascolto, poi ci sarà la redazione di un testo unificato che cercherà di mettere insieme le istanze principali", dice Andrea Ostellari (Lega), presidente della commissione Giustizia. "La riforma deve portare con sé certezza del diritto, dei tempi, delle competenze - dice Luciano D'Alfonso, capogruppo Pd in commissione Finanze. Fondamentale sarà disporre anche per il processo tributario di una magistratura "dedicata" riconosciuta come tale".