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di Valentina Pigliautile

Il Messaggero, 28 ottobre 2025

Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, giovedì il via libera finale alla separazione delle carriere. La riforma darà davvero maggiore autonomia alla magistratura? “La riforma è di vitale interesse per rendere l’Italia un paese normale e in linea con gli altri stati europei, che hanno fatto proprio il rito accusatorio e prevedono, infatti, carriere separate tra chi accusa e chi giudica”.

La riforma Cartabia, attualmente in vigore, prevede un solo cambio in corso di carriera per i magistrati. Questo non incide già sulle correnti?

“Chi lo dice è o ignorante o fa finta di non conoscere la norma. Il problema non è il cambio di ruoli, ormai impossibile dopo i primi nove anni di carriera, ma l’intreccio perverso che, nell’unico Csm nominato attraverso le correnti, porta allo scambio di favori. Questo è ciò che inquina il sistema giustizia in Italia”.

Quindi chi parla del rischio che i pm siano maggiormente esposti al potere esecutivo sbaglia?

“Anche qui, chi lo dice è in perfetta malafede e non ha letto il nuovo articolo 104 della Costituzione, che recita: “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composto da magistrati della carriera requirente e giudicante”“.

Due Csm distinti, uno per i giudici e uno per i pm, non si portano dietro anche più burocrazia e minor efficienza?

“Il tema dell’efficienza non centra nulla con la materia referendaria, si affronta con altre norme di cui in parte il ministro Nordio si sta occupando e si è occupato in passato. E poi nulla vieta che l’attuale burocrazia venga divisa, spartendo anche il personale. Non mi pare questo il problema. Qui è una questione di applicare la normativa europea anche in Italia”.

L’Alta corte, chiamata a svolgere compiti disciplinari, sarà invece composta sia da magistrati requirenti che da giudicanti. Non è un controsenso?

“No assolutamente, anche se, per quanto mi riguarda, ho proposto una doppia Alta Corte quando sono stato audito alla Camera. C’è anche da dire che ad oggi questo organismo, chiamato a occuparsi di provvedimenti disciplinari, non esiste e noi non l’abbiamo mai sperimentato. Non mi sembra un elemento decisivo”.

Il segretario dell’Anm, Cesare Parodi, ha preannunciato una battaglia “a difesa di valori costituzionali nei quali crediamo e che questa riforma altera”. La riforma rema contro la Costituzione?

“Finora - ad esempio citando l’articolo 104 - io ho parlato di valori costituzionali. Non capisco di quali valori parli Parodi, ce li dica. Più che fare affermazioni generaliste, parliamo di norme e di quello che c’è scritto nella riforma: su quello siamo pronti al confronto. Ma aggiungo anche un altro punto”.

Prego...

“Mi sembra strano che l’Anm, che è un sindacato, si costituisca come controparte del Parlamento. Questa non è una riforma del governo, ma del Parlamento, che l’ha approvata anche con l’appoggio di alcuni partiti di opposizione”.

Nei prossimi giorni, alla Camera, la Fondazione Einaudi lancerà il Comitato per il Sì alla riforma, presieduto da Gian Domenico Caiazza. Come imposterete la campagna per il referendum?

“Sulla logica della verità. Controbatteremo una serie di falsità e lo faremo perché non dobbiamo difendere nessun potere, dobbiamo dire le cose esattamente come stanno”.

Anche Marina Berlusconi si è schierata a favore della riforma. Ha apprezzato le sue parole?

“Ho apprezzato quelle parole di Marina Berlusconi. Spero che le reti che fanno capo a Mediaset la finiscano con le trasmissioni “urlate” e comincino ad avere un approccio ragionato alla questione. In questi trent’anni abbiamo avuto tifosi per curve contrapposte e non funziona così”.

Quando parla di trasmissioni urlate intende i talk?

“Esattamente...”

Teme che siano controproducenti?

“Sì, proprio così. Io spero che il governo faccia un passo indietro e lasci fare campagna per il sì, non agli addetti ai lavori, ma ai cittadini. Non sarà un referendum pro o contro il governo, ma per chi vuole che dopo trent’anni dal caso Tortora si arrivi a una giustizia giusta, che tanto ha invocato Marco Pannella”.

Oltre all’Anm, anche i principali partiti scenderanno in campo con dei propri comitati. Questo non è un problema?

“I comitati sono previsti dalla Costituzione. Secondo me, i partiti che vogliono farli, sbagliano, ma ognuno - sia partiti che Anm - sono liberi di sostenere le proprie tesi con serenità. Ognuno si misurerà con la qualità del proprio comitato: il nostro sarà costituito da intellettuali di area liberale. Ma non mi si venga a dire che questa riforma manda in crisi la democrazia o è un colpo di stato”.