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di Luigi Labruna

La Repubblica, 27 maggio 2024

Non c’era nessuno a riceverlo a Napoli. Né un pomposo ministro, né un sottosegretario. E al suo domicilio non è andato nessun “democratico” addetto a parlare di diritti violati in tv. È mancato persino l’alto monito alla magistratura a “recuperare la fiducia dei cittadini”. Nessuno lo ha candidato. Vicende inquietanti come la sua in Italia sono talmente normali e frequenti da non interessare nessuno se non coinvolgono avversari o non sono scabrosi. Cose estranee al caso iniziato nel 1993 (31 anni fa) quando il professore Mario Como, di Ingegneria della Federico II, diede - con gli altri due membri della III commissione del Consiglio superiore dei lavori pubblici (Cslp) - parere favorevole al progetto di costruzione del “faro dei piloti” del porto di Genova, abbattuto nel 2013 dall’impatto col molo della Jolly Nero. Ci furono nove morti e, nel processo che seguì, pesanti condanne a staff della nave, armatore, ecc. Nel 2016 si aprì un processo bis con imputati, tra gli altri, per omicidio e crollo colposi, Como e i colleghi del Cslp, condannati nel 2020 a un anno e 6 mesi solo per il crollo.

In appello (marzo 2023) Como e un altro ingegnere sono stati assolti con formula piena (il terzo era morto): sentenza confermata dalla Cassazione il 6 maggio scorso. Il professore aveva 59 anni quando espresse il parere “legittimo” che gli ha rovinato la vita: ora di anni ne ha 89 e può considerarsi fortunato. Tanti altri innocenti se la sono vista ben peggio.

Repubblica del 22 scorso ricorda che in Italia “i casi di ingiusta detenzione e di errori giudiziari sono moltissimi”: in media “951 all’anno”. E cita il caso Zuncheddu: “33 anni passai in carcere da condannato all’ergastolo; assolto nel 2024 nel processo per revisione”. Dario Del Porto ha illustrato poi il caso dei fratelli Diana di Caserta, “eroi dell’anticamorra” spinti nel 2019 nel pozzo oscuro di un’imputazione per “concorso esterno in associazione mafiosa”: rovinati e poi assolti “perché il fatto non sussiste”.

È giustizia questa? È giustizia “da non riformare”? Chiedere riforme drastiche - che inizino almeno col porre accusa e difesa in condizione di “vera” parità rispetto al giudice - è “stare con la destra” e non “con la sinistra”? No. È solo stare con la democrazia, i diritti violati, la costituzione.