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di Claudio Castelli

Il Sole 24 Ore, 12 agosto 2025

Con il Pnrr giustizia ci siamo presi impegni estremamente ambiziosi di digitalizzazione, riduzione dei tempi processuali ed eliminazione dell’arretrato civile. Mentre per il raggiungimento di alcuni di questi (il Dt penale e l’arretrato) siamo prossimi all’obiettivo, quello di riduzione del 40% dei tempi civili (il Dt) è lontano e oggi sembra irrealistico: ala. dicembre 2024 eravamo arrivati ad una diminuzione del 20,1% e il dato sulle pendenze del I trimestre 2025 non è incoraggiante (solo - 0,4 per cento). Un intervento di Ministero e governo era quindi atteso, specie dopo che il C.S.M. era stato sollecitato ed aveva avanzato una serie di proposte ed idee.

Il 4 agosto è stato approvato un D.L. che, al di là della propaganda, è per certi versi deludente e per altri pericoloso. Senza per questo trascurare le misure positive e condivisibili come l’estensione dell’utilizzo dei Giudici onorari di pace nei Tribunali, la proroga della permanenza dei giudici ausiliari nelle Corti di Appello e l’aumento di organico della magistratura di sorveglianza di 58 unità. Per arrivare ad una diminuzione del Dt al 40% in pochi mesi avremmo bisogno di un calo delle pendenze o di un aumento delle definizioni di circa 200.000 procedimenti. Per fare questo bisogna pensare ad interventi immediati di abbattimento delle pendenze, se possibile ricorrendo a risorse dall’esterno.

Difatti puntare fondamentalmente su applicazioni dagli uffici virtuosi a quelli in difficoltà rischia di risolversi in una partita di giro con guadagni per gli uni e perdite per gli altri. Gli interventi proposti sono limitati ed insufficienti: so magistrati del massimario applicati alle udienze civili della Cassazione, 20 magistrati applicati nelle Corti di Appello “critiche”.

Anche la misura simbolicamente più efficace, che pure presenta moltissime controindicazioni, ovvero l’applicazione da remoto di soci magistrati che continuando ad essere assegnati nei loro uffici di appartenenza, dovrebbero scrivere altre so sentenze civili a testa, porterebbe, se rispettati gli standard, a 25.000 definizioni in più, del tutto insufficienti. Con il risultato, però di aprire una nuova frontiera nel processo civile, in cui concetti come il giudice naturale, la competenza territoriale, l’udienza in presenza, la stessa qualità dei provvedimenti verrebbero superati ed abbandonati per introdurre un insidiosissimo lavoro a cottimo (giustamente appena abbandonato per i giudici di pace).

Ed è ben difficile che poi si torni indietro, come tutta la normativa di emergenza ci insegna. La concessione di poteri straordinari ai capi degli uffici per derogare alle norme e per pigiare sull’acceleratore della produttività rivela una visione organizzativa autoritaria e perdente: sappiamo che l’organizzazione vincente è quella che coinvolge, basata su regole condivise. Né derogare ai carichi esigibili può portare ad un aumento delle definizioni, dato che già oggi questi limiti sono abitualmente superati. La ristrutturazione del tirocinio dei neo magistrati non solo è del tutto irrazionale (8 mesi nelle Corti di Appello civili ed uno solo in Procura), ma è ininfluente ai fini della produttività dell’ufficio.

Del resto il tirocinio, come dice la parola stessa, serve per formare e preparare alle funzioni giudiziarie, non per dare ausilio agli uffici giudiziari. Sorprende poi che non si adottino gli interventi più efficaci suggeriti dal CSM: non una parola sulla sorte degli oltre 8.000 funzionari UPP (su cui le promesse di stabilizzazione sono sempre più lontane), nessun ricorso a magistrati civili in pensione e la rinuncia ad intervenire sui procedimenti tributari ed in tema di cittadinanza e protezione internazionale che da soli potevano ridurre di oltre 100.000 procedimenti le pendenze, dando una fortissima spinta alla riduzione del Dt.

Le presenti sono quindi misure pacificamente insufficienti che più che coinvolgere e responsabilizzare sembrano voler spostare la responsabilità da un Ministero finora in larga parte inerte sul Pnrr agli uffici giudiziari. Ci vuole più responsabilità e più coraggio con un’ottica di coinvolgimento e di sinergia e c’è da augurarsi che in sede di conversione ci si renda conto di limiti e pericoli. È evidente che in un momento in cui la magistratura viene costantemente delegittimata, questo è particolarmente difficile. Ma questa sarebbe la necessità per raggiungere obiettivi cardine per il nostro Paese e che rappresenterebbero un fortissimo miglioramento del funzionamento della giustizia.