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di Riccardo Noury

Corriere della Sera, 9 settembre 2022

L’immagine del corpo senza vita di Bashar Abdel-Saud, il rifugiato siriano torturato a morte alcuni giorni fa da agenti dei servizi per la sicurezza dello stato del Libano, è straziante: un cadavere pieno di ematomi e ferite da taglio.

Abdel-Saud, 30 anni, padre di tre figli di cui uno nato da appena un mese, aveva disertato dall’esercito siriano otto anni fa e si era rifugiato in Libano. Lavorava come facchino e viveva nel campo profughi palestinese di Sabra e Shatila, alla periferia di Beirut.

Lì, nella sua abitazione, era stato arrestato l’ultimo giorno di agosto, senza alcun mandato di cattura. Il 3 settembre la famiglia ha ricevuto una telefonata nella quale le veniva chiesto di ritirare il cadavere del congiunto presso il quartier generale dei servizi nella città di Tebneen, nel Libano meridionale.

Dopo lo scandalo suscitato dalla diffusione delle immagini del corpo seviziato di Abdel-Saud, i servizi per la sicurezza dello stato si sono affrettati a diffondere una bizzarra dichiarazione secondo la quale l’uomo era stato arrestato per il possesso di una banconota falsa e per il possesso di Captagon (una droga) e che in seguito aveva confessato di far parte dello Stato islamico.

L’indagine è stata affidata alla procura militare e cinque funzionari dei servizi di sicurezza sono stati arrestati e sottoposti ai primi interrogatori. Ma il rischio che finisca in un nulla di fatto è elevato. Sono rimaste impunite le torture nei confronti di altri 26 rifugiati siriani, tra cui quattro minorenni, lungo un arco di tempo dal 2014 al 2021. Ed è rimasta impunita la tortura subita dall’attore Ziad Itani, accusato ingiustamente di essere una spia israeliana.

In Libano, dal 2017, è in vigore la legge contro la tortura. Ma fino a quando le indagini saranno condotte dai tribunali militari - in violazione delle norme internazionali, secondo le quali personale militare può essere processato in corte marziale solo nei casi di violazione della disciplina militare - non c’è speranza che verrà applicata.