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di Benedetta Marchetti

triesteallnews.it, 28 novembre 2025

Le strutture carcerarie italiane sono notoriamente segnate da criticità storiche: sovraffollamento, infrastrutture obsolete e carenze nei percorsi trattamentali instaurano in molti casi un clima di disagio e tensione, che investe tanto i detenuti quanto il personale. Una situazione d’instabilità diffusa, che frequentemente degenera in episodi violenti o, nei casi peggiori, in tragedie quali suicidi e rivolte. Preoccupanti i dati emersi dal rapporto “Space I” del Consiglio d’Europa: nel 2024, la popolazione carceraria italiana è cresciuta del 7,8%, per una media di 118 detenuti a fronte di 100 posti disponibili. Ma il nostro Paese, oltre a registrare un tasso di crescita dei detenuti tra i più elevati in Europa, deve rendere conto di un altro allarmante fenomeno: l’incremento dei suicidi in carcere.

Secondo i dati raccolti da Antigone, nel 2024 si sono verificati almeno 91 casi di suicidi all’interno dei penitenziari, per una media di 14,8 casi ogni 10 mila persone detenute: tra gennaio e maggio 2025, almeno 33 carcerati hanno compiuto l’estremo gesto. Un quadro particolarmente critico, considerando che il 30,3% dei detenuti nelle carceri italiane devono scontare condanne superiori ai dieci anni, mentre per un altro 30% la pena detentiva varia dai cinque ai dieci. Anni interminabili, vissuti in condizioni spesso denunciate come inumane e degradanti: è in questo contesto che si individua l’urgenza di un sostanziale ripensamento della realtà carceraria.

Da tali premesse nasce un docufilm, intitolato “Riguarda tutti noi”, pensato per mettere in luce e rendere tangibile la realtà delle carceri, andando oltre stereotipi e stigmatizzazioni e, contestualmente, riflettendo sul tema della giustizia e della responsabilità sociale. In particolare, “Riguarda tutti noi” di Giovanni Panozzo è nato da un’idea di Emilia Colella e Laura Pacini, ed è stato realizzato dall’associazione DOC - Docenti per l’Istruzione in Carcere APS grazie al contributo straordinario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Comune di Trieste, il Provveditorato Regionale per il Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, La Casa Circondariale “Ernesto Mari” di Trieste e il Tribunale di Sorveglianza di Trieste.

Il film racconta in particolare i percorsi di istruzione e formazione che si svolgono all’interno della Circondariale di Trieste “Ernesto Mari”: le voci protagoniste sono quelle dei detenuti, dei docenti e degli operatori che s’impegnano quotidianamente per promuovere, attraverso il valore dell’istruzione, il reinserimento sociale e lavorativo di chi vive “dietro le sbarre”. Sono tante le iniziative portate avanti nell’ambito di questo progetto: dal laboratorio “Slow Gusto: tecniche di cucina marinara”, condotto da Umberto Zerbo e Antonia Didonè, al corso di serigrafia a cura della Cooperativa Centro Solidarietà Giovani “Giovanni Micesio” di Udine, dal corso di yoga della docente Anna Ciconali al corso di fumetto curato dal CPIA (Centro Provinciale Istruzione Adulti di Trieste) assieme al docente Federico Fumolo.

Si citano inoltre il laboratorio di Manutenzione di interni e il corso di Sala e Bancone, entrambi coordinati da IAL Trieste, nonché il Corso di scrittura creativa a cura della Cooperativa Basaglia. Rilevante anche il progetto “Oltre le sbarre, sotto la sabbia”, realizzato dallo psicopedagogista Stefano Bertolo, che ha coinvolto le detenute del Coroneo in un percorso riguardante le possibilità di narrazione dell’”Antigone” di Sofocle.

Il docufilm non manca di dar voce anche a coloro che, da dietro le quinte, si adoperano per costruire, grazie all’istruzione in carcere, un ponte fra il “dentro” e il “fuori”: la Presidente di DOC Emilia Colella, insieme agli interventi puntuali di altre voci autorevoli, tra cui quelle di Mitja Gialuz (Presidente della Barcolana e professore ordinario di Diritto processuale penale dell’Università di Genova) e Patrizio Bianchi (ex Ministro dell’Istruzione e già rettore dell’Università di Ferrara). “Tra gli obiettivi che ci siamo prefissati con la creazione di questo docufilm c’è quello di sensibilizzare non solo la società civile, ma anche le Istituzioni competenti affinché si possa costruire un vero asse dell’istruzione carceraria, in grado di riconoscere una specificità professionale al docente che lavora in carcere”, ha dichiarato la Presidente di DOC. “Il docente carcerario non può più essere considerato un semplice ospite nel sistema penitenziario, ma deve diventare un ponte stabile tra il carcere e il mondo esterno.” Insomma, il messaggio promosso da “Riguarda tutti noi” è chiaro: “Se l’istruzione fallisce o non arriva in quei luoghi chiusi e totalizzanti, a pagare non è solo chi sta dentro. A pagare siamo tutti noi”.

Il docufilm verrà presentato mercoledì 10 e 17 dicembre alle 9.30, presso la sala Luttazzi del Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste: a coordinare l’evento sarà DOC - Docenti per l’Istruzione in Carcere APS, associazione formata da docenti e operatori che lavorano nei contesti detentivi. Inoltre, numerosi ospiti ed esperti che hanno preso parte al progetto saranno presenti ai due incontri: l’obiettivo è quello di valorizzare, insieme alle scuole del territorio, l’importanza dell’istruzione come strumento di rinascita sociale. Proprio per questo, durante i dei due incontri in Sala Luttazzi ci si rivolgerà ampiamente anche agli studenti, al personale docente e, più in generale, a chi opera all’interno degli istituti scolastici. I due appuntamenti si inseriscono nella rassegna “Una Luce Sempre Accesa” promossa e organizzata dal Comune di Trieste, e la partecipazione è gratuita.