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di Ivan Innocenti*

Ristretti Orizzonti, 21 luglio 2024

Sono 170 le persone detenute nella Casa circondariale riminese. Il dato è di giovedì 18 luglio rilevato dal Garante Regionale Roberto Cavalieri. Sono 118 i posti regolamentari. C’è sovraffollamento del 145%. Il Ministero indica in 165 la capienza tollerabile (che possiamo interpretare come “tortura tollerabile”, si traduce in 3 metri quadri a detenuto per non incorrere nella sentenza Torreggiani, in tema di violazione dei diritti umani). Siamo oltre al tollerabile, la spia rossa si accende e si interviene per sfollare il carcere. Dove è finita questa spia rossa? Si è fulminata come l’umanità residua della nostra comunità?

Le parole del Garante Regionale sono ferite. Descrive un grado di sofferenza intollerabile. Dei sei detenuti con cui ha avuto colloquio giovedì ben due hanno dichiarato una situazione insopportabile e il pensiero ricorrente di farla finita con il suicidio.

Il nostro carcere già con una capienza regolamentare di 118 persone è giudicato da AUSL Romagna a rischio salute e dal Magistrato di sorveglianza violare la dignità dei detenuti causa trattamenti inumani e degradanti. Se desideriamo il campo di concentramento cittadino con 170 detenuti ristretti siamo sulla buona strada, mentre la Corte di Giustizia Europea ritiene la cosa già raggiunta.

Cosa aspettiamo? Nuovamente la disperazione di Aziz che ad agosto di due anni fa si tolse la vita nell’istituto riminese? Poi ci assolveremo nuovamente con le parole del nostro Assessore Kristian Gianfreda che all’epoca dichiarò: “La sua era, purtroppo, una situazione particolare, che non mi sento, però, di legare a quella della vita in carcere”. Disagio psichiatrico, sovraffollamento e degrado umano non devono essere patrimonio del carcere.

Come dobbiamo poi giudicare l’attività del Garante delle persone private della libertà del Comune di Rimini Avv. Galavotti? Il regolamento riminese prevede una relazione da sottoporre al Consiglio comunale e alla comunità ogni sei mesi. Ne sono passati oltre 16 dalla sua nomina e non ne abbiamo ricevuta alcuna. Ogni giorno di ritardo della relazione è un atto di omissione della conoscenza della realtà del supplizio del carcere riminese. Il Garante con la sua omissione non onora la funzione di cui si è preso onere e l’Amministrazione non dovrebbe essere indifferente e avvallare questa omissione.

È necessario che il Sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad si faccia promotore, coinvolgendo anche i Consiglieri regionali del territorio, di una visita nell’istituto. Che attivi le sue prerogative in tema di salute pubblica e con AUSL Romagna termini questa grave situazione di disperazione a duemila metri dalla costa festante riminese.

Va poi intrapreso un tavolo politico che veda la partecipazione dei diversi attori eletti dalla comunità a livello comunale, regionale, e nazionale per definire una strategia comune per portare a soluzione questa vergognosa situazione che pesa sulla nostra comunità. Parte di questo lavoro è stato già fatto e si sono raccolte disponibilità.

Ricordo che sono oltre 56 le persone che dall’inizio dell’anno hanno deciso di evadere da questa situazione carceraria italiana seguendo l’esempio del detenuto riminese Aziz. Suicidandosi.

Un invito poi ad aderire alla Campagna nazionale del Partito Radicale rivolta a detenuti, familiari e avvocati per denunce di massa al Ministro di Giustizia e al Magistrato di sorveglianza e richiesta di grazia al Presidente della Repubblica. Campagna rivolta anche ai Sindacati della Polizia penitenziaria per le condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare e ai Magistrati di sorveglianza per la mole di lavoro accumulata a cui è tecnicamente impossibile dare risposta. Rimini possiede tutti questi tristi requisiti. È dovere della nostra comunità emanciparsi ed emancipare la Casa circondariale da questa situazione.

*Consiglio Generale Partito Radicale