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di Francesco Zuppiroli

Il Resto del Carlino, 5 settembre 2025

Alla casa circondariale sono recluse 176 persone a fronte di una capienza tollerabile di 165. La direttrice Palma Mercurio: “Scenario aggravato da un’estate tra le più complesse degli ultimi anni”. C’è un numero per ogni carcere. Un numero che indica la capienza tollerabile della casa circondariale in relazione ai limiti di spazio a disposizione per detenuto, scolpiti nei loro parametri dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo. Un numero che per la casa circondariale di via Santa Cristina a Rimini è fissato a 165, a fronte di una capienza ordinaria, invece, di 118 detenuti. Numeri di una vita dietro le sbarre che però, dopo un’estate “molto movimentata” ora scorre per ben 176 persone ristrette nel carcere di Rimini. Un numero che straccia i paletti fissati e quindi “ben al di sopra della capienza tollerabile”.

Il grido di allarme, che risuona per le celle e i corridoi del carcere ai Casetti, è quello che viene raccolto anche dalla direttrice stessa dell’istituto, Palma Mercurio, che pur senza nascondere la polvere sotto al tappeto rammenta: “La nostra fortuna è quella di poter contare su celle molto grandi, a cui è stato possibile aggiungere anche alcune brandine e che, al momento, ci consentono comunque di rientrare nei limiti fissati dalla Corte europea”. In caso contrario, d’altronde, “sarebbe arrivato un alert”. E invece, “ci ritroviamo in alcuni casi ad accogliere anche alcuni detenuti sfollati da altri istituti penitenziari più grandi, come Bologna, dove la situazione sovraffollamento è persino peggiore”.

A Rimini insomma, “non mettiamo letti in più dove non c’è margine per lo spazio minimo - continua la direttrice Mercurio -, ma facciamo comunque i conti con alcune situazioni di criticità”. A cominciare da “due detenuti gravemente anti-sociali, per i quali non possiamo contare sulla condivisione della cella e ciò si ripercuote a cascata sulla gestione di tutti gli altri spazi rimanenti”. Non solo. “Poiché per questi detenuti abbiamo già chiesto visite psichiatriche urgenti e trasferimento in strutture adeguate, ma l’iter ancora non ci consente di portarli in un luogo diverso. In generale il carcere da tempo richiede una maggiore e più tempestiva assistenza psichiatrica, anche perché stanno aumentando i detenuti per aggravamenti di misura legati al reato di maltrattamenti in famiglia e dei quali viene poi riconosciuta la pericolosità sociale”.

Una situazione in costante mutamento quella vissuta dietro alle sbarre del carcere di Rimini, a maggior ragione al termine di una stagione “che è stata tra le più movimentate da quando dirigo io il carcere - ammette Paola Mercurio -. Per questo è doveroso sottolineare che nonostante il piano ferie, il personale non si è mai tirato indietro nel fare turni anche da 8 ore a fronte delle 6 previste da contratto. Senza fare pesare il fatto che ci troviamo in sottorganico di almeno trenta unità di polizia penitenziaria”. Proprio un’integrazione del personale è quella che è emersa come priorità della lista delle cose da fare stilata durante la visita del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. “Il sottosegretario ci ha promesso a fine ottobre i rinforzi necessari, a fronte di una nostra richiesta di almeno venti nuovi agenti”.

Per alleggerire una pressione che si fa sempre più forte sulla casa circondariale, poi, “abbiamo un flusso di misure alternative concesse dal magistrato di sorveglianza per i detenuti con condanna definitiva che ne possono giovare e che sono una quindicina di media qui da noi - aggiunge la direttrice dell’istituto -. Un percorso di integrazione che funziona grazie alla collaborazione con aziende e catene del territorio, a cui purtroppo però non si aggiungono le strutture alberghiere. Con Federalberghi che, dispiace dirlo, non ha mai preso nessuno dei nostri detenuti in reinserimento a lavorare nelle proprie strutture ricettive”. Dentro alle mura dei Casetti però, la direzione si prepara a un miglioramento della situazione “atteso per ottobre”. Periodo in cui, all’incirca, potrebbero anche iniziare i lavori alla prima sezione “dopo che l’amministrazione centrale di Roma ha bandito in questi giorni l’appalto per la riqualificazione dell’ala del carcere - conclude Mercurio -. Finalmente, anche qui verranno inserite le docce nelle celle e angoli cottura dignitosi. Questo per forza di cose però diminuirà la capienza chiudendo di fatto la sezione per il tempo necessario a compiere i lavori da oltre un milione di euro stanziato”.