di Nunzio Festa
ilponte.com, 29 ottobre 2026
“Il carcere è una città”. L’immagine è di Davide, uno dei detenuti che ci hanno raccontato quanto sia difficile la vita dietro le sbarre. Una città con regole proprie, problemi strutturali, servizi da garantire e persone che, oltre a scontare una pena, devono poter costruire le condizioni per ripartire. Ai Casetti, in via Santa Cristina, la direttrice Palma Mercurio affronta ogni giorno questa complessità. I numeri raccontano una situazione difficile, ma anche un lavoro che coinvolge operatori, volontari, istituzioni e realtà del territorio.
Direttrice Mercurio, partiamo dai numeri...
“In questo momento abbiamo 177 detenuti, mentre la capienza ordinaria dell’istituto è di 118 posti. La capienza tollerabile è di 165 persone: siamo quindi dodici oltre questo limite. Lo scorso fine settimana sono entrate nove persone. A Rimini il turnover è molto forte, soprattutto durante l’estate, quando si verificano numerosi arresti, anche di persone già condannate in via definitiva che arrivano in città per trascorrere le vacanze. Fortunatamente, negli ultimi anni la custodia cautelare viene applicata meno di prima. Oggi circa il 30% dei detenuti è in attesa di giudizio, mentre gli altri hanno una condanna definitiva. Questo ci consente di lavorare sui percorsi di recupero e accompagnare le persone verso il reinserimento”.
Il sovraffollamento è il problema più evidente. Come si può affrontare?
“È una questione complessa, che non si risolve soltanto aumentando i posti disponibili. Occorre lavorare sulle possibilità di accesso alle misure alternative alla detenzione, quando ne ricorrono i presupposti, e sulla semilibertà. A Rimini abbiamo un rapporto importante con le comunità terapeutiche e con le imprese del territorio. Questa collaborazione permette a molti detenuti di uscire prima della fine della pena attraverso misure alternative o di lavorare come semiliberi. Non a caso, la sezione più sovraffollata è proprio quella della semilibertà, ospitata in un’ex scuola elementare concessa dal Comune”.
Per accompagnare questi percorsi servono operatori. Qual è la situazione del personale?
“Abbiamo una forte carenza sia nella Polizia penitenziaria sia nel comparto delle funzioni centrali. Agli agenti mancano una trentina di unità. L’area educativa conta attualmente tre funzionari giuridico-pedagogici. La pianta organica è formalmente completa, ma sottodimensionata rispetto alle attività svolte nell’istituto. A livello nazionale, infatti, il personale viene parametrato al numero dei detenuti e non alla quantità e alla complessità dei percorsi trattamentali. Anche l’area amministrativo-contabile soffre di carenze”.
Quanto conta il contributo del volontariato?
“È fondamentale. Abbiamo circa 95 volontari riminesi che si impegnano dell’organizzazione di attività e momenti di ascolto. Il loro contributo sostiene il lavoro dell’area educativa e aiuta a mantenere un legame tra carcere e società esterna. Hanno anche organizzato uno sportello che mette a disposizione beni di prima necessità per i detenuti senza risorse economiche sufficienti”.
Come avete affrontato in estate l’emergenza caldo?
“La cittadinanza ci ha donato almeno cinquanta ventilatori, che abbiamo distribuito ai detenuti che non avevano la possibilità di acquistarli. Il Comune ha invece realizzato la climatizzazione delle salette di socialità e degli spazi d’attesa per i familiari. Naturalmente la solidarietà non può sostituire gli interventi strutturali necessari, ma permette di rispondere ai bisogni più urgenti”.
Sono previsti lavori per migliorare gli ambienti?
“A breve cominceranno i lavori di ristrutturazione della prima sezione, l’unica del carcere non ancora adeguata al regolamento penitenziario del 2000. Le camere di pernottamento non hanno la doccia al loro interno e i detenuti devono utilizzare cinque docce comuni. L’intervento è importante per migliorare le condizioni di chi vive in quella sezione”.
Quali opportunità di formazione vengono offerte ai detenuti?
“L’istruzione è fondamentale nel percorso trattamentale. Nell’istituto è presente il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti, che offre corsi di alfabetizzazione, scuola secondaria di primo grado e biennio delle superiori. Organizziamo inoltre corsi di formazione professionale attraverso Enaip, che possono sfociare in tirocini formativi. È attivo anche un laboratorio di assemblaggio, destinato a diventare produttivo. L’obiettivo è offrire competenze e strumenti utili per il futuro”.
Arriva il momento di uscire…
“Prestiamo molta attenzione alla dimissione dall’istituto. Lavoriamo con i servizi sociali dei territori in cui le persone saranno accolte, predisponendo progetti di reinserimento anche grazie a specifici fondi europei. E la collaborazione con il Comune è consolidata. Uscire dal carcere non significa automaticamente essere in grado di ricominciare: occorrono riferimenti, possibilità concrete e una rete che accompagni la persona”.









